Considerazioni sui modi di cambiare (a Luca Ricolfi)

Egregio Professore,

il Suo articolo di stamani su La Stampa è come di abitudine pieno di raziocinio e molto interessante. Mi permetta, tuttavia, di fare il lettore interattivo e di osservare due cose in nome del senso critico.

La prima concerne la Sua considerazione di blando sapore elogiativo secondo cui occorrerebbe valutare attentamente l’idea di Franceschini di abbinare il  referendum alle elezioni europee. Ora, Le ricordo che il referendum è un rimedio dal costo maggiore del male.  Infatti la legge prodotta dal referendum assegnerebbe il 55% dei seggi al primo partito ( non alla prima coalizione ) . E dunque rinvendirebbe la legge del fascista Acerbo e favorirebbe ancora di più il Popolo della Libertà,  garantendogli  una sicura vittoria  ancora per moltissimi anni. Purtroppo a sinistra si continua ad esaltare acriticamente un referendum la cui logica appartiene ad una era geologica protoveltroniana, quando  si giocava tutto sull’arrivare primi in volata con un unico partito a vocazione maggioritaria.

La seconda concerne un’altra Sua considerazione con cui auspica partiti vivi, con minoranze combattive in grado di sostituire il gruppo dirigente con una nuova elite.
E chiosa che “se mai qualcosa di nuovo apparirà sotto il sole, con ogni probabilità verrà da fuori”. Considerazione valida, però monca sotto il profilo politico. Almeno sotto due aspetti. Uno è che il concetto di fuori è troppo generico, nel senso che occorre un cambio di cultura politica ( con le conseguenze propositive e gestionali a Lei ben note) per  colmare il profondo buco di liberalismo che esiste nella società italiana. L’altro è che non è possibile sottacere le gravi responsabilità civili dei mezzi di comunicazione. Essi concepiscono la propria funzione come ancillare delle prospettive a breve termine contigue alla lotta di potere in corso. Non solo non segnalano le novità della politica ma addirittura agevolano la cancellazione di qualsiasi proposta o cultura che non sia conforme ai gruppi di potere esistenti, anche se contrapposti, oppure che non provenga da concezioni utopiche e protestatarie che hanno solo uno spirito religioso ben lontano dal porre al centro delle istituzioni la libertà del cittadino  costruendo passo passo riforme partecipate .

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