Su liberali e radicali (a Dino Confrancesco)

Caro Cofrancesco,

Ti ringrazio per l’attenzione alle cose liberali. Peraltro devo dirti che, come Ti capita  quando tratti di politica attiva, tendi ad essere precipitoso nel valutare la situazione cui applicare l’attività dei liberali ( a parte che, se Tu avessi la pazienza di ricordare anche solo quanto ho detto a Messina, dovresti sapere che la mia posizione in anni di confronti non ha mai confuso liberale con libertario, anzi sostiene proprio il contrario).

Ciò premesso , il fatto è che più che bacata la political culture in Italia, è assurda la pretesa di ritenere che la politica liberale possa farsi avulsa dalla realtà. La realtà è che oggi l’attacco più pericoloso che sta montando contro il liberalismo è costituito dal PD che , ciancia sul nuovo e sulla libertà, ma in pratica opera per chiudere la illiberale tenaglia leaderistico plebiscitaria insieme al Partito del Popolo della Libertà. Penso non Tu non voglia negare  che l’ingresso dei radicali nel  gruppo parlamentare PD  accresce di molto questo pericolo, perché, a torto o ragione, l’immagine (pur errata) che i radicali hanno è quella di essere molto aperti e sostenitori dei diritti individuali (anche Berlusconi ha contribuito non poco). E dunque la loro immagine sarà sfruttata dalla macchina dei due gruppi dirigenti ex PdS e ex Margherita per  far credere che il PD non è quel sindacato di potere  che invece è. Visto che i radicali propongono di farsi galassia anche con altri soggetti (nel tentativo di stare nel gruppo PD immunizzandosi però dalle pressioni più pericolose), ritengo opportuno tentare di far emergere l’assurdità di avanzare questa proposta e insieme stare nel gruppo parlamentare PD. Dopo aver fatto questo, i casi sono solo due: se si arriverà alla componente del gruppo misto (e per farlo ci vuole un accordo con noi non in parlamento ma titolari del simbolo della lista elettorale) , sarà qualcosa di non “perfettamente liberale” ma certo un inizio di soggettualizzazione liberale come posizione distinta da PD e PPDL; se invece resteranno nel gruppo PD, avremo in mano una carta significativa per sostenere che i radicali pensano più ai loro interessi che alla politica anche solo quella liberale annacquata (riducendo molto il rischio di cannibalizzazione dell’area liberale).

Per di più vi è l’aspetto internazionale. Anche qui i tentativi (imbroglioneschi) di infiltrazione indiretta del PD tra i liberali sono fortissimi (potrei citarTi una serie di questioni di fatto) e per contrastarli può riuscire utile mettere le mani avanti chiedendo ai radicali una posizione distaccata dal PD per comprovarne la buona fede politica in chiave liberale ( e per farlo capire agli stranieri ).

Dal mio intervento di sabato pomeriggio a Chianciano (che Ti allego),  potrai rilevare che in pubblico non sono più tenero che in privato.

In generale, permettimi di dirTi che non porta da nessuna parte ricondurre tutto a personalizzazioni ( ad esempio, dove hai mai trovato che io consideri liberali Flores d’Arcais, che è un  elitario giacobino, o Travaglio, profondo conservatore che sta nella sinistra giustizialista per interesse ?) e che potrebbe essere molto più fruttuoso, dal punto di vista liberale, che  nella  Tua attività di pubblicista, Tu contribuissi a diffondere, seppur con cauto distacco critico, l’azione di chi si impegna pubblicamente per costituire il famoso soggetto autonomo liberale nel paese e rifiuta di rassegnarsi alla follia del di qua o di là. Continuare a scrivere solo per dividere ancor più i liberali, permettimi, agevola solo chi liberale non è.

Dato che si tratta di questioni molto complicate ed ampie, se lo ritieni utile e ne avessi voglia, possiamo anche parlarne di persona, magari a tavola, incontrandoci dove vuoi, a Genova, a Roma, a Milano o altrove.

 

Dino Cofrancesco – lunedì 5 maggio 2008

Caro Morelli,
solo i liberali ‘all’italiana’ come te possono pensare che i radicali pannelleschi siano liberali e che ‘libertario’ e ‘liberale’ siano sostanzialmente la stessa cosa.
Comunque, non c’è niente da fare: la political culture in Italia è bacata. Forse lo è sempre stata ma a chi, come me, vive straniero in patria sia consentito dire che <il re è nudo!>.
Cordialmente
dino cofrancesco

PS. Tieniti pure i Marzo, i Bonetti, le Bonino, i Flores d’Arcais, i  Travaglio e C. ma cerca, se ti è possibile (anche se, immagino, per te lo sforzo sarebbe  titanico) di non criminalizzare quanti non vogliono avere nulla a che fare con questa brava gente e, nonostante questo, osano chiamarsi, anch’essi, liberali…

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