Omissioni (a Ilvo Diamanti)

Egregio Professore,

la Sua analisi di stamani su Repubblica credo sia corretta per quel che c’è ma, salvo miei errori, non  dichiara quello che non c’è. E per questo  mi pare oscilli, fino a metterne in discussione i quesiti finali.

Infatti, non viene detto che rispetto al 2006, avendo Veltroni sciolto l’Unione con motu proprio unilaterale , non confluiranno sul PD il non trascurabile arcipelago delle liste di sinistra (Sinistra Arcobaleno, Sinistra Critica, Bene Comune), della lista  socialista , dei consumatori uniti agli ulivisti ingenui, e di quelli come i liberali che nel 2006 facendo campagna per l’Unione contribuirono anch’essi alla sua vittoria e che oggi sono per la lista  PLI ( che c’è a seguito della legge 30/2008 e di uno smottamento dal Popolo della Libertà). Da un punto di vista quantitativo tutte queste liste sono alla Camera  il doppio dell’UDC e dunque il risultato dell’Unione 2006, ridotta oggi al PD veltroniano, risulta in partenza perdente rispetto al Partito del Popolo della Libertà.

Poi ci sono, come giustamente scrive Lei, “gli elettori che non hanno deciso “per chi” oppure “se” votare. In entrambi i casi, prevalgono coloro che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra. Soprattutto per la lista dell’Ulivo.” Appunto. E allora il potenziale risultato della mini Unione PD-IdV smagrisce ancor più . Mi permetta qualche dubbio invece sulla Sua ulteriore specifica, e cioè ” Ma è significativo anche il peso degli elettori di centro” nel senso che stavolta questa categoria trova molte più possibilità di riconoscersi che non nel 2006.

Nel complesso insomma, i suoi due quesiti finali li trovo un pò retorici. Il primo perché Veltroni ha scelto mesi or sono di clonare Berlusconi nel leaderismo plebiscitario puntando sul fatto che, divenendo della medesima razza, ne dovrebbe conseguire che “cane non mangia cane” ( lei lo chiama simpaticamente “il viaggio su Arcore”) : e questo darà spazio per una ripartizione concordata del potere alla quale prenderà parte un PD veltronizzato. Un mutamento di rotta a poche miglia dal porto pare difficile. Il secondo perché il richiamo al paradigma montanelliano è incoerente dal momento che allora DC e PCI si dichiaravano orgogliosamente alternativi ( anche quando cominciarono a praticare il consociativismo) mentre oggi PdL e PD fanno di tutto per far capire che non aspettano altro che l’amplesso (basti pensare al sostegno bipartisan alla tesi del voto utile, che è ai limiti della incostituzionalità, oppure al rifiuto bipartisan di un confronto TV tra i vari candidati premier) ; e una simile propensione cancella nell’elettorato la logica del meno peggio. Perché questa logica potesse valere, Veltroni non avrebbe dovuto emanare il motu proprio di scioglimento dell’Unione.

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