A proposito del Convegno della Voce Repubblicana (ad Alessandro De Nicola)

Caro De Nicola,

mi permetta di dirLe che interpreto proprio bene e ho le  informazioni giuste.

Partendo da Infantino , è curioso che Lei citi le qualità di “grande indipendenza e levatura intellettuale” come se questo definisse un liberale , come è curioso che dica che Infantino non ha votato Forza Italia, perché quello di cui si parla di fronte ad un Convegno culturale sono le tesi professate. E la produzione di Infantino da lungo tempo è costantemente a favore della  cultura conservatrice degli ambienti di Forza Italia e del centro destra, del tipo “lo Stato è il nostro nemico” quando non solo lo Stato moderno è un’invenzione liberale ma senza  regole pubbliche adeguate non ci sarebbe neppure la libera convivenza. Il mercato  è l’opposto del far west.

Su Keynes e Hayek , e soprattutto su Keynes definito un simpatico snob, mi permetta di stendere un  velo, sia dal lato di Hayek ( che definire “il liberale vero” pare davvero eccessivo visto che la sua concezione non si basa propriamente sull’individualismo metodologico ma sull’ordinamento spontaneo e solo in seconda battuta sull’individuo ) che dal lato di Keynes ( oltre, mi pare di sapere, i rilevantissimi meriti scientifici, venne anche indicato dal Partito Liberale inglese come Lord, il che deve pur contare qualcosa a meno di non ritenere i liberali inglesi pericolosi socialisteggianti).

Sulla Sua interpretazione politica del finale del convegno, di Follini, di Berlusconi e degli assenti, confermo il giudizio che si tratta di una “ingenua passione di parte”.

Ancora. Nonostante le Sue proteste di organizzatore, dall’invito risulta chiaro e inoppugnabile che il manifesto viene elaborato nelle tavole rotonde delle 4 sessioni e dalla riunione finale di coordinamento e non dal dibattito iniziale, dibattito che non c’entra con il Manifesto, che  ha solo la giusta funzione di ascoltare anche altre voci, funzione sulla quale non esiste alcuna obiezione e che infatti non è minimamente criticata nella mia lettera alla Voce.

Vede, Lei scrive che Le interessano le idee. Ma ormai da un secolo è stato chiarito che nella realtà della vita, quello che pesa sono le idee applicate e i comportamenti. Soprattutto per un liberale. Se Lei separa le idee dal come si applicano e dai comportamenti, può  sostenere cose quali l’economia di mercato, la separazione dei poteri, l’individualismo metodologico, l’alleanza Occidentale, la libertà di ricerca scientifica, la separazione tra Chiesa e Stato, la libertà educativa, la libertà di commercio  e la contrarietà all’invadenza dello Stato in quanto un pericolo e non un’opportunità, e poi ritrovarsi a celebrare come politici liberali , che so, Bersani, Letta, Salvati,  Boeri, Fassino, una buona parte degli ex DS, gran parte della ex Margherita, tutti schierati a favore di queste idee. Più, sull’altro versante, il grosso del centro destra. Ma allora secondo Lei non esiste il buco di liberalismo in Italia ? Il fatto è che questi praticano le idee liberali a parole senza applicarle coerentemente. E dicendo di pensare solo alle idee e non alla realtà politico sociale , Lei chiude gli  occhi alle vicende politiche quali sono davvero. E di fatto  finisce con l’agevolare principalmente i disegni popolar conservatori, che sono legittimi ma certo non liberali. Finendo, sempre di fatto, per dare anche un aiutino, perché  nel suo Pantheon del liberalismo classico, oltre ad omettere gli italiani (appunto perché non tien conto del contesto in cui operiamo), inserisce due nomi di personaggi che liberali proprio non sono ( per eccesso di conservatorismo politico) ed un altro che è al confine.

Tutto ciò non c’entra con la Sua capacità di fare degni articoli sul Sole 24 ore o sul criticare entrambi gli schieramenti. C’entra con il fatto che, staccandosi dalla realtà politica  nel caso del Convegno della Voce, Lei contribuisce a favorire il processo di snaturamento del liberalismo che in queste settimane attraverso il PRI – e la Brambilla – ha innescato Berlusconi, avendo ormai capito che né lui né Forza Italia sono credibili come liberali ed avendo invece bisogno di comprendere nel suo progetto liberali sbiaditi e addomesticati per mimetizzare un poco la sua immagine popolar conservatrice populista.

Infine prendo atto che in due risposte Lei non ha mai affrontato la questione,  non credo insignificante, che di tutto il presunto coacervo di liberali che implicitamente Lei sostiene popolino le sessioni del Convegno, nessuno faccia parte di Liberal International come gruppo organizzato. Anche Liberal International è un club di snob socialisteggianti ?

Comunque continuo a confidare nel tarlo del dubbio che potrebbero averLe instillato queste mie critiche argomentate alle finalità del Convegno.

 

Raffaello Morelli – 23 ottobre 2007

Caro De Nicola,

siccome ha la cortesia di rispondere alla mia,  mi sento autorizzato a commentare la Sua risposta.

Lei non confuta in termini politici le mie considerazioni , le rimuove con osservazioni inconferenti, come se non volesse vedere la realtà.

Allora, primo l’ELDR ( che ripeto non è mai citata nell’invito ufficiale, che per Sua comodità Le allego) non ha affatto dato contributi economici per tenere sotto l’ala il convegno, perché i contributi economici sono un obbligo in base alle norme del finanziamento parlamentare e dei partiti europei per i convegni nazionali ( e ll PRI è restato membro ELDR). Secondo, sostenere che la presenza e la chiusura di Berlusconi sono un casuale frutto del di lui presenzialismo mi pare una ricostruzione dettata da ingenua passione di parte. Terzo, ammesso che la ricostruzione da Lei riportata e diffusa fin da metà settembre da Nucara corrisponda alla realtà, è un fatto che Follini non chiude prima di Berlusconi ma è solo intervistato; come per dire , Follini è un fenomeno da esaminare, Berlusconi è uno di noi. Quarto, i partecipanti alla tavola rotonda non c’entrano niente con l’elaborazione del Manifesto e con la mia lettera. Quinto, Infantino è da oltre un decennio un corifeo di Forza Italia e del suo popolarismo con richiami strumentali alla libertà; per non andar lontani, nove giorni or sono sul Corriere Infantino contrapponeva Hayek, quale vero liberale, a Keynes facendo intendere che il lord del partito liberale era un socialisteggiante; e non  caso poiché Keynes  pensava sempre agli individui mentre Hayek faceva venir la libertà degli individui dopo la spontaneità dell’ordine sociale ( e così è funzionale al disegno conservatore di Infantino mentre Keynes non lo è). Sesto, non si tratta affatto di schieramenti ma di contenuti politici , che, attraverso  la voluta distorsione (infatti non sono coinvolti né i liberali organizzati né Critica Liberale, che sono gli unici in Italia facenti parte di Liberal International) di un Manifesto Liberale , articolano il progetto di diluire il tasso di liberalismo per renderlo compatibile con il popolar conservatorismo di Forza Italia e fargliene condividere il disegno; dopodiché si diffonde un’idea che di liberale ha solo il nome posticcio.

Sarà che personalmente ho sempre pensato che un liberale dovrebbe sempre evitare di rimuovere i fatti ma di sottoporli ad esame critico. Però io Le avevo inviato il mio pezzo non per avere  risposte funzionali a Nucara (neppure a tutto il PRI) o al disegno di una nuova costituente liberaldemocratica europea pomposamente evocata nel titolo del Convegno eppure inesistente , bensì per sottoporLe dati di fatto che sollecitassero un approccio critico su quanto va accadendo nel centro destra. Mi permetta di continuare a sperarlo, avendo difficoltà a credere che Lei sia già stato inghiottito dal gorgo del di qua o di là.

 

Alessandro De Nicola – 23 ottobre 2007

Caro Morelli,

il convegno in realtà è sotto le ali ELDR, senza il cui contributo anche economico non si sarebbe potuto fare. Quanto a Berlusconi, è l’unico che -per spavalderia, presenzialismo,egocentrismo, non lo so- non manca ad un appuntamento. Avevamo invitato Veltroni risposta: ni-no; allora Fassino: ni-no; Rutelli (!): ni-no. C’è rimasto solo Follini, accidenti. Tra i politici ci sono Debenedetti, Capezzone, Rossi, D’Amico che al
centro-destra (almeno per ora) non appartengono.

Dal mio punto di vista ho aderito solo dopo aver letto la bozza del Manifesto liberale che mi trova in larghissima parte d’accordo e per chi come me cerca di diffondere l’idea questo mi sembra importante. Le sessioni economica e politica sono coordinate da Lorenzo Infantino e Enrico
Colombatto sulla cui solidità liberale non ho dubbi e perciò mi basta. Non essendo iscritto al PRI ho meno preoccupazioni di schieramento: sono
contento che chi faceva della nota aggiuntiva di Ugo La Malfa, della politica dei redditi e della primazia della scuola pubblica delle priorità, ora si scopra più compiutamente liberale e liberista.

Da Raffaello Morelli – 22 ottobre 2007

Caro De Nicola,
ho visto che a Lei quale Presidente e ad altri Suoi colleghi della Adam Smith Society è affidato il Coordinamento delle 4 Sessioni Parallele del convegno di questo fine settimana promosso dalla Voce Repubblicana.
Mi permetto quindi  di allegarLe il testo che nei giorni scorsi ho inviato alla stessa Voce per esprimere le forti preoccupazioni dei liberali organizzati in quanto tali per come il Manifesto redatto in quella sede potrebbe collocarsi nel quadro politico generale.

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