Sul Convegno del PRI a Milano

Chiedo ospitalità alla Voce Repubblicana, promotrice dell’importante Convegno di fine ottobre a Milano , per  richiamare l’attenzione su un  problema politico rilevante per il mondo liberale.

Non mi sfugge certo che FdL e PRI , dopo essere stati insieme nel ’94 tra la decina di fondatori della coalizione Ulivo , dopo avere nel ’99 fatto lista comune alle Europee essendo ambedue determinanti per il successo, dopo aver condiviso anche il rigetto dell’ulivismo indistinto, poi si sono divise sull’approdo successivo.  Noi liberali siamo restati nell’alveo elettorale del centro sinistra mentre voi siete passati alla coalizione della Casa della Libertà ( tanto convinti da snobbarci alle Europee 2004 a costo di non raggiungere l’eletto). Pertanto il dissenso sulla scelta del PRI non sarebbe una novità e dunque non è oggi il punto. Il punto oggi è che, nel Convegno di Milano, sono purtroppo visibili segni premonitori per i repubblicani di una tendenza mutante, dal far parte della coalizione di centro destra al divenire organici alla strategia del nuovo partito berlusconiano. Quella di accaparrarsi l’idea liberale e le sue organizzazioni in Italia. Questo francamente  preoccupa molto la dirigenza FdL.

Il Convegno è mirato all’elaborazione del Manifesto Liberale ( non di “contributi per”, proprio il Manifesto Liberale finito)  e si conclude  con gli interventi di Berlusconi quale Presidente di FI  , di Nucara come  Voce Repubblicana e di Annemie Neyts quale Gruppo ADLE.  Risulterebbe però che la Annemie Neyts  non sarà presente . E dunque l’indicare la Neyts in chiusura sembra voler dare una copertura europea al Convegno come cortina fumogena sull’immagine di centro destra; questa l’apparenza, dopodiché la sostanza è che il Convegno sarà concluso,oltre che da Nucara,  da Berlusconi (che ha note ambizioni espansioniste) e da lui solo  dato che il suo libero intervento non è certo bilanciabile da un’intervista all’ondivago Follini . Alla luce della sbandierata copertura europea, il titolo del Convegno diviene però davvero contraddittorio, nel senso che “Verso la Costituente Liberal-democratica Europea” indicherebbe appunto una fase costituente , mentre il co-organizzatore del Convegno risulta proprio il Partito Liberal-Democratico Europeo, che, ammesso si tratti della traduzione di ELDR (parola assente in tutto il cartoncino di invito al Convegno) , è una organizzazione già esistente e solida che terrà il proprio Congresso annuale a Berlino, il prossimo giovedì 18,  in cui tratterà argomenti assai importanti ma non quello della fantomatica Costituente Liberal-democratica Europea. Consideriamo inoltre il fatto che le quattro sessioni e l’elaborazione del Manifesto Liberale sono affidate a 46 persone per circa tre quarti esponenti dei conservatori di centro destra e che è totalmente esclusa l’area liberale che nel decennio ha prodotto in modo significativo programmi politici liberali in Italia, vale a dire noi della FdL ( l’unica formazione liberale organizzata italiana membro dell’Internazionale Liberale) e gli amici della Fondazione Critica Liberale ( la sola fondazione Italiana facente parte del gruppo europeo delle fondazioni liberali vicino all’Internazionale e all’ELDR);  dunque il Manifesto Liberale, visti i genitori, avrà per struttura genetica un indirizzo  culturale di centro destra.

Collegando tra loro tutte queste osservazioni , il Convegno assume un significato che appunto ci preoccupa. E cioè quello di far montare in Italia l’idea che attraverso il Manifesto cosiddetto Liberale e modellato sulla cultura conservatrice di centro destra, si avvii una possibile Costituente Liberal-democratica Europea più sensibile alla cultura di centro destra e a Berlusconi, il quale, chiudendo i lavori, potrà sostenere con successo di aver ormai cominciato a trovare una base ideologica comune con i partiti liberali italiani e in prospettiva europei. Non dimentichiamo per di più che il progetto di annessione di Berlusconi è già partito su vari fronti. Il tentativo dei Circoli della Libertà di Michela Brambilla di appropriasi del nome-marchio Partito della Libertà (che come Federazione dei Liberali deteniamo  dall’agosto 2004) va nella stessa direzione. E Berlusconi alla festa UDEUR ha così chiosato: “il manifesto del Partito della libertà non sarà altro che il manifesto del Ppe europeo”.

Questa nostra preoccupazione non dovrebbe esser presa sotto gamba. Parte dalla convinzione –  un dato storico per liberali e repubblicani – che liberaldemocrazia e cultura di centro destra sono concettualmente antitetici. Era già chiaro trenta anni fa, quando Ugo La Malfa accolse l’invito di Malagodi a entrare nell’allora costituenda ELDR per marcare la comune appartenenza all’unico filone culturale dell’individualità libera e criticamente raziocinante. Questo fu un atto tanto più lungimirante perché compiuto superando i non pochi dissapori tra i due partiti sulla scena italiana. Purtroppo, per colpe di cui entrambi portiamo la responsabilità, non siamo riusciti a farla crescere abbastanza  quella intuizione. Ma oggi, dopo trenta anni, le condizioni della vita italiana  rendono urgente, ancor più di allora, l’impegno per colmare il buco di liberalismo che affligge il paese.  Sarebbe perciò delittuoso permettere alla cultura di centro destra di confondere le carte sul liberalismo e poi di metterci le mani, addirittura dopo che questo esito è stato evitato per oltre un decennio.

Credo che gruppi politici come i nostri debbano innanzitutto preoccuparsi di mantenere viva l’anima delle proprie ragioni. Che sono le ragioni politiche della libertà del cittadino. Che hanno bisogno di essere sostenute da una autentica forza liberaldemocratica autonoma. Per questo, con gli amici del Forum per l’Unità dei  Repubblicani nel Convegno NOI RAGIONIAMO a Roma il 29 settembre scorso, abbiamo cominciato a lavorare. ” Raccordare il mondo laico democratico liberale repubblicano, dandogli una voce unitaria”  per costruire  un’alternativa nuova capace di intercettare il bisogno di cambiamento che viene dalla società. Occorre che  insieme, consapevoli che le reciproche differenze non indeboliscono il tanto che ci accomuna, puntiamo a costruire “un’autentica forza liberaldemocratica che trasformi il sistema incuneandosi tra una sinistra ibrida e conservatrice sul piano sociale, e una destra plutocratica e conservatrice sul piano civile”. L’obiettivo è “favorire un assetto politico multipolare in Italia, analogo al ventaglio plurale espresso nel Parlamento europeo”. In questa prospettiva, il Convegno di Milano è come minimo ambiguo e nella sostanza assai rischioso per i suoi possibili sviluppi. Al Convegno NOI RAGIONIAMO, Nucara non era apparso insensibile a tale prospettiva e i vertici dell’Associazione per la Rosa del Pugno hanno  apprezzato il raccordo nel mondo liberale in vista di più fecondi rapporti in Italia con il mondo socialista non antagonista, anch’esso, come noi, distinto dal Partito Democratico, coacervo di potere che progetta solo il potere. Dopo di ciò, il Convegno di Milano corre il serio rischio di essere un arretramento in chiave conservatrice dell’immagine liberale. E, agevolando il nuovo progetto annessionistico di Berlusconi – in controtendenza perfino al calo del tasso monarchico della coalizione rispetto al 2006 – rischia di condurre all’esito contraddittorio di diminuire obiettivamente l’autonomia repubblicana. Che sarebbe un danno grave per l’area liberale.

Cari amici de La Voce Repubblicana,  fermo restando che il Convegno è un appuntamento per voi  ineludibile, faccio appello alla Vostra responsabilità perché, finché siete in tempo, imprimiate al Convegno una svolta di sostanza ed evitiate almeno di passare dall’alleanza con il centro destra  all’essere organici al progetto conservatore. Allargate la platea dei redattori del Manifesto in modo adeguato e non discriminatorio verso i liberali che si comportano coerentemente, riconoscete che il Manifesto è un vostro contributo e non lo scivolo per mutare il liberalismo internazionale in cultura conservatrice, non fate assorbire mediaticamente da Berlusconi le conclusioni del vostro direttore. Insomma, scongiurate uno slittamento, anche solo inintenzionale, verso esiti  conservatori che nulla hanno a che fare con il mantenimento del vostro simbolo secolare e che sono l’opposto dell’autonomia liberaldemocratica europea.

 

 

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