Dialogo su fede e laicità (a Mario Lancisi)

Caro Lancisi,

 

il Tuo blog su Madre Teresa è molto ben scritto ma, forse per riflettere la Tua fede, da una lettura delle parole della suora (e anche di padre Zanotelli) che a me pare insostenibile.

Madre Teresa parla del suo non trovare Cristo, dello stare in ascolto senza percepire le risposte. Parla di sé ma in realtà parla della condizione umana del credente, del suo aspirare alla sicurezza del vero che si infrange sulle incertezze intrinseche alla vita, talvolta così forti da risultare insostenibili per i più deboli. Da qui, l’impegno instancabile di Madre Teresa in aiuto dei più deboli prende il senso della scelta di operare nella dimensione terrena come concretezza, a prescindere dai messianismi e dalle consolazioni metafisiche. Perché è facendo, è nel vivere per consentire a ciascuno di vivere la propria vita, che il credente, anche Madre Teresa, può ricercare il suo Cristo in una ricerca che non ha fine.

Quello che Madre Teresa denuncia con le sue scarne parole non è affatto il Dio dei privilegi dell’Occidente ma il Dio delle certezze, che purtroppo nella storia è  stato ripetutamente strumento nelle mani delle grandi caste. In Occidente ed in Oriente, sull’uso delle certezze delle religioni si è costruita non di rado la conservazione dei privilegi fondata sul consolare i reietti con la speranza di un mondo che verrà, e magari non su questa terra. La dilagante ondata dei fondamentalismi ne è l’odierna incarnazione.

A me come laico, la categoria della santità risulta estranea. Posso dire però che dubitando Madre Teresa  ha colto il segno profondo della laicità umana come comportamento operoso per esprimere sé stessi qui ed ora, nel rapporto vitale con l’altrui diversità che è misura della umanità di ognuno.

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