Un progetto comune tra culture politiche affini

Più passa il tempo e più emerge chiaro che l’assetto bipolare italiano è una sceneggiata, all’insegna  di puri interessi di potere. Della politica come progetto per la convivenza, non c’è traccia. Le riforme sono un’espressione verbale sempre evocata e mai attuata.

Sarebbe decisiva la presenza di un’area politica che agisca con una mentalità liberale portatrice di spirito critico laico, della concretezza del fare, del cercare il coinvolgimento del cittadino. Purtroppo però , oggi in Italia quest’area è come se non  esistesse. L’area dei liberali, dei repubblicani, dei socialisti liberali, vale a dire l’area della democrazia laica, è afona e sparpagliata. Pur consapevole della propria assoluta precarietà, non riesce a trovare il colpo d’ala per darsi un progetto comune.

Un progetto comune tra culture politiche affini è l’opposto dell’indistinzione culturale presa come ragion d’essere del PD e dalla fobia per la sinistra che fa da collante tra i conservatori della Casa della Libertà. Vuol dire individuare nelle variegate identità dell’area, le scelte condivise per scuotere l’Italia di oggi dal conformismo dei privilegiati. E farne criterio di collaborazione politica operativa.   Le differenze tra la parte dei socialisti e quella dei liberali, non sono superabili in ambito internazionale ed europeo, dove i due filoni politici restano ben distinti. Ma la collaborazione è obbligata in Italia, dove l’intera area – politicamente annichilita dalla tenaglia dei due tradizionali partiti di chiesa illiberali e poi dall’uso strumentale della mistica di tangentopoli – è la sola a far riferimento a quella mentalità liberale cui occorre con urgenza restituire rappresentanza politica.

Negli ultimi tempi, in quest’area vi sono grandi movimenti, sia sul versante socialista sia su quello liberaldemocratico. Tra i socialisti si è lanciata la Costituente Socialista con cui lo SDI di Boselli si propone di mettere insieme l’Associazione per la Rosa nel Pugno di Turci , il Nuovo PSI di De Michelis e i Socialisti di Bobo Craxi, nell’ottica dei socialisti europei e di una riedizione allargata del vecchio PSI, che possa essere la casa di tutti coloro che non aderiranno al PD. Nel settore dei liberaldemocratici,  vi sono iniziative in una prospettiva aggregante, come quella del Coordinamento dei Liberali da qualche mese e poi quella più recente per l’incontro tra democratici, liberali e repubblicani, e poi iniziative ancora da definire come quella di Capezzone, mentre i gruppi più visibili paiono colti da una forte agitazione , specie sul prendere o no parte al PD. I repubblicani Europei della Sbarbati sono stati rappresentati nei 45 dirigenti del costituendo PD ma ora hanno deciso di uscire perché avvertono un rifiuto felpato nel loro confronti, Pannella ha improvvisamente presentato la propria candidatura per le primarie del 14 ottobre e protesta per la ( ovvia )  bocciatura da parte del PD a causa della grave difformità del progetto politico, Di Pietro , che ha chiesto di partecipare al gioco delle primarie dando per scontato il rifiuto, ha sfruttato l’occasione per sottolineare la sua fedeltà agli impegni elettorali del 2006 insieme alla sua coerenza morale e alle differenze  incolmabili tra IDV e sinistra radicale.

Nel complesso una prova di indubbia vitalità, comunque necessaria per raccordare al meglio da una parte di socialisti e dall’altra i liberali. Peraltro, la questione decisiva resta che nessuno di questi gruppi – a cominciare dallo SDI che è il più grosso –  cada nella tentazione di assorbire tutti gli altri od anche solo nel vizietto di irrobustirsi a danno del vicino. Solo un progetto di collaborazione dell’intera area di culture politiche affini, può formare una massa critica operativa che  corrisponda alle reali necessità del paese.

 

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