Discutendo sulla tesi del battesimo furtivo (a Tito Lucrezio Rizzo)

Da Raffaello Morelli al Prof. Rizzo, venerdì 12 gennaio 2007

Egregio Professore,
grazie per le Sue cortesi espressioni, per il Suo concordare di massima (in specie per le contaminazioni tra sacro e profano, che poi sono il cuore politico della questione) e per il Suo gradito invito.
Se Le va bene, di qui a poco Le farò presente  con qualche giorno di anticipo quando potremmo combinare.

 

Dal Prof. Rizzo  a Raffaello Morelli,  lunedì 8 gennaio 2007

Illustre e caro  Morelli,
di tutto cuore La ringrazio  per la Sua dotta e garbatissima risposta , che mi conforta  nella nobiltà del sentire di un  gentiluomo liberale   come Lei  , a prescindere dalla consonanza   del mio in tutto o in parte con il Suo  pensiero (   per lo più comunque condiviso !  Specialmente in merito  alle continue “contaminazioni ” tra sacro e profano , tutt’altro che sgradite al potere civile se,come da Lei giustamente rilevato ,elettoralmente utili).
Con l’occasione  ,nel porgerLe  gli auguri  più fervidi per l’anno appena iniziato, vorrei invitarLa a visitare i Giardini del Quirinale, dove sono Consigliere Capo Servizio ,per poterLa io stesso  guidare ed avere il piacere di poterLa conoscere de visu.

Da Raffaello Morelli al Prof. Rizzo lunedì 8 gennaio 2007

Egregio Professore,

innanzitutto grazie per l’attenzione con cui segue le uscite della FdL, cosa che consente il tipico  confronto critico dei liberali. Il che,  come Lei giustamente dice, è il sale del pensiero liberale . E che  è pure la condizione necessaria di una convivenza funzionante al meglio.

Mi permetta poi di chiarire un punto che è il punto. La laicità (specie quella liberale) non è mai anticlericale nel senso che non è rivolta contro l’organizzazione ecclesiale in sé (a qualunque religione riferita) poiché, nell’ottica laica della libertà di credere e di manifestare il proprio credo, ogni organizzazione religiosa può sostenere quella che ritiene essere la propria missione, nei modi pubblici da essa ritenuti più opportuni. Questo in generale , tralasciando qui di approfondire il caso  dei patti concordatari in base ai quali la gerarchia, in cambio di non pochi privilegi, assume degli obblighi di astensione dalla vita politica che invece non rispetta sistematicamente . Ne deriva che i liberali, per cultura e storia avversi ai concordati, intendono comportarsi nei confronti della gerarchia ecclesiale come  si comporterebbero se il concordato non ci fosse, e dunque ad essa riconoscono la piena libertà di espressione e di azione,  limitandosi  a non sottacere che essa stessa viola il Concordato.

Quello che invece i liberali non possono non avversare con decisione è il comportamento di quei cittadini non appartenenti alla gerarchia, credenti e non credenti,  i quali, più o meno dichiaratamente, teorizzano e compiono atti fondati sull’idea che la fede sia il fondamento della legislazione e della convivenza. Il clericalismo, appunto. I loro motivi  possono essere più o meno nobili ma certo sono motivi che si contrappongono frontalmente alla cultura e alla storia liberale, che ha escogitato e avviato la pratica dell’idea della laicità delle istituzioni, vale a dire della separazione degli affari di stato dalla religione. Di più. Su questo punto la cultura e la storia liberale costituiscono nel mondo la punta più avanzata del progresso civile, poiché, guarda caso, è seguendo tale criterio che la convivenza diviene più libera ed aperta e insieme migliorano le condizioni di vita. Gli esempi sono ripetuti e convergenti in diverse culture e continenti.

Ora, nel caso del battesimo furtivo, l’avversario dei liberali non è la gerarchia, che – a parte Sue eventuali più penetranti informazioni di cui ora non disponiamo – a noi risulta non abbia fatto lobby né per lanciare l’idea nell’aprile 2005 né per riprenderla oggi (ed è stato scritto nel nostro testo). L’avversario è quel mondo politico sedicente laico, e a mezza bocca  perfino liberale, ma anche di altra radice, che  compie atti che nella sostanza ed anche nella procedura esprimono solo brama di strumentale captatio benevolentiae. Tali comportamenti sono tanto più gravi oggi, quando per fronteggiare i risorgenti fondamentalismi si richiede il rilancio del criterio liberale della separazione, vale a dire l’esatto contrario della subordinazione della politica alle fedi. Ecco perché il comportamento di Veltroni è davvero grave. Non esiste ragione storica o funzionale per battezzare la Stazione  ferroviaria della Capitale della Repubblica con il nome di un Capo religioso, se  non appunto quella del furbesco ammicco ai credenti cattolici in prospettiva elettorale. Si calpesta la separazione  sperando di rafforzare il (proprio) potere. Dopo l’esempio  dei liberali del Risorgimento, tanti laici a parole hanno tentato o stanno tentando questa tecnica per rafforzarsi e inevitabilmente finiscono per indebolire le istituzioni. Ne è conseguita la diffusa  tendenza a privilegiare l’organizzazione religiosa rispetto alla volontà dei cittadini. Basti pensare ai contorcimenti giuridici con cui l’alta dirigenza pubblica ha deciso la distribuzione dell’inoptato del 8 per mille IRPEF  in proporzione ai risultati dell’optato.

La Sua sensazione di difficoltà non credo derivi dal fatto che i liberali abbiano dimenticato l’ammonimento di Croce ma dal fatto che Lei attribuisce alla figura di Giovanni Paolo II un valore al di là degli aspetti meramente confessionali. Il che, dal punto di vista pubblico ( e solo da questo) , costituisce  il  tentativo impossibile di  mutare l’effettivo significato storico dell’opera dell’interessato, che ha voluto essere ed è stato tutt’altra cosa, e cioè un grande capo religioso di una data religione. Ed è in questa veste che Lui ha sempre e solo voluto agire. Lo ha voluto  tanto da impegnarsi in una battaglia  per tentare di introdurre implicitamente nella Costituzione Europea l’idea che le istituzioni sarebbero in fin dei conti fondate sulla religione organizzata ( altrimenti il richiamo alle radici sarebbe stato un puro esercizio teorico estraneo alle caratteristiche della persona e del leader religioso ). Battaglia legittima ma opposta allo spirito liberale della separazione che portò Croce ad opporsi al principio concordatario e che ha portato i liberali europei a non accettare quell’idea.

Spero di essere riuscito ad illustrare con chiarezza le nostre ragioni di liberali che si battono come possono perché le istituzioni non siano laiche solo a parole dimenticando della laicità le regole e lo spirito. Certo, le nostre energie sono assai scarse ma il compito è talmente essenziale per la nostra civiltà che ogni energia deve essere utilizzata quando gli eventi lo richiedano.

Il Prof. Rizzo alla Federazione dei Liberali  mercoledì 3 gennaio 2007

Da vecchio liberale ,se tale posso considerarmi all’età di 54 anni, essendomi iscritto alla gioventù liberale quando ne avevo 16, mi riesce difficile cogliere il senso di una protesta degna di miglior causa, dato che la figura di Giovanni Paolo II trascende ogni aspetto meramente confessionale ed è ovunque ricordata come quella di un paladino dei diritti e della dignità dell’Uomo, recepiti anche nella Costituzione della U.E.
Non vorrei che amici liberali di più recente data ,avessero dimenticato l’ammonimento del laicissimo Croce contro ogni forma di  più o meno strisciante anticlericalismo, che – absit inuiuria verbis-della laicità  è la mesta  e deformante parodia.
Senza alcun intendimento polemico e nello spirito del libero confronto delle idee che costituisce il sale del pensiero liberale,
credetemi Vostro e con viva amicizia

Prof.Tito Lucrezio Rizzo

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