Sui senatori a vita (a Federico Orlando)


Caro Federico,

dato che sei praticamente l’unico giornalista dell’area di centro sinistra, per di più della Margherita, ad avere il coraggio intellettuale di usare in modo appropriato il termine politico “liberali”, e data l’antica amicizia, mi permetto di farTi  due osservazioni sul Tuo articolo di ieri.

L’una è relativa all’aver ripreso, nella polemica sul voto dei Senatori a vita, l’argomento spesso usato dal centro sinistra contro chi vuole escluderlo: anche Berlusconi ne avrebbe beneficiato nel 1994. A mia memoria è un argomento errato, nel senso che mentre oggi tutti e sette i senatori a vita votano per Prodi e dunque sono decisivi, allora furono a favore di Berlusconi solo in tre (Agnelli, Cossiga, Leone) su 11 (gli altri erano tre contrari Andreotti, De Martino, Valiani, due astenuti e perciò contrari, Spadolini, Taviani, tre non presenti, Bo, Bobbio, Fanfani) . Dunque  la categoria dei senatori a vita non fu decisiva.

La seconda osservazione è sulla Tua frase “I senatori a vita sono un istituto autenticamente liberale perché correggono il numero (democrazia) con la qualità (liberalismo)”.  A me pare che la distinzione tra democrazia e libertà sia del tutto giusta ( la libertà di ognuno implica la democrazia ma non viceversa ) mentre il valore istituzionale dei senatori a vita non sta nell’aver più qualità.  Se fosse così, significherebbe che il Presidente della Repubblica è più saggio dell’insieme dei cittadini e sarebbe breve il passo verso l’oligarchia degli ottimati, che non è certo la Tua idea. A me pare che la presenza dei senatori a vita si radichi nella convinzione che il voto democratico (il numero) è condizione necessaria della libertà ma non è condizione sufficiente, perché è impossibile rappresentare la società nel suo complesso “solo” attraverso la partecipazione elettorale.  L’innesto di un certo numero di senatori a vita è un pizzico di riequilibrio che esprime questa consapevolezza tipicamente liberale, secondo cui la società è sempre assai più ricca di qualsiasi sua selezione rappresentativa meramente elettorale. Questa è la ragione per cui le polemiche berlusconiane contro i senatori a vita sono infondate da un punto di vista liberale: esse derivano dal concetto che gli elettori possono tutto mentre per i liberali possono quello che consentono le regole di convivenza tra diversi.

Le polemiche sul voto dei  Senatori a vita permettono ancora una volta di constatare che chiunque sia liberale non può essere berlusconiano ma che non basta praticare l’antiberlusconismo per essere liberale.

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