Il dibattito sui “Liberali immaginari” promosso da Critica Liberale

A proposito del carteggio Bitetto/ Merighi,  penso che non possa restare alla seconda replica di Merighi. Si lascerebbe l’impressione che anche per chi ritiene giusta la battaglia di Critica, l’articolo sui liberali immaginari sia stato troppo incline alle questioni personali.

Non è affatto così. Per questo credo che alla seconda replica del dr. Merighi, dovrebbe essere replicato che la sua critica per eccesso di personalizzazione è incoerente con le altre sue condivisibili considerazioni e auspici sul liberalismo. Infatti la valutazione dei comportamenti non “oscura il pensiero con distrazioni personalistiche più che chiarire le tesi” ma esattamente al contrario chiarisce le tesi. E questo perché il liberalismo non è questione teorica bensì metodo di comprensione del reale e di comportamento nel reale e dunque per mostrare l’assurdità dei sedicenti  “Sinistri Liberali” si deve colpire appunto il loro strumentale uso della bandiera liberale come giustificazione per un’operazione di puro potere. Questo è il punto politico, qui in Italia e oggi novembre 2006. Mettersi invece a discutere la tesi che Einaudi, Gobetti, Rosselli e Bobbio possano essere gli antenati precursori dei DS e del PD, oltre a non focalizzare il punto,  accrediterebbe una palese assurdità concettuale e dunque diluirebbe non di poco la critica ai sedicenti.

Non a caso, ll dr. Merighi  compie anche un’altra freudiana imprecisione: non è vero che “il liberalismo italiano rimane immaginario”, sono i sedicenti ad essere “liberali immaginari”. Pure sotto questo aspetto, la battaglia politica liberale in Italia non è sull’interrogarsi se c’è o no il buco di liberalismo e se sarebbe utile colmarlo. Discutendo tra liberali ciò è acquisito (e i sedicenti cianciano di essere politicamente liberali). La battaglia è sul come comportarsi da liberali per colmare il buco (per questo nella mia riflessione ho insistito sul fatto che DS e PD, oltre che Margherita, non servono a tal fine). Il problema di raggruppare i liberali viene concettualmente e praticamente prima dell’argomentare con il cittadino elettore circa meriti e virtù del liberalismo . Il cittadino elettore è chiamato a scegliere ma non lo può fare in piena consapevolezza se non è “ugualmente a conoscenza” delle varie opzioni praticabili. Dunque ci vogliono i liberali che illustrino come colmare il buco e questo non può essere affidato a chi sostiene che il buco di liberalismo è meglio farlo colmare a quelli che propongono concezioni e ricette ben diverse se non contrapposte al liberalismo.

Conclusione, nella fattispecie la discussione circostanziata sui fatti invece che sulle virtù del liberalismo è il modo corretto di battersi per un liberalismo che non sia immaginario. Appunto battersi non da liberali immaginari.

 

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