Memoria e futuro

Sconcertata dall’articolo di Remo Bodei  “Il passato allo specchio” (Il Sole , 15 ottobre), la signora Marilde Motta ha posto un problema non banale a proposito di memoria e vecchiaia. ” La memoria non è la cifra della vecchiaia , la continuità ne è invece  l’espressione più caratteristica. Se non intervengono gravi patologie che immobilizzano il progetto quotidiano, non si genera la circostanza della chiusura nel ricordo”. Bodei ha replicato (Il Sole, 22 ottobre) “di condividere l’elogio della memoria fatto da Bobbio (nel De Senectute ) come attività salutare che ricostruisce la trama e il senso della propria identità e che ci collega agli altri”: anche perché ” il passato rimanda a una storia comune, condivisa, mentre il futuro ne è privo, non ha realtà”.  Ma il problema posto dalla signora non è il negare il valore della memoria, senza cui non si costruisce la libertà. E’ rilevare che l’esercizio della memoria non può essere relegato fra i vecchi e che i vecchi lucidi vivono il loro quotidiano in continuità senza involvere su loro stessi. La loro riprogettazione del fare è attiva e consapevole, scrive la signora. Il professore replica che questo diventa una patetica imitazione della gioventù.

La divergenza segnala bene approcci concettuali assai differenti. Da una parte, la signora valorizza la possibilità per ciascuno di proiettarsi nel futuro vivendo fino in fondo la propria irripetibile individualità, personale ma non solitaria. Dall’altra, il professore valorizza nel vecchio la ricerca della storia comune piuttosto che dei quotidiani sentieri da tracciare, implicitamente attribuendo alla vecchiaia un’umanità minore perché monca di orizzonti diversi: solo la gioventù li avrebbe in quanto meno lontana dalla morte. Ora, circoscrivere gli orizzonti di una persona a quelli della gioventù, è una limitazione ormai irragionevole. Il legame della vita al tempo è ineludibile, però nel senso che in ogni tempo è diverso il contributo che ciascun individuo può a suo modo dare, non nel senso che per forza, da un momento in poi, la freccia del tempo inibisce l’apporto dell’individuo. Rispetto ad una idea anagrafica delle potenzialità individuali – funzionale a concezioni meccanicistico fordiste e al pessimismo esistenziale – credo si debba riconoscere più realistico l’approccio della signora.

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