La lenzuolata di Bersani

Per i provvedimenti decisi dal Governo Prodi venerdì 30 giugno, vale il giudizio che Francesco Giavazzi ne ha dato a caldo sul fondo del Corriere di sabato: un buon avvio dal quale tuttavia non ci si deve lasciar abbagliare. Questo è  vero soprattutto dal punto di vista della politica liberale.

Attenzione. Non lasciarsi abbagliare non va inteso come un modo accorto per defilarsi dall’acceso scontro nato con le categorie interessate. I liberali devono sostenere come possono la scelta del governo che è una scelta a favore delle ragioni dei cittadini. E’ un inizio importante proprio perché non facile,  fa toccare con mano  che a Berlusconi  è sempre mancata la volontà politica di imboccare strade  del genere, è l’ennesima riprova della inconciliabilità del dirsi liberali e dello stare nella Casa delle Libertà.

Non lasciarsi abbagliare  va inteso come invito a ricordare che una organica politica di liberalizzazioni è cosa ben più coraggiosa e complessa.   I provvedimenti del 30 giugno, contrariamente alla vulgata che si sta tentando di darne, non equivalgono alla decisione di iniziare una organica politica di liberalizzazioni. La cosa risulta evidente dallo stesso iter seguito nella formazione dei testi all’insaputa dei ministri non direttamente coinvolti, quasi segretamente. L’obiettivo dei ministri interessati (e del Presidente) era sorprendere, con atti potenzialmente popolari, per creare un clima più adatto quando si dovrà passare  ad atti di risanamento più immediatamente dolorosi. Tanto che l’intervento del governo è circoscritto e non aggredisce un largo fronte delle diffuse posizioni di rendita e di privilegi, soprattutto in ambiti sociali ritenuti più amici. Ne parla, ponendo domande ficcanti, Ferruccio De Bortoli sul Sole24 Ore di stamani.

Non basta. Ad esempio, lo stesso decreto  con cui si è aperto alle ragioni dei cittadini e dunque si è liberalizzato, comprende un articolo ( il 38, commi 18, 19 e 20) che va contro le ragioni dei cittadini e la liberalizzazione,  introducendo potenziali gravi ostacoli burocratici alla libertà di impresa ed affidando all’Agenzia delle Entrate poteri ampi , senza indirizzi ed ingiustificatamente discrezionali, sulla apertura delle partite IVA. Altro esempio. La formulazione dell’art.2, comma 3, sulle norme deontologiche e i codici di autodisciplina degli avvocati confligge con l’autonomia degli Ordini costituzionalmente protetta.

Il fatto è che una organica politica di liberalizzazioni non è possibile senza un adeguato livello di disponibilità all’approccio liberale alla politica. In Italia i più diversi partiti e uomini politici si definiscono “liberali” senza fare in alcun modo una politica liberale. E questo  vale purtroppo anche per il governo e per l’Unione, che pure abbiamo appoggiato non perché  rappresentasse i liberali (ha fatto il possibile per evitarlo) ma perché era lo strumento disponibile per chiudere un ciclo, per riconfermare il criterio dell’alternanza e per imboccare la strada della politica come confronto secondo le regole.

Insomma, oggi , nel momento in cui i provvedimenti  del governo del 30 giugno sono un buon avvio, i liberali devono cogliere l’occasione per non farsi abbagliare dai tentativi in corso di disinformazione . In Italia un’organica battaglia per le liberalizzazioni richiede un contestuale impegno per sviluppare una coerente mentalità politica liberale dichiarata e riconoscibile come soggetto politico. Senza lo sviluppo di questa strategia di coordinamento liberale, faticosa e non istantanea, si resterà nel migliore dei casi a declamare il liberalismo senza praticarlo. Siccome Liberal Cafè sta già affrontando questi temi, a maggior ragione credo dovrebbe sforzarsi di allargare il dibattito sul DL 30 giugno come spunto concreto  per moltiplicare l’attenzione sulle ragioni dei liberali. Soprattutto, sul fatto che i liberali non possono essere surrogati da chi non lo è.

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