Il liberalismo quale è (a Federico Orlando)

Al Vice Direttore di

Europa

 

Caro Orlando,

citi cortesemente un mio commento su Critica Liberale ad un incontro con i prof.Quagliarello ed Orsina, concluso domandando quale professore illustrerà  «il liberalismo qual è, e non quale vorrebbero che fosse i conservatori, che sono gli avversari più antichi e ricorrenti del liberalismo». Qui aggiungo. I liberali in politica, si possono dividere in riti che non siano liberali ? Oppure, il liberalismo può avere la funzione di mero aggettivo di partiti non liberali ? La risposta delle organizzazioni liberali internazionali è no. E’ quella giusta. Di più, una ragione non secondaria delle difficoltà italiane sta proprio nella inveterata abitudine di ridurre il liberalismo ad aggettivo di qualcosaltro e di dividerlo in riti non liberali. E con un buco di liberalismo, è arduo affrontare i problemi di oggi.

In questo quadro, Quagliarello non è un liberale di rito periano e Orsina non è un liberale di rito berlusconesco. Sono conservatori. Ed è normale visto che Pera e Berlusconi sono la negazione continua del liberalismo.  In realtà esiste un metro infallibile per individuare i liberali. Liberali in politica sono solo quelli che mantengono stretto il legame tra le idee liberali e i comportamenti effettivi, nel presente e sulle proposte per il futuro. Questo metro evidenzia che non è liberale chi appartiene alla CdL.

Oggi i liberali sono necessariamente dalla parte della coalizione Unione. Appunto per manifestare il loro modo di essere,  certo non per rinunciarvi. Per questo, nell’Unione, i liberali  distinguono tra Unione e Ulivo. L’Ulivo è un alleato dei liberali. Però esalta una prospettiva politica (il partito democratico) indefinita quanto a cultura, ad obiettivi e a progetti e dunque di fatto una promessa utopica, come tale divergente dal liberalismo e un regalo ai conservatori (che già speculano sul nuovo mini compromesso storico). Per coprire il buco di liberalismo in Italia, la strada non è sentire un profumo liberale dove non c’è. E’ fare dei liberali, i soli a concepire lo sviluppo come libertà, un sostantivo politico.

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