Uno scambio lettere con Paolo Palleschi sull’elezione di Napolitano

Da Raffaello Morelli a Paolo Palleschi, sabato 13 maggio 2006

Vedi, i Tuoi tempi nel vedere i fatti sono analoghi a quelli di D’Alema e in genere del grosso dei comunisti: pluridecennali. La storia dice che il comunista Napolitano è stato uno dei pochi comunisti  a vedere la realtà in tempi certo non  da liberale, ma comunque umani. Cominciò a dirlo pubblicamente negli anni settanta, lo ripeté all’epoca di Craxi e della scala mobile, ammise i ritardi dei comunisti ben prima della caduta del muro e da allora li ha ricordati non di rado, anche alla commemorazione del centenario di Malagodi il 12 maggio del 2004. Ma già, Tu vuoi ignorare ogni importante incarico istituzionale, italiano ed europeo, di Napolitano perché per Te esiste solo il potere esibito, anche se è senza il minimo spessore politico.

Vedi, non era obbligatorio che Tangentopoli degenerasse. E’ degenerata  anche perché quelli come Te sono corsi a dare patenti di liberalismo a Berlusconi (e quel che è peggio a Previti) rendendo così possibile, oltre che  il tentativo di stupro del liberalismo da parte dei conservatori e dei populisti, il negare malefatte e il praticare lo sprezzo per l’idea stessa delle regole nascondendosi dietro il giustizialismo di parte della magistratura, dietro i fantasmi dell’anticomunismo e dietro la mano libera data al vecchio mondo burocratico d’impronta ex dc.

Mi dispiace che Tu viva poco serenamente ma forse staresti meglio se, diversamente da Berlusconi e D’Alema, pensassi più alla politica e meno a quei puri rapporti di potere, che sono alla radice della campagna di Ferrara, Dell’Utri, Confalonieri, Feltri a favore di D’Alema in nome del Berlusconismo ( che ha avuto il solo risultato di travolgere  il povero Fassino coinvolto in una sorta di manifesto per un golpe costituzionale a favore del Presidenzialismo). Sarei infine curioso di sapere a quale chiarezza di posizioni caratteristiche fortemente positive ti riferisci, visto che la costante di D’Alema, prima e dopo la caduta del muro, è stata quella di avere le posizioni consigliate dalle personali esigenze di potere del momento. E spero che non crederai alla favoletta del ciuco volante, tipica, questa sì, della vecchia mentalità comunista, secondo cui sarebbe stato D’Alema a scegliere Napolitano ritirandosi. Si è ritirato perché, dopo aver tentato di forzare la mano, ha capito che anche questa volta  la battaglia era persa, non sulla pregiudiziale anticomunista (tanto che poi è venuto Napolitano ), ma sulle sue caratteristiche di capopartito non adatto al ruolo di garante perché dedito a reiterati tentativi di poter dominare tutto e tutti (ricordi il caso Unipol dell’ultimo semestre 2005 ? Oppure anche qui eri dalla parte di Fazio ?).

Ciao

Raffaello

Da  Paolo Palleschi a Raffaello Morelli, giovedì    11 maggio 2006

Sì, preferivo D’Alema. Considero la vitalità, l’intelligenza e la chiarezza delle posizioni caratteristiche fortemente positive. Anche quando le posizioni sono diverse dalle mie. E non credo affatto che un Presidente con posizioni chiare e motivate dia meno garanzie di un nonno dal presente inesistente e dal passato remoto discutibile (fu lui a dire che l’URSS, nel ‘56, portava la pace a Budapest).

Vedi Raffaello, ti stimo e mi stai simpatico. Hai però lo stesso difetto dei tuoi nuovi amici: sei convinto che sia sufficiente dire che Cristo è morto di freddo e poi ripeterlo, magari in tanti, per farlo diventare vero.

Voglio dire che se questa Italia retta da due vecchi esponenti del potere democristiano e da due vecchi comunisti è la conclusione del fulgido processo di rinnovamento del Paese cominciato con Tangentopoli (fu rivoluzione o retata?) forse qualcosa è andato storto anche a sinistra.
Se invece tutto questo ti convince, allora continua pure a raccontare che Cristo è morto di freddo. Finirai per convincertene. E vivrai più serenamente di me.

Ciao.

Paolo
PS: che c…. c’entrano Feltri, Ferrara, Dell’Utri e Confalonieri? E Amato, Marini e Dini saranno mica problemi tuoi?

 

Da Raffaello Morelli a Paolo Palleschi, giovedì 11 maggio 2006

Non ho capito. Preferivi D’Alema , per la gioia di Ferrara, Dell’Utri, Confalonieri, Feltri e di tutti coloro che mettono il potere innanzitutto al posto della politica ? E quanto al morire democristiani, secondo Te avrebbero dato più garanzie Amato, Marini e Dini ?

Da Paolo Palleschi a Raffaello Morelli, mercoled’ 10 maggio 2006 (in riferimento alla dichiarazione sulla elezione del Presidente della Repubblica)

Ho capito: moriremo tutti democristiani.

Paolo Palleschi

 

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