Una proposta dei liberali

Caro Ostellino,

la risposta che hai dato ad un componente della nostra Segreteria, Pietro Paganini, illustra con chiarezza il motivo per cui hai declinato l’offerta di Fassino. Noi condividiamo la Tua decisione, ma non la motivazione. E siccome, lo sai, resti un nostro punto di riferimento, ci permettiamo, in questa nostra riunione di Firenze, di esporti un ragionamento alternativo, anche nella speranza che possa portarTi ad una decisione alternativa.

Partiamo dal rapporto con i DS. Tu stesso, cortesemente, facesti da tramite per il nostro incontro a Milano con Fassino. Purtroppo ha avuto un seguito faticoso  e ad oggi non ha portato a niente. Puoi verificare le nostre posizioni leggendo le due lettere che alleghiamo e che gli abbiamo inviato insieme a  Enzo Marzo di Critica Liberale  in virtù del nostro patto di collaborazione. Il fatto è che i DS, invischiati nell’imbroglio culturale del partito democratico ulivista con la margherita, non desiderano (o comunque non sono in grado di desiderare) che nell’Unione ci sia una componente liberale e tanto meno una lista liberale (naturalmente nel senso di area vasta). Questo è il punto vero.
Le scuse addotte sono varie e vecchie ma sono state ridicolizzate dall’avvento della nuova legge elettorale che, per le coalizioni, ha cancellato il concetto di voto disperso . Il che, specie alla Camera, potrebbe rendere il voto dato alla lista liberale perfino decisivo. Per ovviare a questa realtà, Fassino o Ti propone la candidatura personale o giunge a ipotizzare (senza che però vi sia il via libera dell’alleato) liste liberali al Senato in cinque sei regioni. La soluzione della candidatura personale copre la volontà di non dare  ai liberali rappresentanza  vera, cioè supportata elettoralmente; la lista in qualche regione è un marghingegno con la stessa finalità,  poiché,  con la sola presenza in qualche regione, non vi sono né i diritti mediatici nazionali né la possibilità di lanciare l’immagine dei liberali nell’Unione. E non avendo risorse adeguate, non è possibile supplire altrimenti per puntare su questo preciso messaggio che attaccherebbe in concreto e senza possibilità di replica uno dei capisaldi della propaganda berlusconiana:  in Italia  i liberali scelgono, senza imbarazzati distinguo, la loro collocazione naturale di portatori del riformismo liberale in collegamento con la sinistra.
Tutto questo ragionamento si basa su un punto di partenza che è evidentemente  diverso da quello che Tu affermi. Se fosse vero che un individualista un pò anarcoide, come credi sia un intellettuale liberale che voglia restare tale, non fosse strutturalmente capace di schierarsi e dovesse rinunciare a fare politica, allora il liberalismo politico non potrebbe esistere. Capiamo che è una tesi ricorrente nella scuola di Bobbio ( che la estendeva in genere ai portatori del senso critico rispetto ai partiti organizzazione di massa), però è una tesi che non solo è smentita dalla realtà di altri paesi ma che non regge neppure sul piano teorico. Perché non spiega il motivo per cui l’esperienza dimostri come il sistema della libertà sia nel tempo quello più vitale e coerentemente efficace. In assenza di gruppi politici esplicitamente liberali, il sistema della libertà può andare avanti solo in modo assai più lento e contorto. Dunque anche l’intellettuale liberale può fare politica restando sé stesso, anzi proprio per restarlo. Croce, pur antenato della tesi  di Bobbio, non per caso avvertì comunque la necessità di fare politica.
Giustamente Tu scrivi che la politica non è il Tuo mestiere. Ma non è detto che ad un bravo professionista sia inibito, almeno una volta nella vita, di fare politica attiva. Noi Ti chiediamo perciò di schierarTi con tutti quelli, come noi e come altri, che intendono fare lo sforzo per far crescere anche in Italia una politica basata sulla libertà innanzitutto e sul metodo critico. Una politica non solipsistica e non chiusa in sé, impegnata in alleanza con chi, seppure con altre idee, può contribuire ad una crescita riformista che non sia una indistinta e confusa utopia ma  al contrario sia fondata sulle diversità di culture e su precise scelte di cose da fare. Per procedere esiste solo la strada che perfino Bertinotti ha indicato: farsi partito, esser presenti con una propria formazione elettorale. La quantità viene dopo e comunque, con la nuova legge elettorale, anche un voto può risultare decisivo.
Noi siamo in grado di sostenere nelle circoscrizioni la parte organizzativa per mettere in campo le liste alla Camera. E la linea politica sarebbe quella dell’appello per la cultura liberale dell’Unione (anche questo allegato qui di seguito) che viene lanciato da Critica in questi giorni con firme di intellettuali comunque significative . Se Tu accettassi di fare il capolista dei liberali in tutta Italia , potresti “convincere” Fassino e far scattare in lui quella determinazione ( di assumere una linea autonoma dai suoi alleati che di fatto sono  i più vetero anticomunisti dell’attuale panorama politico) che per ora non si è manifestata e farlo decidere a dare l’appoggio delle cinquantamila firme necessarie. Anche perché, insistiamo, non ci sembra proprio che l’Unione sia in grado di sopportare a cuor leggero la prospettiva che moltissimi liberali, non trovando quello che cercano, si astengano. La Tua accettazione sarebbe una scelta importante, ai limiti del clamoroso, che potrebbe  influenzare un poco il clima complessivo del panorama elettorale italiano. Capeggiare una lista liberale sarebbe la vera alternativa alla fassiniana riproposizione degli indipendenti di sinistra, oggi come allora inadeguata per mutare il quadro politico.
Saremo grati di una Tua meditata (non quanto al tempo, che resta poco) risposta e Ti assicuriamo che la presente proposta resterà rigorosamente riservata fino a che Tu non ne consentissi espressamente la diffusione.
Con i più cordiali saluti

la Direzione della FdL

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