Sulle candidature alle primarie dell’Unione (a Franco De Benedetti)

Egregio senatore,
sarebbe auspicabile che la sua iniziativa per un candidato dei riformisti – e in particolare la motivazione sottostante – fosse l’occasione per aprire un dibattito in tutta l’area riformista e non solo in quella DS, senza dubbio importante ma non esaustiva delle  proposte riformiste possibili.

Di fatti, la scelta fatta il 16 giugno dal vertice dell’Unione – a prescindere dal giudizio che se ne voglia dare – ha costituito un cambiamento strutturale. La fine della pretesa che il fulcro della coalizione fosse  una federazione prodromica al partito unico in tempi cadenzati e stretti  e la trasformazione delle primarie  in primarie a carattere programmatico e non strumentalmente plebiscitario. In pratica, un ribaltamento dell’impostazione seguita negli anni, anche se pericolosamente tardivo, a  giudizio di noi liberali.

Come Lei esattamente dice, il profilo politico dell’Unione sarà frutto di una contrapposizione dall’esterno. Questo sistema è corretto in linea di principio . Ma adottato solo all’ultimo tuffo, potrà risultare efficace nel definire la piattaforma da contrapporre al centro destra solo a condizione che eviti di essere una parata di corpi militari inquadrati ma sia uno strumento di sviluppo del confronto tra i progetti concorrenti per amalgamare in termini politici la coalizione attraverso un voto condiviso. Una coalizione ormai riconosciuta come quello che  non poteva non essere, una coalizione tra differenti filoni culturali, non un qualcosa di indifferenziato.

E’ in questo quadro nuovo che anche noi liberali – che siamo stati tra i fondatori della coalizione dell’Ulivo nel 1995 e poi progressivamente emarginati dopo il 1996 dai fautori dell’ulivismo indifferenziato ma non per questo passati nel campo della maggioranza di centro destra –  da sabato 20 stiamo prendendo in serissima considerazione la possibilità ( qualora le regole di accesso non siano pensate per preselezionare a tavolino l’offerta politica su cui gli elettori del centro sinistra saranno chiamati ad esprimersi i primi di ottobre) di candidare alle primarie del centro sinistra un liberale su una piattaforma dichiaratamente liberale.

Non per tentare esibizioni di forze numericamente modeste. Al contrario per rivendicare la mentalità e  le proposte liberali ( che avrebbero  una  grande forza relativa se solo circolassero con facilità, cosa che in Italia non avviene) e contribuire così a far emergere un complessivo  profilo politico del centro sinistra  meno lontano da quello di un’opposizione liberale dotata di una credibile piattaforma di programma e dunque pronta a governare. Questo è, secondo noi, il profilo giusto  per riuscire a battere il centro destra alle politiche. Il che non si può dare per scontato, specie se andrà in porto il cambiamento tattico strategico profilato da Berlusconi, vale a dire la costruzione di un nuovo soggetto politico popolar conservatore, dai forti tratti confessionali, che gli consenta di mantenere una posizione di reale controllo del centro destra senza esporsi in prima persona quale candidato Presidente del Consiglio nel 2006.

L’appello che Lei ha fatto per una candidatura dei riformisti della sinistra avverte con tempestiva chiarezza la questione della necessità di idee nuove. I liberali ne sono fisiologicamente e storicamente portatori ma in Italia , per motivi profondi e complessi, non è pensabile che le idee nuove divengano politiche nuove realizzabili senza l’apporto di una sinistra raziocinante, dinamica  e non corporativa che sappia aprirsi e non chiudersi alla globalizzazione, che comprenda le ragioni degli altri e non pretenda di assorbire o di rappresentare tutti.

L’obiettivo comune dei liberali e dei riformisti deve essere di dare  al centro sinistra un profilo adeguato. Che risponda alle esigenze della politica davvero partecipata democraticamente, come chiede Bertinotti, ma che lo faccia senza indulgere alle contraddizioni e ai salti in avanti utopici dell’antagonismo di cui è intessuta  la ricetta di Bertinotti. Per raggiungere questo obiettivo, e in tempi ormai così stretti, è necessario che tutti coloro che hanno qualcosa da dire in termini culturali e politici e lo vogliono dire, possano ciascuno esprimersi apertamente alle primarie del centro sinistra. Poi, quanto più le primarie saranno state un confronto politico vero e non la prosecuzione dell’antipolitica dei personalismi e delle truppe schierate tatticamente,  tanto più i successivi sviluppi programmatici, tenendo conto delle  indicazioni dei cittadini, potranno assestarsi su una piattaforma equilibrata, su temi e tempi definiti, e dare fondamento ad una  coalizione che  possa conquistare la fiducia della maggioranza degli italiani.

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