Candidature liberali alle primarie dell’Unione

Caro Direttore,

inteso come serio interrogativo politico fuori della pratica che ha ammorbato il maggioritario – cioè il personalismo al posto dei programmi – il Suo quesito sulle candidature alle primarie dell’Unione è senza dubbio tempestivo e importante.

A noi liberali pare che sia davvero l’occasione giusta non tanto per una candidatura del personaggio Pannella quanto, in termini politici,  per  una candidatura dichiaratamente liberale su una piattaforma liberale. Questo perché la scelta fatta il 16 giugno dal vertice dell’Unione – a prescindere dal giudizio che se ne voglia dare – costituisce una rilevante novità  sotto due aspetti. Da un lato il centro sinistra ha (finalmente) smesso di pretendere che il fulcro della coalizione sia una federazione prodromica al partito unico in tempi cadenzati e stretti  e di conseguenza tradotta in una lista unica nel proporzionale. Dall’altro lato, il centro sinistra ha accettato di svolgere delle primarie a carattere programmatico e non strumentalmente plebiscitario. In pratica, si è trattato di un ribaltamento dell’impostazione seguita negli anni, anche se pericolosamente tardivo.

La presenza di una candidatura dell’area liberale è divenuta così praticabile. Si potrebbe dare alla complessiva proposta del centro sinistra una connotazione meno lontana da quella di un’opposizione liberale dotata di una credibile piattaforma di programma, e dunque in grado di battere il centro destra. Cosa questa ancora tutta da realizzare, tanto più se andrà in porto il cambiamento tattico strategico profilato da Berlusconi, vale a dire la costruzione di un nuovo soggetto politico popolar conservatore, dai forti tratti confessionali, che gli consenta di mantenere una posizione di reale controllo del centro destra senza esporlo in prima persona quale candidato Presidente del Consiglio nel 2006.

La partecipazione alle primarie del centro sinistra dell’area liberale ( che è più ampia e non del tutto coincidente con le scelte di metodo e di operatività compiute dai radicali negli ultimi anni) consentirebbe oltretutto di ribadire l’autonomia e la visibilità del filone culturale liberaldemocratico e di  collocarlo (fisiologicamente) nell’opposizione al governo di centro destra e alle sua impostazione (come minimo assai distante dalla cultura, dai programmi e dai comportamenti liberali).

Ovviamente, proprio per essere così ghiotta, questa partecipazione dell’area liberale alle primarie presenta problemi rilevanti, a cominciare dalle modalità di accesso alle primarie che l’Unione sta decidendo e che è da augurarsi non siano strumentalmente chiuse. Se ce ne saranno le condizioni, pensiamo di promuovere quanto prima un incontro insieme a  tutti coloro che dovrebbero essere interessati ( a cominciare da Pannella ) alla costituzione di un raggruppamento liberaldemocratico che dia un contributo programmatico rilevante al formarsi della coalizione di centro sinistra. Insomma, un’iniziativa mobilitante e soprattutto chiara nei suoi diversi aspetti, politica ma non politicante nè personalistica, ambiziosa ma non utopica, definita nella sua specificità culturale, e dunque lontana dalla indistinzione ulivista. Un’iniziativa che anche per il centro sinistra potrebbe risultare decisiva.

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