Il calcolo totale e l’anomalia liberale

La proposta politica dei liberali verte sul come meglio organizzare l’espressione e la convivenza di individui diversi. Ciò nella convinzione che i loro diversi modi di pensare e il loro libero confrontarsi costituiscano il sistema più efficace, secondo l’esperienza storica, di conoscere di più e di rendere ciascuno più libero nelle condizioni di vita e nella mente. Dunque l’essere liberali in politica presuppone il riconoscimento dell’altro ma anche la possibilità di comunicare, di distinguere e di classificare senza che distinzioni come il sesso, la religione, le idee, la razza portino a limitare in alcun modo la personalità del cittadino.  Naturalmente moltissimi, nel passato e nel presente, sono stati anche accanitamente contrari a questa impostazione come su altri punti fermi del liberalismo e nell’ottica liberale hanno il diritto di esserlo. Non possono però pretendere di dirsi liberali negando il liberalismo.

L’articolo di Gianluca Iodice a sostegno della legge 40 esprime civili opinioni della cultura conservatrice religiosa. Solo che, come capita non di rado, quasi vergognandosi della sua natura vorrebbe battezzare la sua cultura con il nome di cultura liberale. Comincia con definire paradossale e scioccante che i liberali abbiano sostenuto e sostengano il SI ai referendum.  Ma non dice perché. Né si chiede se magari il fatto paradossale sia che cerchi di far passare la sua  concezione come liberale. Cerca di nascondere questa carenza decisiva dietro affermazioni apodittiche ( tipo il liberalismo, nei suoi secoli di riflessione, dovrebbe insegnare ai suoi estimatori quanto poco ci sia di liberale nel SI ) e dietro fantasiose analogie sull’economia pianificata della Vita, che deriverebbe dal lasciare il processo della procreazione alla libera scelta delle persone coinvolte. Lo stato liberale, secondo Iodice, dovrebbe affidarsi alla legge 40 per imporre a tutti il riconoscimento della pubblica tutela giuridica istantanea del qualcosa che si forma al momento della fecondazione sessuata. Una tutela pubblica concepita contro la libertà delle persone che ne sono all’origine e che dovrebbero assoggettarsi a quello che non vogliono trasformandosi in rotelle inconsapevoli di una vitalità priva di riflessività individuale ( questa sì che è davvero la banalizzazione del corpo). Il tutto fondato sul presupposto (non liberale) che l’individualità precede, non dico la consapevolezza matura, ma perfino l’abbozzarsi dei meccanismi organici per  raggiungerla. Solo che l’individualità intesa come soggettualità pensata nella mente del Signore , è una opinione teorica da rispettare ma del tutto estranea alla pratica di costruzione evolutiva della società civile, oltre che della scienza e di secolari tradizioni giuridiche, anche ecclesiali. E dunque estranea al liberalismo, meglio contrapposta.

L’individuo di Iodice è talmente poco liberale che riduce il sé ad un ambiguo concetto di proprietà e poi, altrettanto ambiguamente, concepisce la legge come derivato dalla necessità di proteggere e far rispettare la proprietà. Il che presuppone la concezione dell’homo hominis lupus, una ostilità all’altro da sé, una chiusura nel proprio mondo, che è l’esatto contrario della convivenza tra  diversi secondo le regole che è alla base del costituzionalismo liberale. Per un liberale la proprietà si radica nell’impegno per costruirla non al di fuori ma dentro il quadro della società, facendo i propri interessi ma sempre tenendo presente che anche gli altri hanno i loro interessi da riconoscere perché espressione di una uguale dignità umana. La proprietà dell’uno si collega alla proprietà degli altri in un rapporto che non è a somma zero e che non è il solo parametro – o nemmeno necessariamente quello prevalente – dell’individuo o di una società liberale ( che è tutto un altro, la cittadinanza responsabile fondata su individui capaci di sviluppare il senso critico). Da qui l’etica costruttiva dei liberali come impegno di lavoro per esprimersi e come marchio di genuinità nel successo secondo il merito.

Il rilievo che  Iodice da all’origine divina del diritto di proprietà, sembra rispondere ad un bisogno di preoccuparsi non di quello che l’individuo può fare sulla terra con le sue opere ( che è l’asse portante del liberalismo politico) ma solo della possibilità dell’individuo di riconoscere i segni del divino e del suo mistero ( attitudine di cui il liberalismo, unico tra le culture politiche, riconosce il diritto individuale o di gruppo, però come caratteristica complementare  non contraddittoria con i rapporti interpersonali della convivenza e certo non sostitutiva dei criteri di convivenza e addirittura loro fonte regolatrice).  Mentre il liberalismo concepisce l’individuo in carne ed ossa come centro autonomo dei rapporti di vita, Iodice è alla ricerca di una rassicurante autorità in cui l’individuo si annulli riconoscendo  l’imprescrutabile disegno; mentre il liberalismo è fondato sullo sforzo di conoscenza, Iodice, consapevolmente o no, teorizza la fede come fonte dei rapporti intepersonali.

Nel finale poi Iodice ricorre apertamente alla pratica della confusione terminologica.  Afferma che non è lecito legiferare sulla Persona, sul suo statuto, e che al massimo si può, andando con i piedi di piombo, regolarne la difesa. Ma cosa intende come persona ? Se la persona è l’individuo soggetto giuridico, allora è proprio la legge 40 che legifera sull’individuo e lo attacca nella sua autonomia e dunque il SI ai referendum è doveroso. Se invece con persona si  intende ( come lo Iodice intende)  la soggettualità pensata nella mente del Signore, allora l’emanazione della Legge non viene affidata al confronto tra i cittadini bensì al Libro Sacro e di conseguenza alle caste, ai gruppi chiusi, alle comunità che se ne dicono gli interpreti autoreferenziali e si arrogano il potere di dettare agli individui come vivere e come scegliere. E’ in quest’ultima situazione che la Legge definisce la persona e il suo status , che la persona è tale in quanto parte dello Stato come autorità del Libro. Lo stato liberaldemocratico è nato e si evolve quotidianamente proprio contro questi pericoli ( si chiamano totalitarismo) ponendo al centro l’individuo cittadino che di continuo si confronta per determinare le regole di convivenza. Iodice ribalta ogni procedimento logico e tutta l’esperienza storica. Appare assorbito dalla rincorsa spasmodica verso qualcosa che protegga e rassicuri a prezzo della libertà individuale e della sua autonomia . Vuole evitare una legge umana che dia la possibilità di scegliere all’indivduo, perché vuole una legge non umana che, imponendo un comportamento, eviti i dilemmi e la fatica dello scegliere in autonomia ( questa sì che è pseudolibertà) . Tanto da negare lo status democratico ad una legge umana che affidi alle persone coinvolte la scelta di come procreare, preferendo che una Legge non umana imponga anche ai non credenti la fede in ciò che non esiste se non nel pensato dal Signore.

Il finale è di nuovo all’insegna del  gioco delle tre carte. Non sono i liberali bensì gli eccessi del proibizionista e non compianto Ministro Sirchia ad aver trasformato una campagna per il responsabile esercizio del fumo ( perché il riflesso sull’altro del fumo è fatto scientificamente accertato) in una sorta di caccia all’untore. Ma Iodice, fautore convinto della Legge “divina”, ritorna alla concezione proprietaria del diritto individuale ad agire senza curarsi degli altri ( concezione opposta al liberalismo) anche a costo di disconoscere implicitamente gli effetti negativi del fumo passivo. Per lui l’essenziale è respingere ogni idea ( liberale ) di convivenza come confronto tra cittadini sulle regole da darsi per bilanciare gli interessi di ognuno sulla base dell’esperienza.

Iodice, per non dire apertamente che accusa il liberalismo di essere liberale, si inventa la favola dei liberali che non sono liberali perché pensano prima di tutto agli individui in carne ed ossa. Ma perché non ha il coraggio di riconoscere la sua scelta conservatrice di stampo religioso? Non  è mica una malformazione o un comportamento disdicevole, insomma una vergogna. E’ un modo d’essere non liberale ma del tutto lecito umanamente e intellettualmente .

 

 

 

 

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