L’ambiguità di un appello contro l’eugenetica

Dieci noti personaggi pubblici, ( Giuliano Amato, Piero Fassino, Giuliano Ferrara, Ernesto Galli della Loggia, Giorgio Israel, Miriam Mafai, Angelo Panebianco, Francesco Rutelli, Nicoletta Tiliacos, Livia Turco ) hanno lanciato sul Foglio un appello contro l’eugenetica che è apprezzabile per l’intento di stimolare una riflessione ma che è al fondo assai ambiguo.  Il testo dell’appello è questo: “Abbiamo opinioni diverse e in qualche caso opposte sulla legge 40 sottoposta a referendum. Condividiamo tuttavia una ferma opposizione alla pratica eugenetica, all’idea recentemente rilanciata da James Watson che esista un diritto alla fabbricazione di figli à la carte. Ha scritto Mary Warnock: “Sono certa di una cosa: permettere ai genitori di stabilire che i figli siano di un certo tipo sarebbe un disastro”. Condividiamo questa certezza. Quale che sia l’esito del referendum, su questo aspetto della questione manterremo fermo il nostro impegno.”

Dunque i sottoscrittori, divisi sul giudizio a proposito  della legge 40, condividono una ferma opposizione alla pratica eugenetica e in particolare all’idea del premio Nobel James Watson, che ha detto di non vedere un problema nello scegliere il sesso di un figlio. Ma di quale pratica eugenetica e di quale opposizione parlano ?

L’eugenetica ha un significato sinistro perché rapportata agli inumani esperimenti nazisti imposti alle vittime delle persecuzioni razziali. E indica pratiche in cui si assoggetta il processo procreativo a una selezione forzata esterna alla coppia. Solo che per impedire l’eugenetica così definita non occorre la legge 40 o altra norma analoga, basta il ricorso a tutte le norme che nell’occidente garantiscono  la libertà dei cittadini contro la violenza, contro i ricatti e contro ogni tipo di sopruso. Resta il vero interrogativo, se si può etichettare come eugenetica il desiderio della coppia, ancestrale e diffuso, di avere una discendenza con particolari caratteristiche e la conseguente volontà di ricorrere a tecniche scientifiche per esaudirlo. I firmatari, quando asseriscono di opporsi all’eugenetica, si oppongono anche a un desiderio del genere ? E se sì, la loro opposizione è o non è di tipo legislativo? Sarebbe necessario capirlo per comprendere il senso reale dell’appello.

Se infatti i firmatari intendessero opporsi a livello legislativo al desiderio della coppia di avere una discendenza con certe caratteristiche, l’appello assumerebbe un senso preciso. Agitare la bandiera conservatrice della paura dei cambiamenti che la convivenza umana può produrre. Un atteggiamento simile va contro l’esperienza  plurisecolare. Le leggi possono creare ostacoli circoscritti e caduchi senza bloccare i cambiamenti che la coscienza umana ricerca attraverso il conoscere di più.

Cosa diversa sarebbe se i firmatari intendessero proporre di far riflettere sui possibili, e anche potenzialmente gravi, difetti di una selezione  forzata fondata sì sul desiderio della coppia ma di una coppia che, in qualche accorgimento scientifico oggi disponibile, cerca la scorciatoia per una discendenza messa al riparo dalle incertezze di cui è fatta la vita. In questo caso, l’appello sarebbe un invito positivo perché ognuno eserciti il senso critico e non chieda alla scienza quelle sicurezze che la scienza dichiara apertamente  di non poter dare. No alle proibizioni, sì alle maturazioni.

Credo che il padre della doppia elica, James Watson abbia ragione, almeno nel senso che un desiderio di avere figli migliori non può essere un problema affrontabile in sede legislativa. E credo che anche quanto afferma la Baronessa Mary Warnock vada letto nella stessa chiave educativa e non in un’ottica proibizionista.  Del resto si tratta dello spirito pragmatico che, con la omonima commissione nei primi anni ‘80, affermò il principio gradualista dell’utilizzabilità dell’embrione a fini di ricerca per 14 giorni dato che “non si tratta di dire se è una vita umana o no, perché è evidente che sì; si tratta di stabilire quando questa vita umana debba avere la tutela giuridica”.

Non si sa se i firmatari ritorneranno sull’argomento per dare la loro interpretazione autentica. Dall’esterno per ora prevale l’impressione che l’ambiguità sia connaturata all’appello. Per alcuni è servita  a mostrare di non essere laici a tutto tondo (che per loro significherebbe  distaccarsi troppo dalla religione in campo civile ), per altri è servita a mantenere una parvenza di legami anche con il mondo della scienza ( facendo attenzione a non coglierne lo spirito strutturalmente antiproibizionista), per altri ancora è servita a trovare almeno una questione su cui si riconosca la necessità di stabilire per legge quale è la giusta scelta etica del cittadino ( tanto per far passare una sorta di amarcord stalinista ). E del resto questa ambiguità è funzionale al tipo di confronto sui referendum, in cui i sostenitori del NO sono riusciti a far parlare pochissimo della questione di fondo, e cioè della opportunità o meno di stabilire per legge questioni che attengono alla responsabile coscienza dei cittadini coinvolti nella procreazione.

Sarà bene che tutti i liberali – in quanto fisiologicamente fautori della laicità delle istituzioni, massima garanzia di libertà per credenti e non credenti – seguano con cura questo tipo di dibattiti. Occorre riaffermare con decisione i principi e lo spirito della cittadinanza aperta, che spesso vengano negati senza dirlo, nel momento stesso in cui si pongono le premesse culturali per far risorgere i fantasmi dello stato etico e  le pulsioni  integraliste.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Conoscere, sul tema Quadro politico, sul tema Separatismo e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.