Considerazioni in vista di una riunone dei liberali

Circolare ai quadri della Federazione dei Liberali

 

Cari amici,

ringrazio Beppe Garassino per le Sue considerazioni che di certo sono poste ed esposte ragionevolmente, comunque la si pensi. E oltretutto in queste settimane e in questi stessi giorni sono emersi fattori che paiono oggettivamente rappresentare  l’avvio di una nuova fase politica, senza contare che fra un mese e mezzo vi sarà il referendum sulla legge della procreazone medicalmente assistita. Quindi mi pare esistano le condizioni per una riunione preparatoria intanto fra gli amici coinvolti da Garassino e gli altri che intendessero intervenire.

Credo potremmo trovarci a Firenze, probabilmente a Villa Arrivabene ( ma saprò esservi più preciso entro quarantotto ore) , il giorno sabato 7 maggio dalle 10,45 alle 17,00 più o meno.

Trovandoci di persona, si potrà toccare con mano la situazione anche psicologica di chi intende protrarre il tentativo di una autonoma presenza liberale ( che ovviamente è cosa del tutto diversa da separata o aventiniana ) di certo meglio di un preventivo scambio di mail che mi pare potrebbe caso mai divenire utile dopo questa riunione per approfondire se del caso gli aspetti politico programmatici od operativi.

Per parte mia, come ebbi occasione di scrivere a metà marzo in occasione della convocazione di una riunione lombarda, ho ritenuto opportuno evitare di far diventare monchi gli organi convocandoli. Né sono ora sicuro che siano maturate le condizioni per un auspicabile superamento della illusione di alcuni amici circa scorciatoie politiche meno impervie rispetto alla difficile strada  percorribile dai liberali ( e che a parere mio non può essere elusa se si vuol contribuire all’uscita dal pantano dell’assenza di politica).  Ma trovo giusto trattarne di persona, proprio per il protrarsi di queste evidenti problematiche. A marzo scrivevo che mi paiono difficilmente confutabili tre punti: primo, le scelte dei liberali non sono compatibili con il centro destra, secondo , idee e comportamenti dell’opposizione liberale non si possono confondere con il vuoto programmatico e con le incoerenze del centro sinistra ( in cui il solo a fare  politica è Bertinotti,  purtroppo su posizioni di merito lontane dal liberalismo), terzo, se i liberali non arrivano a capire che la cosa decisiva è rimettere in piedi non un’associazione di reduci, bensì un movimento dichiaratamente liberale, i tempi di uscita del paese dalla crisi politico civile di rappresentanza e di funzionalità istituzionale saranno in ogni caso enormemente più  lunghi e più complessi ( con buona pace di tutti coloro, soprattutto dell’area dei conservatori, che anche in queste ore inneggiano al bipartitismo del “o di qua o di là”) . Ne aggiungo un quarto e un’osservazione. Il quarto è che, con tutta la serietà e professionalità di cui è dotato Follini, non è possibile ritrovarsi nella prospettiva politica dell’UDC a meno di non voler collaborare alla rinascita delle logiche e dei metodi democristiani ritenendoli essenziali per il paese, e dunque di rinunciare alla prospettiva liberale. L’osservazione è che personalmente concordo con quella parte del vertice dell’Unione e con il Presidente del Consiglio che considerano tutt’altro che scontata, oggi, la vittoria dell’Unione nel 2006.

Ritenendo infine la laicità delle istituzioni una questione basilare per costruire una politica liberale, mi permetto di allegare  un’intervista a Severino e un articolo di Rusconi apparsi la scorsa settimana in occasione della nomina di Benedetto XVI perché mi sembrano toccare punti di fondo del liberalismo. Allego anche un articolo di Ostellino sulla grande paura dei DS in cui si trovano interessanti riflessioni sui possibili equilibri derivanti da un’Unione vittorosa.

 

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