Un progetto politico ci vuole (a Pier Luigi Battista)

Egregio Dottore,

complimenti per il Suo articolo di oggi che tocca con pungente allusività un punto chiave dell’Italia odierna. De Gasperi non ha veri eredi perché lui, credente non di comodo, non pretese mai che i democristiani fossero la stessa cosa dei laici e potessero rappresentarli. Oggi, viceversa, i poli convergono nella pretesa di risolvere il rapporto tra mentalità religiosa e mentalità laica teorizzando l’indifferenza tra i due modi di essere.

Da qui, la rinnovata bulimia della sinistra con l’Unità che edita De Gasperi e lo scambio di ruoli tra Pera e Casini nel celebrare De Gasperi e Spadolini. Nulla di male, ma un segno dei tempi. C’è un’ostilità di fondo all’idea che si collabora solo tra diversi, non tra uguali. Si persegue la indistinzione delle identità politiche, si affossa il dibattito politico e non si riesce a fare e a rispettare i programmi, che sono il tipico prodotto contrattuale delle coalizioni tra diversi per proporsi all’elettorato.

De Gasperi è stato un grande statista perché praticava fino in fondo le distinzioni e offriva un progetto politico ampio di riforme concrete ( il sen. Pera, seppur studioso non incline alla coerenza comportamentale, non può negare che il progetto De Gasperi non si è mai esaurito nell’anticomunismo che pure era una delle sue componenti operative).

Bisognerà pur trovare il modo di dare a queste posizioni il rilievo di cui il Paese ha bisogno per poter guarire dalla anomalia che lo affligge.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni politiche e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.