A proposito del referendum sulla legge 40 (ad Antonio Polito)

Egregio Direttore,

è molto apprezzabile il Suo intento di discutere e far discutere sul clima politico creatosi a seguito della legge sulla procreazione assistita. Nel merito, tuttavia, mi pare faccia capolino la tendenza ad adattare la discussione alla tradizionale mentalità della sinistra che ha perso sì il pelo antagonista ma fà fatica a staccarsi da alcuni vizi.
Con riferimento al giornale di stamani, si possono cogliere alcuni dei numerosi sintomi di questa residua mentalità preoccupata di non staccarsi dai vecchi schemi compromissori. Innanzituto l’evidente preoccupazione di non abbandonare la linea che nega la profonda diversità, in politica, tra mentalità religiosa e mentalità laico liberale. Si scrive “sì al referendum no alla guerra di religione”, quasi che fossero gli oppositori della legge a voler la guerra di religione mentre fatti, cultura e scienza ci dicono che è esattamente il contrario, sono i conservatori religiosi oltranzisti a volere imporre la loro visione chiusa. Poi si puntualizza in modo contraddittorio ( per non dire confuso) che la ribellione alla legge non è fatta in nome della laicità dello Stato, ma della modernità e della parità di trattamento giuridico, come se non fosse proprio la laicità delle Istituzioni ad assicurare, nella stragrande maggioranza dei paesi evoluti, la modernità, l’uguaglianza dei cittadini e la tutela dei loro diritti soggettivi.
In un altro articolo, la preoccupazione (fondata) è per le faglie aperte nel centro sinistra. Ma ci si affretta a rammaricarsi della prima, vale a dire che il centro sinistra non ha superato la separazione tra laici e cattolici per cui era nato. A parte l’infondatezza storica dell’assunto ( io c’ero fisicamente), è davvero singolare prepararsi ad un referendum sulla fecondazione assistita rifiutando di constatare che il solo modo di non esasperare i conflitti a base religiosa è non fare della fede una fonte legislativa, cioè di adottare il principio della laicità delle istituzioni, che è un principio di civiltà democratica, accettato nei decenni da grandi personaggi di credo cattolico, da Alessandro Manzoni ad Alcide De Gasperi a Carlo Arturo Jemolo, praticato in Europa e soffocato in Italia dai conservatori religiosi con l’apporto dei partiti di ispirazione cattolica.
La laicità delle Istituzioni, lungi dal significare l’imposizione dell’ateismo di stato o dell’agnosticismo, significa solo impedire che la fede venga trasformata in fonte legislativa e i precetti religiosi in obblighi civili e, in una società multireligiosa, costituisce l’unica e solida garanzia di pacifica convivenza. Se non si ha questa consapevolezza e non ci si batte a viso aperto per questo principio civile che, purtroppo per Socci, non impone una morale pubblica, sarà pressoché impossibile arginare la nascente Vandea che già investe la revisione della legge sull’aborto. Non illudiamoci che Follini, vero ex dc, possa riportare alla antica prudenza democristiana un mondo religioso di parte cattolica che pressoché quotidianamente è sollecitato con appelli mediatici di grande impatto ad ottenere che le leggi si ispirino ai valori religiosi.
Infine, dettaglio del tutto minore rispetto a quanto sopra, solo un preoccupante fraintendimento di che cosa siano il liberalismo e i liberali può far scrivere che Giuliano Ferrara è un liberale quando, nelle sue collocazioni politiche, egli ha costantemente interpretato il ruolo del conservatore aggressivo e autoritario che si contrappone alle idee e al metodo liberale.
Concludendo, l’iniziaitiva di discutere e far discutere è molto apprezzabile, ma finché resterà nei confini dei vecchi vizi della sinistra e della diffidenza ( se non di aperta ostilità) verso il mondo laico e liberale, sarà molto difficile opporsi con successo al neoconservatorismo religioso e in particolare alla prevalenza politica del centro destra.

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