Domande equivoche ai moderati (a Gianfranco Pasquino)

Non ho letto l¹Intervista sui Moderati di Follini, ma, conoscendoLa, immagino che siano appropriate (nonostante il lapsus sull¹incarico politico ricoperto dall¹intervistato, che è Segretario dell¹Udc non subentrato a Volonté quale Presidente del Gruppo alla Camera) le valutazioni della Sua recensione tutta in chiave ironica. Ma se è così, allora mi colpisce il fatto che sia un¹ironia un po¹ indispettita, quasi che fossero altre le Sue aspettative sull¹on.Follini, al punto di farla parlare di occasione perduta. In questo, ahimé, ritrovo il residuo rumore di fondo della sinistra che non distingue moderati ed ex-democristiani e che, nonostante innumeri prove sperimentali, ancor oggi affida la chiave del cambiamento agli ex democristiani e non all¹area liberale e laica.

L¹equivoco sta nel fatto che moderati è la sostantivizzazione di un aggettivo, ³moderato², che può esser riferito al metodo utilizzato per cambiare le cose con sagace determinazione o al contrario al felpato ma fermo opporsi al cambiamento magari con la dilazione. Nella prima accezione, moderati può essere un modo un po¹ sottotono per indicare i liberali, nella seconda moderati indica la parte conservatrice, che, come dimostra la parabola dc e dei popolari europei, è l¹anima reale di chi fa politica in stretto rapporto con le organizzazioni religiose. Non c¹è bisogno di sottolineare che le due posizioni sono fisiologicamente distinte e non di rado avversarie.

Le domande poste ai moderati nella Sua recensione, mi pare risentano di questo equivoco. Perché mai i moderati del 2° tipo dovrebbero creare situazioni nuove e scompaginare il centro destra e il centro sinistra ? Il centro destra ha troppe venature populiste ma è saldamente in mano ai conservatori, che praticano politiche conservatrici anche quando riformano ( e dunque sono i conservatori “vincenti” a differenza del centro sinistra votato all¹establishment, vale a dire ai conservatori “perdenti”). Oltretutto, i moderati del 2° tipo si fanno forti del fatto che, quando le circostanze richiedono di farsi valere all¹interno del centro destra, subito scatta da parte della sinistra (anche quella di governo) il riflesso condizionato del soccorso rosso esterno.
Dunque, perché aspettarsi dall¹on. Follini un¹indicazione di una sua volontà di operare per la ristrutturazione del sistema politico? Se il centro-sinistra continua a baloccarsi con l¹ulivismo indistinto, con la laicità delle Istituzioni ridotta ad affare di coscienza, con le liste unitarie (di cui ciascuno dei contraenti da motivazioni opposte) , con l¹affidarsi a ricorrenti esibizioni muscolari ( invece che ad una credibile piattaforma alternativa di governo), il dopo Berlusconi è già scritto e purtroppo sarà una nuova espressione dei conservatori (cui nel frattempo si è unito Fini).

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