Sulla proposta di lista unitaria alle Europee (ad Antonio Polito)

Dr.
Antonio POLITO
Direttore
IL RIFORMISTA

Egregio Direttore,

il Suo giornale segue con attenzione e perspicacia gli effetti della proposta di Romano Prodi per una lista unitaria dell’Ulivo alle Europee 2004. E dopo cinque giorni registra già un’evoluzione sul significato da attribuire alla proposta. Non si è più alla lista unitaria dell’Ulivo senza i simboli di partito. Nelle parole di Arturo Parisi, autorevole profeta prodiano, “non si tratta di costruire una lista dell’Ulivo per unire l’Ulivo in Italia. La lista di cui abbiamo bisogno è una lista per l’Europa che unisca in Europa gli europei che condividono la stessa idea di Europa”.

Parrebbe dunque tramontare – anche per l’accoglienza davvero poco entusiasta dei ds – la prospettiva di coinvolgere il mondo della sinistra di ispirazione socialista. Ma non vien detto ancora nulla di preciso su quale idea condivisa di Europa si punti. Perché al riguardo le impostazioni dei liberal democratici riformatori (Eldr) e dei popolar conservatori (PPE) sono distanti. Si potrebbe presumere che Prodi e Parisi si riferiscano ai liberali, dato che del gruppo Eldr i deputati della Margherita fanno parte a Bruxelles. Ma non è per niente detto visto che questa appartenenza è accuratamente tenuta nascosta agli italiani quasi fosse un vergognoso segreto di Stato. E che Marini, Gerardo Bianco, Mancino, Castagnetti, De Mita, Giovanni Bianchi, Franceschini e il grosso della Margherita difendono in modo argomentato la tradizione dei popolari.
Gli strateghi de Professore affermano di puntare sul coinvolgimento della società civile e di grossi nomi di richiamo. Ma si pensa veramente di poter raggungere un buon successo elettorale senza aver prima specificato quale Europa si vuole, quali rapporti con gli Stati Uniti, quale libertà di ricerca, quali ulteriori allargamenti ad altri paesi, quale rilievo dare alle radici cristiane, quali ritmi di ampliamento del voto a maggioranza, quale importanza ai diritti del cittadino rispetto a quello dei governi e degli euroburocrati? Vale a dire puntando essenzialmente sulla figura del leader a prescindere da una sua minuziosa caratterizzazione programmatica e nonostante che questo modello sia molto logorato presso l’opinione pubblica più qualificata? Insomma, le nebbie dell’indistinzione politico culturale continuano a gravare sulla pianura prodiana. E non sono salubri per nessuno.
Non sarebbe male se anche nella sinistra si cominciasse a rivalutare l’idea che le distinzioni politico culturali sono la premessa necessaria alla costruzione delle alternative di governo perfino nel maggioritario e che, in caso di proporzionale come alle Europee, sono la strada naturale del confronto presso i cittadini. Così, da cittadini diviene spontaneo chiedere al prof. Prodi ( nello spirito di fautori del criterio della chiarezza di scelta ) : ma la lista Prodi alle Europee cosa vuol essere, una lista del filone liberaldemocratico riformatore o una lista del filone popolar conservatore? Questi due sono i filoni di respiro europeo praticabili. Anche perché restare per conto proprio nel gruppo misto del Parlamento europeo è assai penalizzante in termini politico operativi.

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