Sul nuovo Patto Segni (a Beppe Severgnini)

Caro Severgnini,

nelle Sue osservazioni sul nuovo Patto di Mario Segni (Corsera, 26 giugno), Lei coglie con precisione tre punti. Il primo è quando sottolinea che forse nel 1993 Segni ha avuto paura di raccogliere l’Italia ai suoi piedi e che oggi, proponendo un nuovo Patto, dovrebbe dire perché è sfiorito il precedente (fu il richiamo della foresta democristiana e d’oltre Tevere a difesa della centralità dei cattolici in politica attraverso il Mattarellum). Il secondo punto è quando sottolinea l’interrogativo di come Segni pensi di convincere l’Italia moderata quando il concorrente del Patto all’interno del centro destra, l’on. Berlusconi, possiede e controlla le principali Tv. Terzo punto è che le Tv sono il necessario suggello di un successo elettorale.

Il fatto è che Mario Segni, persona degna, molto determinata e sicuramente disponibile a battersi per il rispetto del principio liberale che richiede di non essere affetti dal conflitto di interessi nell’esercizio delle cariche politiche, ebbene Mario Segni non vuole uscire dalla logica del “o con la sinistra o con la destra” per entrare in quella liberale. Se lo facesse, partirebbe dal costruire la piattaforma liberale e poi cercherebbe di farne la matrice di una proposta di governo e della conseguente coalizione elettorale. Peraltro, un governo non affetto da conflitto di interessi e al tempo stesso diretto dall’on. Berlusconi, è una cosa del tutto immaginaria. 
La strada maestra non è dunque quella di far concorrenza a Berlusconi dall’interno del suo centrodestra, ma di fargliela dall’esterno stando sulla sponda liberale. Che sicuramente Berlusconi (in perfetta consonanza con la sinistra e con il cattolicesimo belligerante) cercherà di nascondere. Ma che, lavorando in giro tra i cittadini, possibilmente formando delle reti, non abbandonandosi all’indignazione permanente e all’illusione di tempi brevi, facendo maturare le cose, finirà per divenire per tanti la piattaforma irrinunciabile per un’opposizione liberale che sappia allargarsi, con le opportune alleanze, in una effettiva alternativa (abbastanza) liberale.

 

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