Praticare la laicità non è un optional (a Piero Ostellino)

Caro Piero,

ho letto ieri nel pomeriggio il Tuo pezzo su Veronesi nelle pagine lombarde. Come sempre brillante e molto centrato per quanto concerne la tesi trattata : un laico deve esercitare costantemente lo spirito critico. Ed anche del tutto giuste le notazioni sulla chiusura mentale “dei preti della Chiesa di sinistra”.

A differenza però della quasi totalità dei Tuoi pezzi – cui molto spesso ci permettiamo di fare riferimento sul sito della Federazione dei Liberali perché di volta in volta esprimono con molta efficacia la posizione liberale – in questo caso tocchi collateralmente un nodo politico decisivo su cui manifesti una convinzione che mi pare non regga. Sembra che per Te il praticare la laicità sia un optional che chiunque, di qualsiasi indirizzo e colore, a destra e a sinistra, può adottare purché lo voglia. Non credo sia così in chiave di cultura politica; soprattutto nei paesi (vedi Italia) dove la straripante presenza pubblica di una Chiesa ( e, ancor più, di una mentalità religiosa applicata alle questioni civili) rende assai farraginoso l’esercizio della convivenza civica e delle virtù laiche.

Ragioniamoci un po’ su. Circa il fatto che l’anima della laicità ( o più esattamente del liberalismo) sia il senso critico; che del senso critico esistano le regole e il metodo ma non esista il “diritto di autore” per il suo possesso; che il senso critico sia inseparabile dal principio di diversità; fin qui penso siamo d’accordo. E siamo anche d’accordo sul fatto che sia preferibile una società in cui i singoli come tali applichino tendenzialmente il senso critico ( e dunque va benissimo se gli avversari del senso critico ne seguono lo spirito e i consigli). Ma il bivio chiave è : questa tendenziale propensione individuale si traduce automaticamente in comportamenti conseguenti ?

Proprio no. I rapporti con gli altri influenzano sempre l’esercizio del senso critico, sotto forma di esempi, di mode, di cultura, di depistamenti, di convenienze, di obblighi e altro ancora. Oltre un certo limite, questi condizionamenti finiscono per essere determinanti e soffocano la propensione individuale al senso critico, seppure c’è. Del resto, il senso critico non è innato. E’ una costruzione umana, una conquista del pensiero e delle lotte sulla carne della convivenza, non a caso osteggiata di continuo più o meno apertamente. Dunque, ai fini dell’esercizio del senso critico, le condizioni ambientali e gli avversari non sono un dato neutro. Se le condizioni sono peggiori, il senso critico viene utilizzato meno; e man mano che peggiorano, per esercitare il senso critico occorre una inclinazione all’eroismo ( quell’eroismo che , ironia della sorte, proprio il senso critico dovrebbe rendere inutile ). Ne deriva che è essenziale, specie nelle condizioni italiane, effettuare una cura ricostituente per lo stato di salute del senso critico. Perché, insomma, la tendenziale propensione individuale al senso critico trovi un habitat più confacente e si sviluppi meglio.

Ora Tu sostieni che “per un laico (di sinistra come di destra) esercitare lo spirito critico non è incompatibile con l’appartenenza alla propria parte politica” mentre lo è sempre “per un clericale ( di sinistra come di destra)”. La seconda parte dell’asserzione è di certo vera, la prima lo è solo in una delle sue possibili letture. E’ indubbiamente vera se vuoi dire che il laico deve esercitare costantemente lo spirito critico. Ma non lo è se vuoi dire che un laico può mantenere questa attitudine critica appartenendo ad una parte di sinistra o di destra. Tralasciando la questione che dal punto di vista laico non vi è comunque indifferenza tra destra e sinistra ( nella situazione italiana, l’intero centro-destra è naturalmente clericale o per convinzioni di per sé pregevoli o per meno pregevoli calcoli di conformistica convenienza, mentre la sinistra, insieme ai grandi sacerdoti dell’ipocrisia clericale, contiene anche dei segmenti non clericali ), quello che qui mi preme sottolineare è che non è possibile mantenere l’attitudine critica appartenendo a parti che ne rifiutano più o meno la centralità culturale. Questo comportamento contribuisce a diffondere veleni contro la cultura critica, tipo l’attuale slogan illiberale “o di qua o di là”. Per un laico l’appartenenza politica fisiologica non è la sinistra o la destra ma è, guarda caso, la parte politica laica. Solo se si collegano i portatori della cultura critica e riformatrice, si possono creare delle condizioni ambientali più confacenti all’esercizio della propensione critica individuale.

La profonda anomalia della situazione politica italiana sta nella diaspora della cultura critica e riformatrice. Ed è qui che, tra mille e mille difficoltà, dovrà essere risolto il problema se si vuole che il nostro paese non resti indietro. Per questo ho pensato di scriverTi, perché proprio Tu sei uno dei pochissimi che tengono viva la tradizione liberale e penso che sarebbe opportuno non mollare sui passaggi essenziali. I laici liberali non devono più accettare di fare da aggettivi per sostantivi incoerenti. Così come non devono più sperare che, battezzando qualcuno come tecnico in questo o quel campo, egli possa realizzare in quel campo una innovativa politica di liberalizzazioni. Queste sono scelte politiche che vanno chiamate con il loro nome e solo con il loro nome possono maturare in un paese civile moderno.

Anche il preservativo non è cosa apolitica, ma cosa liberale, come ben sa la nostra generazione. Magari per noi ( non per i clericali che sono restati alla questione del preservativo) le frontiere sono oggi altre, la ricerca, la bioetica. Ma in ogni epoca sono innanzitutto i laici che hanno le qualità specifiche per mantenere vivo lo spirito critico e così allargare le frontiere della conoscenza, per la libertà e la crescita di tutti. Sperare che questo compito lo svolgano altri che laici non sono, spesso è solo una fuga dalle gravose responsabilità dell’ essere laico come ognuno come può e sa.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni politiche, su questioni separatiste e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.