Il richiamo della foresta

Alcuni commenti sulle reazioni all’udienza del Papa ad Haider, ricordano lo spirito del romanzo di Jack London : non si può rinunciare alle proprie radici profonde. In questo caso le radici clericali.

In particolare Luigi Accattoli, serio vaticanista del Corriere della Sera, ha definito le proteste sull’udienza ad Haider, “uno scandalo due volte falso”. La prima perché la scelta della Carinzia come donatrice dell’albero di Natale fu fatta quando Haider non ne era il governatore, la seconda perché la venuta di Haider è addirittura “opportuna” : perché “il Papa è probabilmente l’unico che può davvero contrastare le nostalgie nazional-socialiste e lo slancio xenofobo di Haider, avendo buone possibilità di esser inteso dal “popolo religiosissimo ” della Carinzia, che lo ha eletto anche perché sente in quel modo ”. E Luigi Accattoli illustra pure la teoria di questa sua asserzione. “Un messaggio papale può arrivare al cuore di una gente che abitualmente non viene raggiunta da messaggi politici… La tentazione di cedere alla paura dell’immigrato clandestino può essere contrastata meglio, nelle persone politicamente meno provvedute, dalla parola e dall’esempio delle Chiese”.

Sicuramente queste tirate sono frutto anche del (ben accetto) assedio dell’ufficio stampa vaticano che negli ultimi giorni si è disperatamente affannato a trasformare l’udienza in una presa di distanza da Haider. Ma resta il fatto che la posizione espressa da Accattoli è rispettabilissima solo a patto che il suo estensore si dichiari per quello che è, e cioè un portavoce clericale, rinunciando alla pretesa di essere un imparziale commentatore del primo quotidiano italiano. Altrimenti è un tentato raggiro in materia civile.

La storia ha insegnato che i cittadini vivono più liberi quando le istituzioni pubbliche sono separate da quelle religiose. E che con più libertà raggiungono una migliore qualità della vita. Sostenere che, per organizzare la convivenza, i messaggi del Papa sono più efficaci della politica, è un modo subdolo di falsare la storia. Di fatto significa lavorare per restituire alla religione la supremazia in campo politico. Con l’implicito rilancio della necessità di ricorrere ad un’autorità esterna alla democrazia. Non a caso Accattoli rifugge con cura l’uso del termine “cittadini” e parla di “persone politicamente meno provvedute” quando invece la cittadinanza dà a ognuno, nel quadro di certe regole, un uguale diritto di esprimere le proprie scelte e a nessuno quello di presumersi interprete della libera volontà civile. Né Accattoli affronta il vero nodo della contestazione all’udienza ad Haider . Che è la pretesa ecclesiale di invadere di continuo il terreno della politica e al tempo stesso di rifiutare di essere oggetto di valutazione politica secondo il metro dei comportamenti tenuti. Per il credente quello che conta è come porsi al cospetto della misericordia divina che tutto vedendo tutto può comprendere. Ma per il comune cittadino, sotto il profilo civile, non è accettabile che si voglia rappresentare tutto e il contrario di tutto. Come invece fa la Chiesa sui temi che non rientrano nel nocciolo del suo magistero. Il Papa si pronuncia contro la pena di morte e il recente catechismo la consente, vi sono autorevoli pronunzie antirazziste e si riceve Haider, si fanno appelli ad essere caritavoli verso gli immigrati e poi una serie di importanti uomini di Chiesa, in ultimo la Conferenza Episcopale Emiliana, lanciano appelli a battersi contro l’invasione dei non cattolici.

Tutto ciò non deve però scandalizzarci come cittadini, come liberali e come laici. Gli uomini di Chiesa fanno legittimamente il loro mestiere; altri credenti rispondono al fascinoso richiamo della loro foresta (anche a costo di perdere in professionalità). Quello che dobbiamo fare come cittadini, di qualunque credo o mancanti di credo, è opporsi fermamente quando qualche autorità religiosa, di qualunque credo, pretende di dettare anche agli altri il metro delle scelte e dei comportamenti in campo civile. Forse lo scandalo del credente Accattoli è stato accentuato dallo stupore: che questa volta l’abilità mediatica del Papa non sia riuscita a eludere le contestazioni sul merito politico e la netta divaricazione con i vertici della Repubblica Italiana. Lo stupore non sarebbe infondato. Perché in molte occasioni il vero scandalo non sono i religiosi. Sono i laici che, credendosi furbissimi o per quieto vivere, non sanno resistere al richiamo della foresta clericale.

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