Un pregiudizio sui piccoli in Parlamento (a Cinzia Caporale)

Cara Dottoressa

Il Suo articolo “ La scienza ridiventa impresa” mi pare contenga un passaggio che è in sostanziale contrasto con lo spirito della tesi principale e in genere con lo spirito che anima i Suoi interventi a favore di una civiltà più attenta alle ragioni laiche della scienza e della responsabilità dei ricercatori ( spirito che tanto condividiamo, come liberali, da farvi spesso riferimento e richiamo nel nostro sito www.liberali.it ). Il passaggio è questo “ A causa del grande potere di interdizione di piccole forze politiche presenti nel nostro Parlamento, purtroppo l’Italia non è l’ambiente migliore per l’affermazione di tali figure” ( di grandi ricercatori-imprenditori).

Innanzitutto, la causa da Lei individuata per le difficoltà italiane quanto a ricercatori-imprenditori, non risponde alla realtà. Il mondo Verde da Lei citato non ha in Parlamento né la maggioranza da solo né le condizioni per imporre i propri stop. La realtà è che la cultura profonda del paese ha una forte propensione contro la conoscenza scientifica. E la maggioranza parlamentare certifica gli umori del paese ( anche se al mondo verde viene ipocritamente lasciato il lavoro “sporco” dell’opposizione dichiarata).

Tuttavia non è questo l’aspetto che mi ha colpito. Mi ha colpito che, nel contesto di un articolo complessivamente fondato, Lei usi un’argomentazione del tutto stonata con il resto e con la filosofia da Lei costantemente seguita per agevolare la ricerca e i ricercatori. Di fatto Lei sostiene che, se in parlamento non ci fossero le piccole forze politiche , vi potrebbero essere maggioranze capaci di legiferare in modo opportuno. Ma lo spirito della ricerca è l’esatto contrario: il singolo ricercatore o il gruppo individua a poco a poco una nuova conoscenza che progressivamente diviene patrimonio comune attraverso contrasti, aggiustamenti, esperimenti e successivi sviluppi ed applicazioni fino alla possibile falsificazione e così via. Quando mai il ridotto numero dei sostenitori di una ipotesi di ricerca ostacola la ricerca o altre strade per altre ricerche da parte dei più ? Quando mai avere delle idee non conformiste sta a significare che si ostacola la migliore convivenza dei più? Questa sorta di anatema per le piccole forze politiche sembra scaturire dal bisogno di sicurezza che i gruppi “grossi” soddisfano. Ma la ricerca significa rimettere in discussione certezze e sicurezze per conoscere di più. E diffondere il pregiudizio verso “i piccoli” significa implicitamente preferire il grosso per la sua dimensione e non per le sue proposte, con ciò agevolando la sua cristalizzazione nel e sul potere, e cioè proprio la struttura da cui la scienza si è dovuta difendere da sempre.

Le scrivo queste rapide osservazioni perché ricerca e bioetica sono temi politici essenziali per i liberali. Non a caso. I liberali hanno inventato il sistema di contare le teste al posto di tagliarle ma insieme hanno sancito i diritti delle minoranze al fine di evitare che la maggioranza pretendesse di mettere la sua testa a tutti. Hanno anche inventato il principio di Stato moderno ma ne hanno fatto principe il cittadino, che con la sua diversità, con il suo senso critico e con i suoi conflitti è il potente motore della convivenza più libera e per ciò stesso della ricerca più aperta e responsabile.

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