Viva le regole di mercato

Una vittoria del mercato e della concorrenza è il risultato della battaglia legale del governo USA contro il gigante Microsoft per la violazione delle regole antitrust, vale a dire per aver instaurato un monopolio.

Il giudice Jackson ha deciso la divisione della Microsoft in due società distinte e separate ( una per il sistema operativo, l’altra per le applicazioni e i sistemi di navigazione, da farsi in modi da concordare con il giudice entro qualche mese) ed ha imposto diverse immediate restrizioni ( far conoscere le specifiche del sistema operativo Windows perché tutti possano produrre prodotti compatibili e non obbligare all’uso dei propri software) . Il tutto per evitare che Microsoft possa continuare a monopolizzare il mercato imponendo l’uso dei suoi prodotti più diversi facendosi forte del suo diffusissimo sitema operativo.

Bill Gates, Presidente della Microsoft, e Steve Ballmer , Amministratore Delegato, annunciando l’appello, hanno usato gli argomenti tipici di tutti i conservatori del mondo: rendere più piccola la Microsoft, indebolirà tutta l’industria tecnologica, perché le grandi tecnologie richiedono grandissime corporations. Sono argomenti che il liberalismo e la storia hanno già più volte dimostrato sbagliati. La condizione necessaria per promuovere il progresso economico è il rispetto delle regole di mercato e della concorrenza, non l’ingrandire sempre più i soggetti economici. Negli Stati Uniti, ad esempio, lo smantellamento delle grandi imprese monopolistiche, dalla Standard Oil quasi un secolo fa alla telefonica AT&T molto più di recente, ha irrobustito le attività produttive nel loro complesso. E queste regole vengono seguite nonostante le grandi resistenze non solo da parte delle lobby colpite ma anche degli egoismi di quei cittadini-azionisti che si illudono di guadagnare di più con un buon andamento dei loro titoli Microsoft derivato dal monopolio che non da un mercato in piena salute.

La determinazione del governo americano e degli ambienti democratici ( ricordiamoci che la Fondazione dei Democratici USA collabora strettamente con Liberal International) sconcerta i sedicenti liberali nostrani. Loro si sforzano di gabellare per società aperta una sorta di selvaggio farwest dominato dalla legge del più forte. Più forte perché più ricco ( di vantaggi, non solo monetari) o più forte perché più ammanigliato (grandi tecno-burocrazie). Non a caso in Italia le privatizzazioni procedono a passo di lumaca e le liberalizzazioni sono pressoché al palo ( e negli ultimi anni gli ostacoli non sono addebitabili al governo, se non nel senso di non avere la determinazione dei democratici americani).

L’ironia di tutta la vicenda è che mentre da noi molti ritengono la giustizia americana troppo incalzante e sbrigativa, diversi esperti del mondo internet dicono che la giustizia americana è ancora troppo lenta rispetto alla velocità di evoluzione della rete.

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