Aldo Bozzi , dieci anni dopo

Scritto per la rivista LIBRO APERTO n. 11 nuova serie

Aldo Bozzi ha incarnato lo spirito della grande tradizione parlamentare: quella per cui forme e procedure non sono fini a sé stesse, bensì funzionali al confronto per meglio decidere sulle questioni reali della vita pubblica.

A ciò lo portava la raffinata formazione giuridica, ma ancor prima una profonda convinzione liberale. Siccome un sistema libero funziona associando la creatività individuale dei cittadini e dei loro rappresentanti, è bene mettere in primo piano il processo con cui si elaborano le decisioni. Il che si ottiene al massimo nel confronto parlamentare, e non riducendo l’istituto parlamentare a grancassa di decisioni prese nel chiuso di conventicole o di apparati di partito autoreferenti.

Per Aldo Bozzi la politica è l’arte del possibile, una mediazione sul concreto della convivenza tra diversi nella prospettiva di migliorarne le condizioni. Diceva che la politica vera non deve guardare né troppo lontano né troppo vicino, deve guardare tra la punta del naso e l’orizzonte. E dunque il politico deve saper cogliere quello che serve ai cittadini nella quotidianità, deve abituarsi a vedere l’aspetto umano e la singolarità di ogni avvenimento. In Aldo Bozzi questo umanesimo non era messianico, era circonfuso dal ve¬lo scettico del romano che ha già visto quel’è il ritmo delle cose. Ma valeva a tutti i livelli. Nelle analisi e nelle proposte politiche alte, così come nel personale modo di esprimersi e di intrattenere rapporti.
Innanzitutto lo Stato, che per Bozzi non è una di¬vinità lontana da venerare. Deve essere uno Stato al servizio della società e degli individui, autonomo dal¬la Chiesa, capace di ricondurre ad unità il pluralismo della società e di sovrastare le baronie economiche e politiche. È essenziale il senso dello Stato, rigoroso e
complementare ad un robusto senso civico e ad una politica lontana dalle clientele. Qui si colloca la felpata, ma non per questo meno dura, polemica pluridecennale di Bozzi con la D.C .. La giudicava priva del senso dello Stato a causa del sottinteso guelfo in essa sempre rinascente; e, perciò, incapace di condurre in positivo la battaglia politica nei confronti della concezione illiberale del comunismo. Tanto era dura questa polemica, che, quando si trattò di insediare la Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo, sulla strage di Via Fani e sul sequestro Moro, la DC pose il veto ad una Presidenza Bozzi che pure era apertamente caldeggiata anche dalla sinistra. Non era salutare che uno spirito indipendente di liberale potesse mettere il naso nel cuore del sistema di potere della DC.

E poi i cittadini, che per Aldo Bozzi non sono né tremedondi sudditi né scintillanti eroi. Sono persone che la politica deve aiutare a crescere come esseri umani e come soggetti della convivenza. L’attenzione di Aldo Bozzi ai contatti umani nel suo collegio era leggendaria, ma sempre restando alla larga dalla pratica clientelare. Riteneva che l’apertura a tutti della scuola, dalle primarie all’università, non si deve separare da meccanismi selettivi. Le attitudini di ciascuno sono la miglior garanzia di studi seri per
maturare quelle capacità intrinseche che nella vita sono una base molto più solida del titolo di studio legale. E non si stancava di ripetere che è importante puntare ad una società pulita ma che lo è ancor di più non assuefarsi alla puzza e reagire quando la puzza comincia a salire intorno.

Sostenendo la selettività e la professionalità, Aldo Bozzi non cadeva nella trappola dello specialismo, soprattutto nel campo politico. lronizzava spesso sui ricorrenti appelli alla necessità di affidare i posti chiave della politica e dello Stato ai cosiddetti esperti. L’arte di governo richiede una sensibilità squisitamente politica che non si può ridurre alla competenza tecnica e non si può disgiungere dall’abitudine al confronto con l’opinione pubblica. Va detto che una volta Aldo Bozzi sembrò contraddire questo convincimento; dopo la sorprendente nomina a Ministro della Marina Mercantile del romagnolo Cino Macrelli, avvocato repubblicano notissimo navigatore di aule e di alcove ma non di mari, tenne a ricordargli che in questo caso “le poppe stanno dietro e non davanti”. Per il resto mantenne ferma la sua convinzione. Tanto che la Presidenza della Bicamerale per le Riforme, la prima, non fu l’oggetto dei suoi desideri. Anzi, la ritenne una sorta di declassamento in paragone ad un nuovo inca¬rico di Governo a tutto tondo. La Bicamerale era un incarico di grande prestigio, ma di ricerca e di approfondimento. Da esperti appunto, dato che in termini politici Bozzi non riteneva ci fossero le condizioni perché divenisse operativamente incisivo. Insomma, un incarico al di là dell’ orizzonte della politica.

L’attenzione di Aldo Bozzi alla concretezza delle cose e delle persone si sposava con una notevolissima sensibilità circa l’evolversi politico e le sintesi praticabili. Forse la grinta attuativa non uguagliava questa sviluppatissima sensibilità, ma quest’ultima era tale da fare di Bozzi una bussola preziosa per il PLI, capace di cogliere da subito le tendenze di fondo.

Posso portare due testimonianze. I primi di aprile del 1976, all’indo¬mani del contrastato successo di Democrazia Liberale al Congresso del PLI di Napoli, Aldo Bozzi, che del successo era stato un animatore, avvertì con disagio che restava una vischiosità nel cogliere le potenzialità politiche delle scelte che erano state fatte. E lo manifestò nel caso di una Direzione PLI, scrivendo alcuni versi, leggeri ma premonitori di quanto trovò riscontro nei fatti degli anni successivi.

La seconda testimonianza è connessa al serrato e lungo dibattito tra i dirigenti del PLI nei primissimi anni ’80: i liberali dovevano far parte organica dei go¬verni di pentapartito che si andavano delineando? Io sostenevo che si doveva accettare questa sfida, sia per la sottostante proposta politica – il raccordo dei laici che posizionava la DC sul versante conservatore – sia perché era l’ora del coraggio di governare abbandonando l’atteggiamento di chi critica ma rifugge le responsabilità delle riforme. Molte volte Aldo Bozzi mi illustrò una sua preoccupazione forte. Senza dubbio, mi diceva, il PLI dovrà fare la sua parte quando il pentapartito si coagulerà. Ma non diamo per scontato che ritornare stabilmente al governo dopo un quarto di secolo, non possa mutare 1’atteggiamento complessivo del partito. Accedere alle poltrone è necessario per governare le riforme. Tuttavia può trasformarsi in un’ occasione per impigrirsi nelle lusinghe del sottogoverno. Si chiedeva: con tante sirene, saremmo capaci di resistere? Da allora il tempo è passato e si deve riconoscere che quella preoccupazione di Aldo Bozzi era fondata. Perché la politica non è fatta solo di idee ma anche di comportamenti, e se i comportamenti mettono in cantina le idee, la politica si vendica.

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