Conclusione del 4° Congresso FDL

Replica finale complessiva del Segretario politico al 4° Congresso FDL

Io ho già detto e ripeto e voglio essere chiarissimo, le mozioni servono per indicare come sorta di aspirazioni congressuali che a norma di Statuto poi, perché al solito, bisogna stare a quello che abbiamo deciso, non si può la conclusione dei Congressi della Federazione è l’approvazione del Manifesto politico perché la iscrizione successiva alla federazione è anche comportante l’accettazione del Manifesto. Di conseguenza l’accettazione come aspirazione e prospettiva della mozione presentata da Passalacqua e da altri non può sostituirsi al Manifesto né integrarlo perché scusatemi tanto mi sembrerebbe strano pensare di ridurre la posizione liberale con cui andare in giro a tentare l’aggregazione a un numero di righe molto ridotto e chiaramente non affronta una sequenza enorme di temi quindi se la questione è che si vuol riconoscere l’aspirazione e l’indirizzo e si vuol dire che questa aspirazione e indirizzo non è contrastante con il Manifesto e quindi può rientrare nella cosa io sono d’accordissimo se si dice che il Manifesto deve essere integrato con quella cosa là é impossibile per la semplice ragione che il Manifesto essendo più ampio la comprende e che noi possiamo solo fare la cosa più ampia possibile perché non é vero che il ridurre la quantità vuol dire aumentare la chiarezza o la profondità della nostra proposta quindi io dico con chiarezza questo é un indirizzo che la mozione può andare ma se si dice che questo deve essere una riduzione del Manifesto è secondo me improponibile e si volesse dire che contiene delle cose diverse dal Manifesto mi si dovrebbe dire dove con precisione e capire il perché quindi questo é il punto il problema è che il Manifesto é stato lungamente redatto compiutamente aggeggiato limato chiaramente si può limare ulteriormente si dice si deve fare qua e là si fa le proposte e posso vedere ma non é che si può accoppiare formalisticamente quasi si fosse delle diversificate proposizioni politiche tanto così per mantenere marchi di fabbrica perché questo non é il modo di concepire lo stare insieme essendo diversi perché si parte diversità e poi si cerca di trovare in una cosa comune che magari non riguarda tuttissimo ho detto prima però riguarda l’essenziale il Manifesto ha la presunzione di essere la cosa in comune essenziale mi sembra molto chiaro e il fatto che sia chiaro è dimostrato per differenza dalla presentazione di un’altro documento che sulle cose essenziali dice una cosa diversa quindi voglio dire é inutile andare se si ritiene che il Manifesto rappresenti una posizione possibile viene votato se si ritiene che non rappresenti posizioni possibili perché c’é qualcosa da migliorare da precisare si può vedere siamo qui si é detto non deve essere mica preso a scatola chiusa questo é ovvio vale per tutti ma più di questo non posso dire e ripeto insisto sulla particolarità che questo é una cosa organica e la mozione dà solo degli indirizzi quindi può essere vero che il Manifesto non sia perfetto allora decidiamo dove deve essere aggiunto ma non può essere stravolto né confuso il senso di fondo con il quale il Manifesto si propone non solo in questa sede ma fuori . Io insisto su questa storia, dato che notoriamente io sono contro le tecniche che i liberali stiano a destra e a sinistra, i liberali, secondo me, possono stare solo fra i fautori della Società Aperta collegandosi ai Riformatori che sono il naturale, come dire, alveo di esistenza in questa fase storica italiana e quindi mi sembra più chiaro di così io non sò cosa si possa dire.

******************************************************************************

Sarò telegrafico ma è necessario, primo: vorrei comunicare alla sala che diversamente da quello che sembrano pensare gli amici di Unità Liberale, negli ultimi cinquant’anni in questo paese hanno governato i democristiani e non il Partito Comunista,perché sembra che se lo siano scordato e che quindi lavorino solo con le correzioni che devono essere fatte al Governo e al PCI, il PCI ha avuto l’abilità di influenzare i democristiani che guidavano i Governi e non viceversa; seconda cosa: io credo che a parte queste differenze, e non mi soffermo su quanto già detto, nella replica, nelle ultime parole del Pippo consentitemelo è rivenuto fuori un’altro motivo su questo argomento che è gravissimo, l’accenno, non sò se ti è sfuggito, io credo di no visto anche gli antecedenti, al fatto che è un clima restauratore, perché si tenterebbe di dare un colpo di spugna con la modifica dell’art.513 del Codice Penale è incredibile che avvenga in casa liberale perché nel momento in cui anche dalla sinistra ormai si è preso il coraggio a quattro mani e si è deciso di far rispettare il diritto e le garanzie per tutti e il senso del processo attraverso il contraddittorio impedendo il golpe, perché di golpe si tratta, democratico da parte di PM i quali non consentono alla difesa nemmeno di controinterrogare il pentito che ha fatto le dichiarazioni e poi non parla in aula, in questo momento che la sinistra fa questa operazione, finalmente viene su sponde liberali, è ben strano che un liberale obietti che questo è un tentativo di colpo di spugna; ultima cosa: io, il mio carattere, ognuno ha le proprie caratteristiche, io sono d’accordo con quanto disse Facchetti un anno fà, all’indomani dell’elezioni disse “se fossimo in una situazione normale, tutto il gruppo dirigente si dovrebbe dimettere”, perché non essendo andato bene è chiaro che bisognerebbe dimetterci tutti, ma amici, io sarò semplicistico, ma io non credo che ci si possa dimettere, ma non perché nessuno sia insostituibile, ma perché la situazione è tale che non mantenere certi posti vuol dire ammettere di aver sbagliato indirizzo, noi si può ammettere di aver sbagliato duemiliardi di cose ma io credo non si possa dire di aver sbagliato indirizzo, questa è una cosa fondamentale che bisogna mantenere chiara e in ultimo, altra mia caratteristica, io non sono prima intervenuto, ma lo voglio riconfermare qui, ora il gruppo delle proposte apicali così dette collegate al Manifesto ’97 comprende due persone che hanno in modo diverso il Valerio Zanone e l’Enzo Palumbo, detto che sarebbero disposti anche a servire in altro ruolo, io devo pregarli, anche se non l’ho fatto prima, ma non l’ho fatto prima per carattere, perché non amo, forse per questo sono troppo freddo, dico che invece è bene che rimangano al loro posto e per questo credo che nella proposta delle apicalità sono presenti come prima, perché per lo stesso motivo che ho appena finito di dare due muniti fà, qui bisogna che coloro che hanno portato avanti la baracca superando anche legittime, come dire, attese deluse eccetera, continuino a remare almeno fino a quando non saranno corrisposte positivamente le attese, ma fino a quando si potrà realizzare un’allargamento di questa aerea liberale sufficientemente più ampia da poter veramente far coincidere i cambiamenti con il cambiamento della condizione di emergenza in cui continuiamo a vivere, io quindi prego, voglio insistere almeno per chi penso e spero potrà votare la mozione Autonomia e Presenza, di insistere a votare anche gli amici Zanone e Palumbo e auspico fortemente che gli amici Zanone e Palumbo, nonostante la loro disponibilità a servire altrove in altro incarico o anche in nessun incarico, ci ripensino e accettino di continuare a svolgere il lavoro senza il quale, cari amici di tutte le tendenze diciamocelo, pure i liberali in Italia sarebbero stati già stuprati e violentati, io credo che non si debba come liberali, mai accedere alla violenza però io credo, che le signore quando sono attaccate per essere stuprate, è bene che si difendano, la Federazione dei Liberali ha cercato come ha potuto di difendersi. Grazie

******************************************************************************

Cari amici, un primo risultato di maggior complessiva europeizzazione lo stiamo ottenendo perché fortunatamente, nonostante le osservazioni fatte ora dall’amico D’Elia, rispettiamo sostanzialmente gli orari di marcia, questa è un’abitudine che ci dovremmo dare sempre perché in Italia viene trascurata e invece è fondamentale da un punto di vista metodologico per poter discutere efficacemente senza obbligare alla maratona che poi, appunto, lasciano solo a una parte di noi o delle persone la possibilità di decidere, ottenuto questo cerchiamo anche di ottenere in conclusione, dopo un dibattito che è stato piuttosto vivace e anche produttivo, anche l’ottener l’obiettivo di riuscire a riconoscersi nella diversità di ciascuno su un qualcosa di comune che, come dirò poi, è molto diverso da un unaministico. La mozione Passalacqua, parla dell’equivoco della pretesa ricostruzione unaministica della casa comune di tutti i liberali, qui non si tratta, la questione è quasi filosofica più che politologica, ancor prima che politologica, ma io credo che è da qui che dobbiamo partire, perché le incertezze su questo punto di che cosa è il liberalismo impegnato politicamente non il liberalismo e basta, il liberalismo impegnato politicamente, questo fatto ha delle conseguenze che a mio parere portano a superare la questione dell’unaminismo sulla casa comune di tutti i liberali. Io ho detto nella relazione, e continuo a ripetere, e sono sempre più convinto che su questo argomento dovremmo addirittura, probabilmente fare un incontro, un seminario culturale, perché la cosa merita un’approfondimento serissimo, che, per dirla schematicamente come l’ha detta Zanone, la distinzione e la classificazione antica di liberali di destra e di sinistra è una classificazione che senza dubbio è antica ma, come tutte le cose antiche, salvo le opera d’arte che talvolta proprio perché antiche divengono costose, nella vita reale, come tutte le cose antiche, deve essere un pochino restaurata per poter essere vitale e la mia convinzione condividendo la classificazione che il Valerio ha fatto e che ora vi ricorderò per parlarne un attimo, è che la classificazione non sia più proponibile, perché i liberali di destra non sono liberali. Il punto centrale è questo, il liberale può essere più moderato, questo è evidente, perché il liberalismo è una dottrina della diversità e quindi evidentemente la diversità la prima volta la devono applicare i liberali su se stessi e quindi devono avere delle opzioni, luoghi, le sensazioni, le sensibilità, il tempo della progettualità che ciascun liberale esprime è diverso, e naturalmente sia diverso, ma siccome, giustamente il Valerio ha ricordato, con la sintesi che gli è propria, che sostanzialmente i liberali di destra, uso questa distinzione ma la credo corretta e accettabile da tutti, anche quelli che pensano di essere di destra ma se sono liberali in realtà non sono liberali di destra, dice, i liberali di destra sarebbero coloro che sono soddisfatti dell’ordine sociale esistente e pessimisti sulla possibilità di mutare, la definizione, il Valerio ci ha insegnato anche ai tempi del vecchio Partito Liberale a far decaloghi eccezionalmente chiari ed espressivi, io credo che questa definizione sia giusta, quindi l’accetto, la piglio per buona in questo momento, questa definizione definisce il conservatore, un liberale non può mai essere soddisfatto dell’ordine sociale esistente, intendendo la parola soddisfatto in questo caso come sinonimo di satollo, di appagato, di in pantofole ritirato senza nessun interesse, e tanto meno un liberale può essere pessimista sulla possibilità del cambiamento, il liberale per sua natura non può che essere un’ottimista, perché il liberale è convinto che la capacità creativa dell’individuo è capace di cambiare i rapporti sociali, di far evolvere se stessi, di migliorare la conoscenza che è la vera anima del liberalismo e quindi non può che essere un’ottimista, cioè un’ottimista non vuol dire essere facilone, un’utopista, no, vuol dire uno che sà che lavorando faticosamente la terra si riesce nonostante le intemperie, difficoltà, si riesce a portare avanti i prodotti, a migliorare le condizioni colturali del podere, il liberale non può essere associato nè ad una soddisfazione dell’ordine sociale dell’esistente nè a una ragione di pessimismo, quindi questa definizione che io accetto, definisce il conservatore e la destra, ma non definisce, no, io faccio l’esempio per capirci, questa definizione va benissimo, il problema è che non riguarda i liberali, secondo me riguarda altri, cioè nel senso che sono altri cittadini, rispettabilissimi, perché come tutti, conosciamo dei rispettabilissimi uomini conservatori e di destra, sono cittadini che non sono i diritti civili ovviamente ma che anche possono avere la nostra stima personale per quanto riguarda le loro capacità singole, ma non si capisce perché si picchino nel dire che sono liberali, e tanto meno non capisco perché dobbiamo essere noi liberali con le mille difficoltà che abbiamo, a dire che persone soddisfatte dell’ordine sociale e pessimiste sulla possibilità di modificarlo, riconoscere noi, che loro sono liberali, non sono liberali, ma non è mica un’offesa dire a uno che non sei liberale, è una cosa normalissima, quindi, secondo me, questa è la premessa logica, poi la continua definizione del Valerio, giustamente dice liberale di sinistra è colui che pensa necessaria una spinta all’emancipazione, ma questa non è la definizione del liberale di sinistra, questa è la definizione del liberale, perché qualsiasi liberale sà e richiamo per l’ennesima volta, già nella relazione di ieri la polemica fra Croce ed Einaudi di sessant’anni fà perché è illuminante su questa storia, sà che in qualsiasi epoca, in qualsiasi paese, in qualsiasi situazione, bisogna per poter far vivere la libertà, adottare sistemi istituzionali, economici, sociali, civili, diversificati e capaci in quella situazione di rendere massima la possibilità di espressione, di maturazione dell’individuo, della capacità umana, della capacità di conoscere, io mi sono soffermato su questo perché secondo me è qui che bisogna ritrovare il punto del riconoscersi tutti liberale, che poi, essendo diversi su altre storie tattiche, contingenti eccetera, sul riconoscere che il liberalismo non può che essere uno che è sempre in qualche misura insoddisfatto dell’ordine sociale esistente, che vuol modificarlo col sistema del dialogo, del confronto e della tolleranza, il che vuol dire una continua discussione che tutte le volte media quello che è possibile e nel momento steso in cui media si ripropone il problema di un ulteriore mediazione, e cosi sempre, senza fughe in avanti, sempre impazienti ma con una costante voglia di cambiare, perché solo cambiando si può essere vivi fisicamente, perché il nostro corpo, mentre stiamo qui, sta continuamente cambiando, perché non cambiano solo le cose morte, perché la morte è immobilismo, c’è una coincidenza e quindi credo che bisogna partire dal riconoscere che il liberale è insoddisfatto dell’ordine sociale, ragionevolmente ottimista sulla possibilità di migliorarlo e modificarlo basato sulla convinzione che è indispensabile una spinta continua ad emancipare il cittadino e le situazioni umane, perché, come ho detto nella relazione, non è che ci siano delle situazioni più o meno facili per la libertà, ci sono paesi e tempi più o meno evoluti sul sentiero della libertà, ma non è che i paesi più evoluti sul sistema della libertà hanno risolto il problema e come disse uno sciagurato libro di tre/quattro anni fa, “la fine della storia”, perché era caduto il comunismo, questa è una classica definizione illiberale, perciò stesso gli si dice: te non sei liberale. Perché per il liberale la storia non finisce mai, perché appunto se nò sarebbe una definizione a zero, del valore della temperatura a zero assoluto, che come noto cessa il movimento cellulare, in quel caso lì atomico, piccolissimo, delle molecole definitive e così cesserebbe il liberalismo. Questa é la definizione del quale, io credo, che il liberalismo politico deve partire non perché é fazioso nel dire che gli altri non sono liberali, ma perché costatando che altri sono utopisti, che guardano alla massa invece che all’individuo, o non vogliono cambiare l’ordine sociale o sono pessimisti e ritengono che la natura umana sia di bassa natura e quindi solo gli spiriti elevati, oppure solo chi esercita il potere sà, la vecchia storia “noi che sappiamo” , ha il diritto di esercitare la democrazia, queste persone non sono semplicemente liberali, e dicendo invece il liberale vuole queste cose non fa offesa a nessuno ma testimonia un modo di essere politico, perché in Italia c’é bisogno di rivendicare, e é questo, io credo, la cosa che siamo riusciti, vi dicevo ieri, ottenere abbastanza sul punto di vista delle responsabilità sul termine veveriani, siamo riusciti a cominciare a far capire che il liberalismo è questo. Il liberalismo non é essere contro gli altri, il liberalismo non é essere anticattolici, il liberalismo non é essere antireligioso, il liberalismo non é essere antifascisti, anticomunisti o anti qualche altra cosa, il liberalismo è avere una visione positiva, progressiva, basata sull’individuo come soggetto di impegno sociale che avendo proposte politiche evidentemente poi é diverso dalla proposte politiche che provengono dai valori politici, applicati alla politica voglio dire, di tipo religioso dove ci sono gli stati teocratici, di tipo comunista dove ci sono gli stati o i partiti che propongono il comunismo, ovviamente anche differenti dalle proposte della destra facista o meno, perché essendo liberale puoi chiaramente fare delle proposte e ti trovi in contrasto dialettico con quelli che invece fanno proposte diverse dalle tue, ma il motivo di essere liberali non é anti, è per una visione di proposta, di conoscenza e di proposta. Allora, ho fatto questa sintetica, tutto sommato, digressione su un punto centrale della vicenda, perché io credo, e credo che il punto della nostra riunione congressuale di questi due giorni sia che noi siamo riusciti a salvare il liberalismo in Italia dallo stupro che ne veniva tentato non da quelli che avevano creduto in Berlusconi, ma dal sistema berlusconiano di tre anni fa di gabellare il liberalismo, tutta una serie di cose che del liberalismo sono l’esatto opposto, cioè, uno stupro del liberalismo, perché se Berlusconi e il berlusconismo avessero detto tutte le cose uguali che hanno detto e poi lo avessero chiamato “questa é la tesi dei giallo-blu riminesi” fatti loro, vogliono queste cose, noi non siamo d’accordo e tutti pari, è, ma questi pretendevano a dire che parlavano a nome del liberalismo, noi avevamo il compito di dire alto e forte che queste cose non erano liberali, perché nemmeno Sua eccellenza Benito Mussolini ha mai preteso di fare delle operazioni, nemmeno Giuseppe Stalin ha mai preteso di fare delle operazioni chiaramente appunti liberali e poi di chiamarli liberali, perché questa é stata la cosa gravissima, allora noi dobbiamo rivendicare la consapevolezza di che cosa é il liberalismo, ecco perché io ho insistito in tutti i modi nel dire che il liberalismo non può essere che solo dalla parte dei riformatori o meglio se si vuol usare un linguaggio più propriamente liberale, fautore della Società Aperta, perché la vera questione centrale é la Società Aperta, nemmeno la società liberale, perché sul problema della libertà, non scordiamoci mai che uno può essere libero ma nella propria coscienza e basta, invece politicamente i liberali vogliono di più, vogliano la possibilità che uno sia libero oltre che nella propria coscienza, nella capacità della vita sociale quotidiana e quindi deve essere un ≥≥≥ della Società Aperta, cioè, nel senso che questa libertà deve valere per tutti e tutti possano accedere ai modi e alle strutture per poterne godere e valere, quindi i liberali sono dalla parte dei riformatori o meglio dal nostro punto di vista della Società Aperta, fautori della Società Aperta.

Tutto ciò premesso in linea generale, ne consegue che noi l’anno passato abbiamo partecipato alla formazione dell’Ulivo programmatica e poi la coalizione, poi all’elezioni, perché lo abbiamo ritenuto che rappresentasse in quel momento il modo migliore di portare avanti le esigenze liberali. Sarebbe assurdo che un anno dopo, noi liberali, contraddicessimo il nostro modo di essere critico e non volessimo riconoscere che l’esperienza di quest’anno é stata deludente rispetto ai programmi che avevamo scelto in comune, rispetto ai meccanismi diciamo di coalizione che avevamo scelto e anch’essi diciamo sono stati disattesi salvo in alcuni casi, ma la eccezione come noto conferma la regola, e sarebbe assurdo il pensare che il riconoscere questa caratteristica delusione voglia dire, e qui non sono d’accordo con la mozione di identità Liberale, voglia dire che ritiene esaurita la controversa esperienza dell’intesa co l’Ulivo e con il Centro Sinistra, perché bisogna rimettersi di nuovo d’accordo, ma analizzando le cose logiche dietro questa preoccupazione, e la mozione più volte ha detto viventi, operanti al di fuori del Centro Sinistra, della complessiva mancanza in tale coalizione dei valori di tradizioni liberali o, io ho detto, bisogna essere non confusi e non da soli, o con questo si vuol dire che i liberali non trovano margini di accordo con nessuno al mondo, ma si contraddice la seconda parte del cartello indicatore, allora vuol dire destinarsi ad essere soli e a fare un tipo di battaglia, di testimoniare le proprie libertà solo nella propria coscienza, il famoso aneddoto di De Santis del carcerato che sempre fischiettava e che fu interrogato dal carceriere che gli domandava: “Ma te cosa fischi? Cosa é?” “Ma io in fin dei conti sono contento di essere vivo e quindi mi appago, fischietto.” . E questa non é la libertà liberale, nel senso che non é una libertà di civiltà, limitarsi a garantire che uno, va bene dice non lo hanno ancora ammazzato, ecco, ma questa non é la libertà in termini politici, questo é proprio il residuo della questione, allora non é vero che noi non abbiamo trovato, non c’era la prospettiva di trovare in quest’area la possibilità di realizzare un disegno liberale, perché allora l’anno passato non avremmo fatto questa scelta, amici cari, é evidente, ed invece noi l’abbiamo fatta e non ci sono state delle contraddizioni su questo punto, la nostra crescente delusione é perché applicando il nostro metodo constatiamo che l’anima, la prospettiva del disegno è stata in parte disattesa, in parte totalmente contraddetta, é stato fatto il salto passando da un’ipotesi della linea riformatrice dell’area liberale e della Sinistra diciamo socialista d’alemiana che vuole andare verso le riforme, invece si é improvvisamente aperta la porta all’area che veniva ricordato prima di tipo conservatore versione di Sinistra, cioè delle grandi corporazioni che difendono i propri interessi e non vogliono il cambiamento, e quindi, noi liberali ce ne siamo ovviamente preoccupati, ma proprio perché ne siamo preoccupati dobbiamo smitizzare il fatto che l’Italia é solo divisa nelle due coalizioni, o Polo o Ulivo, cioè che esiste già un bipartitismo, nemmeno un bipolarismo, ma un bipartitismo rigido, per cui si rimarrebbe ancora oggi nella vecchia politica delle chiese, per cui o si é cristiani o si é musulmani, questa sarebbe la tomba del liberalismo, noi dobbiamo mantenere vivo il nostro senso critico, dobbiamo sostenere, io credo che la nostra scelta fu fondata e giusta, e comunque ha cercato, ha ottenuto lo scopo di bloccare gli atteggiamenti più virulenti e oltranzisti della Destra, vi ricordate l’episodio dell’altro anno del fallimento del Governo Maccanico a febbraio ’96, ha ottenuto tutte queste cose, chiaramente non ne ha ottenute altre, poi noi, per chi vi parla e per tutti i gruppi dirigenti addirittura non é che si possa dire che abbiano fatto un tipo di politica per riscuotere plebende perché come é noto siamo stati tutti molto spartani, faremmo la felicità, l’amico Mattace che predica per gli anziani una vita rigorosissima e spartana, noi siamo a pane e acqua e poco più ecco, noi bisogna capire che proprio perché siamo tra i riformatori, un certo tipo di riformatore basato sulla diversità, sulla ragione, sul senso critico, proprio per questo non possiamo essere incoerenti e non dire con chiarezza che questo tipo di esperienza ci ha deluso, ma questo non vuol dire, come ho detto nella relazione, che si vuol abbondare rifluendo dai riformatori in qualcosa che non si definisce oppure fra i conservatori, perché questa sarebbe una contraddizione per tutto il discorso che ho fatto ieri ed oggi molto grave, che io non intendo proporre e che credo che la Federazione non debba eseguire, non debba assolutamente seguire, la delusione deve spingere i liberali a scoprire, come ha ricordato dianzi anche Palumbo, ha riscoprire perché é una cosa nota da tempo ma che c’eravamo dimenticato, questo é uno dei retaggi peggiori dell’esperienza dei liberali degli anni ’80 del Vecchio Partito Liberale, a riscoprire che non ci può essere dato dagli altri quello che dipende da noi. Se noi siamo delusi di un’esperienza e ne abbiamo molto motivo, dobbiamo trovare la forza per allargare il consenso a chi come noi condivide certe esigenze e spingere per farle diventare progressivamente più grosse e poi si spera anche maggioritarie, certo, no escludendo nessuno, nel senso che, da liberali, se sulle nostre scelte programmatiche verranno apporti anche da persone, qui ci sono delle persone che all’inizio, nel ’94 avevano fatto la scelta di Forza Italia e che poi sono venute via, quindi questo dimostra la mia tesi, e cioè che si può arrivare a dei progressivi cambiamenti e noi non li chiediamo a nessuno, ma quello che dobbiamo rifiutare è il modo più o meno nascosto di rintrodurre come discriminante della politica italiana, l’essere o no in rapporti con PDS e D’Alema. Questa è una cosa che come liberali non possiamo farne pagare l’onere al Paese, non si può fare nel ’97 delle battaglie che andavano bene nei primi ani ’80 e giustamente noi abbiamo anche fatto, perché oggi, nell’Italia ’97, il discrimine non é fra chi é comunista e chi non é comunista, aggiungo fortunatamente non é questo, e tant’é che ormai il problema vero anche del diciamo disegno originario dei Riformatori della coalizione del Centro Sinistra è evitare che una strana combinazione a tenaglia, che ci ricorda tanto le vecchie combinazioni a tenaglia fatte sempre negli anni sempre ’60, ’70, ’80 dalla vecchia Democrazia Cristiana aggirando a sinistra il Partito Democratico della Sinistra ne impedisca di fatto l’attuazione delle delibere congressuali, perché ormai siamo a questo livello qua, che il PDS fà delle delibere congressuali dopo di ché la combinata azione di una parte degli ulivisti di area diciamo così moderato centrista con Bertinotti, impedisce, per motivi facilmente comprensibili in questo maggioritario che ancora non funziona, perché il maggioritario funzionerebbe per spingere nell’area diciamo di avvicinamento programmatico fra le due parti contrapposte in modo da consentire delle scelte precise, invece fino ad oggi, in Italia funziona a agevolare le estreme a Destra e Sinistra e chiaramente di fatto, succede che il PDS non riesce nemmeno ad attuare le sue delibere congressuali di tre mesi fa. Noi liberali dobbiamo assolutamente batterci perché sia possibile portare a casa le riforme che sono dietro l’angolo ma che sopratutto sono assolutamente irrinviabili se si vuole che l’Italia non si apra alle suggestioni della Lega, perché vedete, io non sono per drammatizzare l’episodio di Piazza San Marco che può essere in parte anche un pò fantasioso e goliardico, però non possiamo nemmeno nascondere il fatto che dietro a questo atteggiamento c’è un serpeggiante rifiuto dello Stato inteso come garanzia per l’individualità.

Ieri, un’altro nostro amico ha citato un’altra frase nota che anche quella andrebbe un pochino fatta capire, perché non si può citare così il principio di AIEK nel senso che, si passa dal mondo che obbedisce a leggi che non controlliamo, è chiaro però che lo sforzo liberale è quello di conoscerle per capirle e per vedere come si possano quanto meno cavalcare, o seguire, assecondare, qui si passa da una fase in cui il mondo obbedisce a leggi che non controlliamo e quindi di tipo sostanzialmente pessimistico, perché, se non si conoscono le leggi noi non possiamo fare nulla, perché non le conosciamo nemmeno e non le controlliamo, e poi affidarsi agli uomini piuttosto che alle litghe che li governano, questo va bene purché si legga nel senso che, affidarsi agli uomini non vuol dire disconoscere, come liberale non può disconoscere che ci vuole lo Stato che garantisca che i singoli cittadini esercitino la loro capacità umana, invece in Italia e presso certi ambianti di destra serpeggia una ribellione contro l’esistenza delle strutture civili di garanzia, di tolleranza, di convivenza, e questo di nuovo un liberale non lo può consentire, il liberale sà che ci vogliono le strutture, il liberalismo ha inventato, diciamolo pure, lo Stato e il Fisco, e perché le vogliamo dire queste cose, che l’idea della tassazione legata alla rappresentanza è un’idea del fondamento della vita e della realtà liberale, allora noi non possiamo permettere come liberali che la stagione delle riforme per nostro anche merito, la vecchia Commissione Bozzi di dieci anni fa è maturata per anni e anni comincia finalmente ad essere recepita, ad essere un’attesa reale dell’opinione pubblica e poi continua ad essere disattesa con la scusa che a Roma, nei corridoi del Palazzo, non si vuole arrivare alle modifiche costituzionali, possiamo volerle come non possiamo volerle come dicevo prima che si rientri alla discrimine comunisti anticomunisti, perché sarebbe un arretramento per la maturazione civile del Paese e noi invece vogliamo andare avanti, ecco, allora per tutto questo, io credo che il problema di questo Congresso è non rinunciare ad esprimere, non diritto, la sua capacità di critica, di confronti alla deludente esperienza di quest’anno alla coalizione di Governo dell’Ulivo, in particolare poi della questione che ne ha fatta poi la Presidenza del Consiglio collegialmente inteso, riuscire nel momento stesso che si fà questo discorso, riconfermare la netta scelta per la Società Aperta e le riforme dei liberali in quanto unica strada possibile per i liberali, non per i liberali di sinistra, unica per i liberali, perché il liberale che è Consigliere Comunale o Deputato a Forza Italia non chiede che Forza Italia sciolga subito i due nodi chiave per le procedure democratiche interne e lo scioglimento del nodo del conflitto di interessi, non si può venire a dire che non siamo la maggioranza, deve avere il coraggio di dir che lui ha abdicato alla sua funzione liberale, oltre tutto perché questo stà succedendo continuamente. Vi ricordate che due congressi nostri fà, due anni fà, nel 1995, ebbi ad insistere molto su quell’episodio incredibile, ma ricordiamocelo, perché stà succedendo potenzialmente di nuovo, stà riavvenendo, non in quella forma, ma in altre, quell’episodio incredibile di quella riunione di sessantadue deputati di Forza Italia, che erano allora la maggioranza larga del Gruppo Parlamentare che si riunirono, fecero un documento per presentarlo a Berlusconi, non sò se Letta o Previti gli fecero “bu”, si rimisero il documento in tasca, il documento firmato, sessantadue firme, si rimisero il documento in tasca e non se nè parlò più. Ma allora, se nemmeno i Deputati a questo livello, Consiglieri Comunali, Senatori, hanno il coraggio di portare avanti delle loro idee, erano totalmente convinti di farlo che avevano fatto una riunione apposta, con le firme sotto il documento, ma che garanzia c’é nella democrazia rappresentativa, che possibilità di evoluzione c’é, allora noi a tutti possiamo dar ascolto, anzi noi vogliamo dare ascolto a tutti, però dobbiamo chiedere a tutti comportamenti coerenti, li dobbiamo chiedere più sul versante conservatore, li dobbiamo chiedere analogamente sul versante più riformatore, perché non vedo perché i liberali dovrebbero fare sconti a qualche d’uno, oltre tutto perché l’azione liberale può avere successo, lento, ma possibile, solo se chiama ad un modo diverso di interpretare la politica.

Insomma, se ci sono stati degli errori gravi, ma ricordiamocelo, nel Partito Liberale, vecchio Partito Liberale nella metà degli anni ’80, fine anni ’80, è stato perché ci si è illusi di cavalcare delle cose che erano diverse dal liberalismo, se si comincia a percorrere troppo non sò l’assistenzialismo, una certa disinvolta gestione delle legge sul Finanziamento Pubblico, ti metti su un piano che poi fatalmente ti porta fuori dai canoni del liberalismo, cioè, è come dire, in termini calcistici, invece di giocare in casa andare a giocare in trasferta, è chiaro che poi sei destinato ad essere un giocatore in condizioni di svantaggio. Allora, cari amici, noi all’amico De Luca che ci viene a dire che in sostanza lui ha finalmente fatto la scelta di entrare nel Gruppo del Parlamento Europeo, dobbiamo rispondere che questo ci riempie di molta soddisfazione perché ha rafforzato il Gruppo Liberale Europeo che ce ne é sempre bisogno e ci riempie anche di soddisfazione intellettuale perché nel giugno 1994 spendemmo più di una giornata e di un’ora nel cercare di convincerlo fin da allora, che il destino e la prospettiva di Forza Europa era quello dei popolar conservatori e non quella dei liberali, anche perché dopo i primi incontri fummo facilitati nel sostenere questa tesi dal fatto che ricorderete, e cioè che il Presidente del Gruppo votato i primi di luglio Generale Caligaris, si dimise otto giorni dopo con la dichiarazione, dice: “ma io credevo di andare a fare il Capo Gruppo per andare a trattare l’entrata nel Gruppo Liberal Democratico ed invece sto scoprendo che questi vogliono andare con „„„ – questo Generale serio – io ho l’ordine, il mio programma elettorale fra gli eletti ed il mio gruppo è stato andiamo con i liberali, voi avete votato e applaudito, poi vado a fare i primi incontri e mi dite no, no, no, alt, alt, sì, te lo avevi detto, ma insomma, credevo che tu scherzassi, sì si é eletto te ma te devi andare con i conservatori, – dice – io mi dimetto”. Ecco, meno male la soddisfazione intellettuale che dopo tre anni siamo arrivati fortunatamente all’entrata di De Luca e di amici di de Luca e Caligaris nel Gruppo Parlamentare Europeo. E’ molto forse, ma non è ancora abbastanza, perché, nell’invito di de Luca che io credo comunque come tutti ci confronteremo, io sono sempre per discutere, perché quando si é abbastanza convinti delle proprie idee discutere é un primo dovere indispensabile, ma ha accennato a liberali inzimatici, ma i liberali, e si torna al solito discorso, se vogliono essere un soggetto politico, non devono porsi il problema di essere inzimatici, perché l’inzima è un catalizzatore di altre, in altre forze, che senso ha, i liberali devono essere una soggettualità politica, devono essere un punto di riferimento oggettivo, devono cercare di aggregare intorno a quello che il loro tipo, modo, visione di essere e in fatti, ieri il vecchio amico, ahimè noi tutti, Stefano De Luca ha detto e ha invitato a confrontarci per stare insieme, per mettere insieme tutti i liberali, ma ben si é guardato, cosa che dopo privatamente gli ho detto e ha confermato, dicendo: “sì, questo é un problema”, appunto, ben si é guardato di accennare anche ad un solo tema di lavoro comune, é perché cosa vuol dire se non un’operazione nostalgia metter insieme tutti i liberali senza contemporaneamente dire di fare che cosa, sarebbe come dire che il liberalismo politico veleggia sulle nuvole, guarda all’alto le cose, non arriva alla luna l’ululare del cane, i problemi non ci riguardano, però noi fra liberali siamo fra noi, quindi avremo la sicurezza. Questa è un’operazione oltre tutto che ha la scarogna di essere già stata tentata nelle ultime settimane dai socialisti ed essere ovviamente aggiungo io, miseramente naufragata perché con il maggioritario un filone culturale che vuole scendere in politica senza puntare ai programmi é un filone culturale destinato a rimanere solo un’opera di testimonianza, quindi noi, credo si debba dire sì all’idea di confrontarci, ma dobbiamo dire no all’idea di un confronto che non viaggia sulla terra, sulla concretezza delle cose da fare, che è il vero tentativo, insegnamento del liberalismo, critico, dinamico, innovatore, dell’Internazionale Liberale che é un luogo dove ci sono anche lì liberali più moderati e liberali meno moderati, liberali che corrono di più liberali che corrono di meno, ma si distinguono dai conservatori nettamente proprio sul fatto che i liberali vogliono cambiare un pò alla volta ma di continuo sulle cose concrete, sulle condizioni specifiche di come s vive nella convivenza. Quindi questo é il senso complessivo della posizione che secondo me, io credo sia prevalente ma che comunque nella quale io credo e credo che sia quella che viene dal Congresso del Ciocco in poi sempre confermata e che oggi deve fare questo passo in avanti, riuscire a confermare la linea dei riformatori non nascondendo la delusione per quanto i riformatori hanno fatto in quest’anno, questo é il nocciolo del problema, non é una questione di cosa unanimistica é una questione di coerenza logico comportamentale di liberali che non hanno il complesso di ricevere da nessuno patenti di liberalismo, non le riceviamo da Berlusconi ma non le dobbiamo nemmeno ricevere dalla signora Magistrelli segretaria del Movimento per l’Ulivo, perché i liberali solo con il loro sforzo di idee e comportamenti dimostrano e provano che liberali sono davvero.

Io credo che la bozza di Manifesto che siamo andati faticosamente elaborando, cercando di tenere conto di tutte le mozioni che mano mano venivano presentate, risponda a questo tipo di logica e su questo punto ho la civetteria intellettuale di ritenere che le offese alle intelligenze si fanno dicendo una cosa senza dimostrarla, allora, se no fosse vero che nella bozza che stiamo facendo mettere a posto che ora dovrebbero più o meno sempre soggetta poi a successivi arricchimenti mettere in giro, non si rispettano questi principi di fondo, io sono pronto anche ad ammetterlo, ma vorrei che si dimostrasse con un ragionamento e non con un inventiva poetica, perché l’inventiva poetica é una forma arcaica e qualche volta anche sbagliata e sofistica di conoscenza e di ragionamento, può essere che suoni bene ma può darsi che non significhi nulla, allora io credo che il vero problema caso mai è un’altro, di ricordarsi che i liberali, che sono accaniti fautori del governare anche attraverso le scelte, però non si dimenticano mai nemmeno che la tolleranza non é solo un fatto di modi cortesi, perché questa è un’altra cosa, la tolleranza é inanzitutto la capacità di sapere che le scelte si costruiscono in una convivenza, se si vuole stare insieme, anche non facendole tutte e tutte insieme, questa è la grande differenza tra il liberalismo e il fondamentalismo religioso, il fondamentalismo religioso ad esempio stabilisce delle cose e tutti i cittadini su tutto devono essere d’accordo, gli consegni la bibbia e tutto deve essere condiviso, c’é un haiattolah che parla e tutti devono condividere, il liberalismo, viceversa, ritiene che le scelte possono essere faticose, fatte progressivamente e faticosamente, questo é il motivo per cui le società liberali hanno difficoltà e lunghezza a crescere, allora, la bozza di Manifesto che si comincerà ora compatibilmente con i mezzi tecnici un pò a distribuire, io credo che risponda alle logiche che ho illustrato nella relazione iniziale, che sono a mio parere largamente emerse nel dibattito, che non sono le logiche oggettivamente del refluire nella, come dire, del cambiare l’insoddisfazione in un rifiuto dell’esperienza con i riformatori, perché questa non é la mia logica, che sono uno sforzo concreto e coerente di parlare di principi, di programmi e di aggregazioni, perché di nuovo, non si può rifiutare l’aggregazioni con tutti coloro che sono i Maccanico, i Verdi, i Dini, che comunque nel panorama politico italiano cominciano ad essere meno distanti da noi rispetto agli altri, é solo un problema di distanze relative, perché se facciamo tutto questo noi ricadiamo anche se non si volesse farlo in quello che rimproveriamo e abbiamo giustamente rimproverato a quelli del Polo, cioè faremmo i liberali aggettivo, i liberali aggettivo di qualcun’altro che poi ci concede come il principe il diritto di entrare in quello o in questa lista ma chiaramente tentando di assorbirci e di fare lui il liberale, l’intervista citata di Draghi da Rao ieri, Draghi segretario comunale del PDS, é incredibile ed io avevo pregato l’amici milanesi di dirgli una pubblica dichiarazione, perché forse non tutti sapete o almeno qualcuno sì, che il PDS si lamenta come il coccodrillo, del fatto che i liberali non sono abbastanza forti, dopo aver tentato l’operazione di assorbire i liberali, questa non é una mia fissazione, questi hanno preso il Presidente Regionale della FdL e lo hanno messo in lista, gli avvocati direbbero “c’è carta canta”, c’è la prova del fatto, dopo hanno dovuto concludere che questa operazione a livello di gruppi personali non hanno senso perché non si può innescare su un albero del socialismo europeo in movimento improvvisamente un ramo liberale facendolo diventare automaticamente liberale e pretendere con ciò che gli elettori liberali più o meno, che saranno pochi o tanti ma comunque ci sono, si riconoscano, allora si fa marcia indietro e si dice che i liberali che la stessa sinistra ha in tutti i modi sbertucciato cercando di nasconderli, di levarli di torno, di assegnarne il protettorato ai popolari, dicendo voi vi riguarda i popolari, noi non ci incastriamo nulla, quindi già deboli, ancora più indeboliti, perché mentre noi facciamo lo sforzo di essere liberali veri e quindi riformatori questi ci attaccano e ci fanno i giochetti vecchia maniera, tipo, non dirò stalinista ma certamente burocratico miope e poi ha il coraggio di dire, “ma i liberali non ci sono”, ho capito, ma se talvolta i giornali della sinistra chiesastica segnalasse anche le critiche e le differenze e non arrivasse solo dopo a scoprire, con qualche anno di ritardo, quello che noi liberali abbiamo detto qualche anno prima, certo, forse la strada delle riforme in Italia potrebbe andare avanti più facilmente e con maggior coerenza.

Io ho detto le cose principali che volevo dire nel senso, una sola vorrei aggiungerne senza polemica, mi dispiace che non ci sia, ma vorrei dirla, l’amico Rizzo che è nostro nuovo iscritto da due giorni, ha detto che “bisogna che la Federazione si dia un gruppo dirigente, una leadership più autorevole, forte, considerata”, allora, se lui ha voluto iscriversi a tutti i costi ieri l’altro, vuol dire che si ritiene non superiore a questa leadership, si ritiene anche lui uno assolutamente, allora non capisco bene perché abbia tanto insistito per fare questa operazione, anche perché non si può dire che ci si iscrive e poi nello stesso giorno venire a parlare contestando il liberalismo della Federazione come affabulatorio e un liberalismo che non accetta le smentite della storia, ora se c’è un liberalismo che accetta le conferme della storia è il nostro e non quello di quelli che nel ’94 erano in Forza Italia e ci hanno dovuto mettere due o tre anni a capire che sbagliavano loro, non noi, tanto è vero che ora loro vengono da noi, è amici, e poi si dice che il liberalismo deve essere aggressivo, ma anche nelle arti marziali orientali si sà che la aggressività deve essere controllata, che bisogna sempre mantenere la padronanza di sé, ragionevole dei propri atti, delle cose che si vogliono fare, ed invece spesso c’è la sensazione che un certo movimento di persone al di là del liberalismo, io sto parlando del paese, voglia esaurire la politica della convivenza in una sorta di espressione vitalistica che come il futurismo porta poi al facismo, perché il vitalismo senza controllo, senza razionalità, senza tolleranza è, al di là delle intenzioni, l’anticamera del facismo, come a sinistra venti anni fà un certo modo di essere dei famosi estremisti di Potere Operaio, di Lotta Continua, non era un problema di compagni che sbagliavano, ma era una degenerazione anti-democratica e liberale di una certa posizione politica che non era la nostra ma che poteva essere democratica, ed invece, quella andò, si sà come è finita, alla lotta armata addirittura. Allora amici facciamo attenzione, noi dobbiamo ora scegliere, se lo sceglieremo, di fare un’azione come ricordata dalla mozione che ho citato, dal come é stato detto in vari interventi dal presidente, noi bisogna fare un’azione di rinvigorimento, ma rinvigorimento non può essere nè il masochismo, di non avere la pazienza e la fatica di richiamarci sempre discutendo ai nostri sistemi, e quindi cercare di trovare il punto di consenso fra le diversità liberali che comunque devono esserci, perché il liberalismo é per sua natura diverso, né il ricredere che il liberalismo possa andare avanti lanciando delle parole d’ordine facili, perché il liberalismo non è ahimè una cosa facile, né credere che il liberalismo possa andare avanti in questo paese se non c’è una attività localistica diffusa, perché questa idea che si possa andare avanti in termini liberali solo affidandosi ad una ricostruzione di un’immagine nazionale e contraddittoria in sè, in questo modo si costruiscono le grandi immagini dei partiti di grande opinione, che diventano un grande tradimento delle idee della metodologia democratica se questa immagine nazionale non é assistita da una volontà di base di esistere e di operare costruttivamente. Qui troppi stanno dimenticando che noi alle ultime politiche non ci siamo presentati solo per l’ignovia di molti di noi che non hanno rispettato il deliberato dell’estate del ’95 che diceva che avremmo dovuto preparare tutta la raccolta delle firme per liste in tutte le regioni italiane, non nell’ottica di non mettersi d’accordo poi con i Riformatori e con l’Ulivo, ma nell’ottica di andare lì sapendo che avremmo avuto le armi per non farci ricattare e schiacciare, proprio perché in politica poi alla fine, sopratutto quando De Gasperi era noto in Trentino, ma le montagne degli Appennini abruzzesi o siciliani o campani sono molto lontani dal Trentino, non ci sono personalità tali da voler comunque garantire la presenza dei laici, peraltro rigorosamente promessa e io devo dar atto al coraggio intellettuale dell’amico Gerardo Bianco, che ieri é venuto a dircelo che effettivamente le cose non sono andate come dovevano, ma da liberale si domanda “ma chi ne deve essere responsabile quando voi ammettete, voi stessi, che i patti erano diversi?”, allora amici ci aspettano situazioni difficili, io credo che lo sforzo di, non dico, comunque sforzo di componimento delle varie situazioni nella linea di un liberalismo riformatore che voglia unire gli sforzi che sono stati fatti a livello internazionale sopratutto da Beatrice Rangoni Machiavelli alla quale abbiamo dato aiuto in diversi, anche un’amico o due che oggi non c’è tipo l’Alessandro Stricca che è rimasto all’estero, insomma cose professionali, possono avere successo solo se si mantiene questa linea realisticamente con lo sforzo di tenere quanti più possibile liberali convinti alla coerenza ma non si cade mai nell’intolleranza di quelli che pensano diversamente. Io credo che la precisa determinazione con la quale la Federazione dei Liberali ha anche mantenuto un preciso atteggiamento sulla questione degli afflusso degli iscritti che come è noto da noi é automatico salvo opposizione da parte degli iscritti precedenti nel caso della vicenda romana, sia per tutti una garanzia, anche per quelli che attualmente non sono stati, a seguito di questa opposizione accettati, del fatto che i liberali vogliono essere inanzitutto liberali, che non vogliono aprirsi a persone che può darsi che vogliano, c’è il dubbio che vogliano venire solo per cambiare la natura dei liberali, ma che sono disposti invece ad aprirsi a chiunque voglia venire riconoscendosi in questo filone del liberalismo riformatore che non è nè di destra nè di sinistra, è liberalismo, perché noi liberali bisognerebbe avere anche il coraggio una vota tanto di cominciare a dire in questo paese che la riforma vera della vita civile non ci sarà mai se continueremo a illudere gli italiani che riformatori sono quelli della sinistra, e di dire una volte per tutte, finalmente, che ci si metta d’accordo, che o la sinistra doventa liberale e per ora io credo che quelli in questa sala, nessuno a breve lo vedrà, o non sarà nemmeno sinistra, perché non é concepibile continuare con Rifondazione Comunista che difende l’esistente e i privilegi nuovi e antichi, non é concepibile continuare con una sinistra che poi e la sinistra popolar dossettiana, che queste sono cose, benissimo, ma non hanno niente a che vedere poi con una forma di riformatore, se si vogliono le riforme in Italia, bisogna avere, e noi liberali dobbiamo farlo, il coraggio di dire che solo il liberalismo é riformatore. Io credo che finito questo Congresso dovremo votare le mozioni, è chiaro che le mozioni per quanto almeno mi riguarda sono legate anche al Manifesto che ora cominceremo a far circolare e che possiamo benissimo anche modificare, ma che credo in tutta onestà, visto il lavoro di tentativo di precisazioni, piccole modifiche e quelle che potremmo fare ancora, corrisponda alla linea che ho illustrato nella relazione, che é presente in tutti i documenti, dal Congresso passato ad oggi della Direzione, e che secondo me soddisfa anche i liberali di Identità che vogliono mantenere la capacità di non farsi ingabbiare nella, come dire, nel conformismo del centro-sinistra, noi nel centro-sinistra non ci siamo mai stati appiattiti e conformisti, ed è per quello, proprio che oggi non abbiamo avuto le plebende, proprio perché abbiamo fatto i liberali e allora noi dobbiamo continuare a fare i liberali non rifiutando la nostra linea, continuando a dire che il liberalismo é riformismo, capacità di riformare come é in tutti i partiti liberali del mondo.

Voglio chiudere nel dire a Marcello Veneziani ed altri, che quando si é presentato sulla scena politica del liberalismo internazionale un certo sig. Haider che si vantava di essere il capo dei liberali austriaci il senatore Giovanni Malagodi ha fatto realisticamente, con tutte le indagini, i confronti, le istruttorie, ma ha avviato il procedimento che é durato qualche anno, perché i liberali sono coscienziosi, ma che ha portato poi alla espulsione di Haider e dei liberal-conservatori austriaci dall’ internazionale liberale, e infatti è stato fatto in Austria un’altro partito che é andato alle elezioni, che ha preso tre o quattro deputati, cioè i liberali non sono conservatori perchè non possono essere conservatori, la democrazia moderna é sorta sulla contrapposizione tra liberali e conservatori, poi é intervenuto il processo all’inizio del ‘900 del socialismo e quindi la contrapposizione apparente é stata fra conservatori e socialisti, ma dobbiamo riprendere il nostro posto, la contrapposizione vera è fra conservatori e fautori della Società Aperta, anche in Italia si deve arrivare a questa contrapposizione e noi siamo per la Società Aperta. Grazie.

Questa voce è stata pubblicata in DISCORSI, CONFERENZE, INTERVENTI e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.