Una distinzione necessaria

Le sconfitte della sinistra sedicente progressista e delle attese consociative hanno posto le premesse di una stagione politica pió liberale. Ma l’atteggiamento di molti liberali dell’ultima ora – un’euforia impastata di conformismo e di scarso senso critico – rischia di compromettere tutto alla radice .
Ora pió che mai, governo e opposizione dovrebbero misurarsi sul terreno liberale . Stato come insieme di regole per la convivenza, istituzioni come casa di vetro, scelte politiche come mezzo per concretizzare i diritti di cittadinanza , economia pubblica come equilibratore dei meccanismi della concorrenza , Europa come scelta di civiltÖ . Ma i liberali dell’ultima ora , da una parte e dall’altra, scalpitano per uscire da questo terreno . Gli anatemi reciproci stanno divenendo l’abitudine quotidiana . Il governo diviene una minaccia di fascismo, l’opposizione del PdS una minaccia alla libertÖ. Berlusconi diviene il biscione littorio , il PPI un traditore dei suoi elettori moderati . Quelli del Patto Segni passati al governo divengono dei venduti , i laici critici del governo dei maniaci preconcetti . Se questa mentalitÖ progredisce, sarÖ difficile cogliere l’occasione di una stagione politica pió liberale .
La lista della Federazione dei Liberali alle Elezioni Europee è un richiamo alla ragionevolezza e all’equilibrio . Di fronte ai liberali dell’ultima ora che vogliono apparire liberali pió che esserlo, la FdL ha come prioritÖ assoluta la pratica non superficiale e non episodica dei valori di fondo del liberalismo. Valori sperimentati, aperti al nuovo e consapevoli della memoria storica, senza i quali il cambiamento per anni perseguito puï trasformarsi in clamoroso autogol . Disancorata da quei valori, la coalizione a tre non puï definire – e forse neppure concepire – quei programmi e quei comportamenti in chiave liberale che sono indispensabili per un’Italia pió Europea .
Ora, delle tre componenti chiave, Alleanza Nazionale ä in marcia di trasferimento dalle nostalgie fasciste agli approdi gollisti e si mantiene su territori ben lontani da quelli liberali ; la Lega interpreta una diffusa voglia di far da sÇ ( se non di vera separatezza ) ma propone soluzioni alla larga da quelle liberali ; e Forza Italia usa di continuo il termine “liberale” ma poi crea dissonanze che non si puï fingere di non avvertire .
Dissonanze di struttura, perchä Forza Italia non sembra neppure porsi il problema, tutto liberale , di superare il partito azienda per rispettare le pió elementari regole di decisione dal basso . Dissonanze di atteggiamento, perchä Forza Italia punta pió sulla videocrazia e la politica saponetta per creare in tutti aspettative, piuttosto che su scelte di governo disciplinate e rigorose . Dissonanze di coerenza perchä Forza Italia cambia linea facilmente rispetto alle promesse elettorali, come si ä constatato a proposito del sistema elettorale ( repentino passaggio dal doppio turno al turno secco ) e delle aliquote e della pressione fiscale complessiva ( di repentina rinuncia all’abbattimento annunciato senza tener conto del vincolo del debito ) .
E infine dissonanze politiche perchä Forza Italia non adotta la linea liberale in almeno tre questioni molto importanti . Una nell’ambito della politica nazionale, e cioä l’evidente ritrosia ad accettare una rigorosa legge antitrust per superare il duopolio nel settore dell’informazione radiotelevisiva . E altre due nell’ambito europeo: la ricorrente ambiguitÖ sul Trattato di Maastricht e sulla moneta unica – questioni in cui il concetto di riflettere viene sempre usato come sinonimo di rinunzia ad attuare – e la volontÖ di non aderire al Gruppo dei Liberali Democratici e Riformatori al Parlamento europeo per accasarsi presso i Popolar conservatori di Kohl, di Major e di Chirac.
Quello che manca a Forza Italia ä la convinzione che le regole ed i comportamenti liberali siano indispensabili per il funzionamento del sistema. Dai frettolosi giudizi su Mussolini dell’on. Berlusconi, all’idea che il problema italiano sia di ” contare di pió in Europa ” invece che quello di funzionare di pió secondo una mentalitÖ europea, si tende a dimenticare che l’esser liberali ä appunto innanzitutto una mentalitÖ e un metodo di affrontare le cose . Atteggiamenti troppo rassicuranti e la balenante arroganza non sono valori liberali.
La lista della Federazione dei Liberali intende essere l’espressione dei liberali coerenti . Di quei liberali che hanno contribuito a dare forma all’Europa di oggi, che per il domani vogliono costruire l’Europa non dei mercanti ma dei cittadini, fondata sul rafforzamento dei poteri democratici del Parlamento e sul federalismo decentralizzato . Di quei liberali che in Europa aderiscono al Partito dei Liberali, Democratici e Riformatori, che in Italia si battono perchä il liberalismo non sia un’etichetta priva di contenuti coerenti .
Non ä una lista che serve ai soli liberali. E’ una lista che serve al paese per entrare in una stagione politica pió liberale . GiÖ abbiamo dovuto resistere quando la parola liberali era messa all’indice . Ora che tutti la usano, evitiamo che diventi la copertura per contenuti non liberali . Se la coalizione a tre dovesse deludere le speranze che l’hanno fatta vincere, rispunterebbero i sedicenti progressisti e le vedove del consociativismo, uniti dalle accuse al fallimento delle politiche ( comunque supposte ) liberali . Si arriverebbe all’assurdo di ricominciare con le politiche non liberali come reazione a politiche che liberali sono state solo di nome .

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