Nessuno tocchi Caino

Le iniziative per abolire la pena di morte sono un impegno storico degli ambienti liberali, dal Congresso di Berlino dell1nternazionale Liberale (1980) alle campagne di Amnesty International (1989). I paesi che la hanno abolita sono aumentati, ma restano in grande maggioranza quelli che la conservano.

Negli ultimi tempi, la campagna contro la pena di morte ha ripreso vigore. A maggio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per istituire un Tribunale internazionale contro i crimini di guerra dell’ex¬Jugoslavia; e tra le pene applicate sarà in ogni caso esclusa la pena di morte. In Italia, a fine luglio, la Commissione Giustizia della Camera ha approvato in sede legislativa la soppressione della pena di morte nel codice militare di pace e di guerra. Per il prossimo dicembre è previsto a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, un Congresso Mondiale in cui fondare la Lega Internazionale per l’abolizione della pena di morte entro il 2000.

Di questa costituenda Lega i principali animatori sono i gruppi radicali, in particolare quello italiano raccolto intorno alla pubblicazione «Nessuno tocchi Caino». Libro Aperto aderisce con convinzione all’iniziativa e invita i suoi lettori ad aderire a loro volta usando, per questo e per ulteriori informazioni, il numero verde 1610-13047. Abolire la pena di morte dall’ordinamento giuridico degli Stati, costituisce un ‘altra necessaria pietra miliare nel cammino secolare della civile convivenza. Non può esserci alcuna norma che consenta di uccidere legalmente un essere umano, qualunque orrendo crimine egli abbia commesso. E Caino aveva addirittura ucciso il.fratello.

Una simile convinzione è fisiologica per la mentalità liberale. Sul piano dei principi la pena di morte è incompatibile con il rispetto per l’essere umano e con il diritto alla vita di ogni individuo, sul piano dei fotti non esplica alcun effitto deterrente e induce spesso a tragici abusi politici. Tuttavia questa mentalità non è condivisa da tutti. Soprattutto da quelli che avvertono un bisogno di giustizia pubblica tanto forte da anteporlo alla vita del cittadino. E non si può neppure dire che la linea di confine tra questi modi di pensare sia il grado di democrazia e di civiltà. Nel mantenere la pena di morte, si ritrovano grandi democrazie occidentali (il Presidente Clinton vuole estendere i casi di pena di morte) e totalitarismi di ogni tipo, stati religiosi e stati laici, nazioni ricche e nazioni povere.

In queste condizioni, sarebbe controproducente condurre la campagna contro la pena di morte all’insegna della crociata. Non soltanto perchè la mentalità liberale non si può imporre, pena contraddirla. Soprattutto perchè abolire la pena di morte rimane cosa distinta dal condividere la mentalità liberale. E ancor più perchè attaccare frontalmente valori radicati, che magari consentono alla pena di morte nel nome di una qualche concezione etica, può suscitare reazioni insuperabili. Giustamente, dunque, la campagna contro la pena di morte è oggi impostata come costruzione empirica del diritto per una nuova convivenza (e per questo appare più incisiva).

Nel mondo si avverte l’attesa di una nuova convivenza. Una nuova convivenza che sia capace di coniugare il riaffirmarsi forte delle rispettive identità, anche collettive, e lo scambiarsi di esperienze, di idee, di scoperte, di prodotti. Una nuova convivenza in cui ogni individuo e ogni cultura non debbano omologar si al mondo ma del mondo possano scegliere gli aspetti che più loro si adattano. Sul come arriva¬re a costruirla compiutamente, le proposte restano assai distanti e spesso anche conflittuali. Ma perchè resti la possibilità di costruirla, sempre più persone avvertono in eludibile la necessità che lo Stato preservi per tutti e per ciascuno il diritto di esistere. Se non lo preservasse, se toccasse Caino, lo Stato violerebbe il fondamento ultimo della convivenza che è appunto l’esistenza. Né varrebbe richiamare esigenze di giustizia pubblica. La pena di morte, attraverso l’espulsione collettiva e definitiva della vittima, ripercorre la strada primordiale dei riti sacrificali. E quando, alle soglie de1 2000, la sicurezza di qualcuno o di tanti si fo dipendere dal fotto che per legge uno o molti cessino di esistere fisicamente, allora il diritto della convivenza è ridotto alla legge della giungla.

E stato scritto appunto che questa abolizione deve essere intesa come un nuovo diritto della persona, un diritto civile storicizzato, sintesi evolutiva del nostro tempo. Ed è questa la via da seguire. La nuova convivenza tra diversi che non si omologano, deve maturare con il consenso e nel consenso delle Organizzazioni Internazionali, degli Stati, delle opinioni pubbliche.

Sarebbe ben strano che la via empirica del diritto concepita come alternativa a quella della crociata, finisse a sua volta per trasformarsi in crociata ed esigesse valutazioni trascendenti. Lo Stato dei principi e del diritto sta permettendo, attraverso il consenso, di avanzare verso l’abolizione della pena di morte. Se allo Stato dei principii e del diritto si volesse sostituire lo Stato dei valori ed imporre l’abolizione della pena di morte come verità trascendente e prescindere dal consenso, la costituenda Lega si snaturerebbe e il suo compito diverrebbe davvero arduo. Le conquiste più radicate sono quelle che non hanno bisogno di essere custodite da caste sacerdotali perchè vivono nell’animo dei cittadini.

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