Ricordando Giovanni Malagodi

Scritto per la rivista LIBRO APERTO

Senza consapevolezza del passato, non si può vivere appieno il futuro. Senza consapevolezza del lavoro di Giovanni Malagodi, è davvero arduo far politica liberale in Italia. Dal 1953 a quest’ultimo inverno, con una presenza continua di iniziative, di scritti, di riflessioni, di atti politici, Giovanni Malagodi ha sempre costituito un alta coscienza civile per tutto il paese e un punto di riferimento obbligato per i liberali. Non è una valutazione di circostanza. E’ la valutazione obiettiva che può fare chi , proprio negli anni di maggior successo di Giovanni Malagodi, ha dissentito su questioni non irrilevanti e all’epoca si è battuto da liberale per dare al PLI indirizzi in parte diversi .

Sono molte le cose che il paese e i liberali debbono a Giovanni Malagodi. Il paese gli deve innanzitutto di essere stato uomo di parte, come deve esserlo un liberale . Appassionato portatore di idee, giudizi e proposte per una gestione diversa della cosa pubblica nell’interesse dei cittadini non del proprio clan e insieme saldamente ancorato ad una concezione riformatrice e gradualista del sistema politico, senza utopiche fughe in avanti e senza nostalgie. Uomo di parte, Giovanni Malagodi ha fatto scoprire il valore etico politico dell’opposizione interna al sistema in un paese che da decenni era spaccato tra il governo-stato e le opposizioni-antistato. Con un coraggio civile che all’epoca era davvero tale e di cui va conservata la memoria storica, Giovanni Malagodi ha mostrato che in democrazia si esercita una funzione di governo anche stando all’opposizione.

Il paese gli deve l’ aver lucidamente respinto ogni pressione – e dal ’58 ai primi anni ’70 sono state assai forti e finanziate – per fare del PLI il fulcro di una grande destra. Rifiutando in modo esplicito questa prospettiva, Giovanni Malagodi non si è limitato a preservare il liberalismo da degenerazioni conservatrici autoritarie, ha aiutato il paese a non ripetere esperienze devastanti come quelle degli anni venti. Senza la copertura liberale – anzi tempestivamente denunciati dai liberali di Giovanni Malagodi – i sogni pericolosi e illusori degli uomini forti e delle scorciatoie risanatrici furono smascherati per quello che erano e ridotti agli intrighi del sottobosco burocratico-militare con risvolti affaristici.

Il paese gli deve l’aver ritardato il dilagare del populismo statalista . Giovanni Malagodi , con un vigore politico e morale non comune nella cosiddetta borghesia , ha avversato il capostipite dei boiardi di Stato, l’ing.Mattei, la collettivizzazione dell’agricoltura, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la pianificazione economica istituita per legge contro il libero mercato, la precipitosa creazione delle Regioni senza definirne funzioni strutturali e circuito economico – finanziario, il monopolio dell’informazione radiotelevisiva, l’assistenzialismo come filosofia di governo e come pratica di sottogoverno, la pretesa estraneità delle Partecipazioni Statali alle regole dell’economia, l’ occupazione delle strutture pubbliche da parte dei partiti . Queste sue battaglie , condotte sempre nel segno della libertà nuova, nel medio lungo periodo hanno avuto tutte il conforto della storia . Nell’immediato, hanno attivato la resistenza culturale e civile quando democristiani e socialisti sostenevano ciecamente lo statalismo in vista del prevalere comunista secondo loro ineluttabile.

Il paese gli deve lo schierarsi del PLI a favore del divorzio. Quando Baslini, lungimirante e assai determinato, avviò la sua proposta , anche tra i liberali non trovò facile ascolto. In pochissimi votammo a favore della linea divorzista in Consiglio Nazionale (1966) . Eppure nel giro di pochi mesi Giovanni Malagodi indusse la maggioranza del partito ad accettare questa linea . Pur lasciando libertà di coscienza, il PLI divenne il primo partito schierato a favore del divorzio , lo restò per tutto il non breve periodo dell’iter legislativo e partecipò senza incertezze al fronte del NO contro il referendum abrogativo della legge. In termini politici, la presenza liberale fu assolutamente decisiva per respingere l’attacco confessionale e conservatore . Fu la garanzia che il fronte del NO si batteva per una importante modernizzazione civile e non per dei valori socialcomunisti come sosteneva la DC di Fanfani .

Anche i liberali , al di là della dignità riflessa di un leader prestigioso, devono molto a Giovanni Malagodi. Gli devono la dimensione di associazione politica organizzata. Ad un partito essenzialmente di notabili con propensioni elitarie, Giovanni Malagodi dette una struttura e l’obiettivo di rivolgersi a tutti i cittadini in tutto il paese. Con lui il PLI tentò di affrontare ( forse ormai troppo in ritardo ) il problema della sistematica e capillare diffusione delle proprie posizioni. Con lui il PLI cercò di affidare l’elaborazione politica meno ai singoli personaggi e più alla partecipazione degli organi costituiti e dell’opinione liberale diffusa. Con lui, fin dagli anni ’50 per quasi un ventennio, il PLI dedicò molta attenzione alle tematiche giovanili, all’impegno nelle università, a far maturare i giovani liberali nell’esperienza del lavoro politico diretto in prima persona.

I liberali gli devono una passione culturale e civile di respiro internazionale. Giovanni Malagodi si è battuto instancabilmente perché l’azione politica del Partito mantenesse forti legami con l’attitudine a riflettere sulle idee e sulle cose . Perché l’ iniziativa contingente si inquadrasse sempre una prospettiva di lungo periodo. Perché il dibattito politico sui problemi italiani non venisse mai confuso con quello sui temi internazionali eppure in nessun caso da questi temi prescindesse. Perché proprio i liberali, protagonisti del Risorgimento nazionale, fossero i costruttori della Comunità Europea come nuova dimensione istituzionale di cittadini liberi. Perché la libertà di ciascuno fosse consapevole dei nessi con la libertà degli altri a livello mondiale. La cura di Giovanni Malagodi per l’ Internazionale Liberale è stato l’amore per una creatura che di tutto questo è il simbolo ideale e lo strumento operativo.

Giovanni Malagodi , come capita a chi ha uno spessore politico culturale di rilievo e un forte impegno civile, è stato molto osteggiato . E nell’intento di ribattere, colpo su colpo, a chi in realtà osteggiava il liberalismo in anni a tratti drammatici, ha compiuto valutazioni discusse e discutibili. Il PLI si trovò appoggiato soprattutto da chi era influenzabile dalla paura , qualunquisti e conservatori. Che cominciarono a togliere l’appoggio appena si accorsero che il PLI di Giovanni Malagodi non era dei loro e non era disposto né a puntellare un potere discutibile né a fomentare avventure. Al declino elettorale, che fu progressivo e lento, Giovanni Malagodi non reagì. Continuò a insistere nella sua impostazione anche perché resosi prigioniero, come segretario PLI, di una maggioranza numerica senza aspirazioni politiche coerenti e visibili.

Così la formula dell’alternativa liberale si consunse nella mancata scelta tra l’essere un’alternativa di alleanza per la DC oppure un’alternativa al sistema di governo instaurato dalla DC. E ciò, unito alla non sufficiente chiarezza sul fatto che i liberali sono anticomunisti perché liberali e non liberali perchè anticomunisti, tarpò le ali ad una politica liberale che, come primo obiettivo sul piano interno, si proponesse di svuotare le cause della protesta creando sempre migliori condizioni di libertà e giustizia sociale. Giovanni Malagodi finì per sottovalutare l’esigenza di individuare una ipotesi per dare al paese una nuova maggioranza . E lui, laico, trascurò quella che allora era la sola ipotesi risolutiva di sbocco adeguata e realizzabile : un governo in cui la DC fosse strettamente condizionata dalla solidarietà preferenziale delle forze di democrazia laica.

Alla perdita del controllo pressoché esclusivo del PLI nella seconda metà degli anni ’70, non è seguita – e non poteva seguire – l’eclisse di Giovanni Malagodi. L’attività e la presenza politiche sono proseguite con la medesima energia e con rilievo analogo, semmai con una accentuazione delle sue più personali convinzioni strategiche . Il suo impegno a favore di un liberalismo dinamico e attento ai diritti di cittadinanza, di un’economia libera, di un mercato aperto e regolato, di un continuo approfondimento delle idee e degli avvenimenti, è divenuto più coerente forse perché in genere meno vincolato al dilemma irrisolto dei rapporti con la DC.

E’ emerso sempre di più che Giovanni Malagodi non era un liberale conservatore. Un liberale arcigno e martellante, pervaso da un forte senso etico. Ma sempre aperto al nuovo. Lo testimoniano le sue posizioni sullo scenario interno e internazionale, il suo ripetuto distacco da reaganismo e tatcherismo , le sue iniziative culturali come quella appunto di Libro Aperto. Fino negli ultimi anni ha conservato la capacità di cogliere le grandi questioni liberali . Tra i primi ha avvertito il problema dei flussi migratori internazionali e la conseguente immensa sfida della società multietnica e multirazziale. Basterebbe questo a capire perché un liberale non possa far politica senza la consapevolezza del lavoro di Giovanni Malagodi.

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