Non sfuggire i problemi del paese

La crisi del Giulio VI era apparsa il preludio di svolte epocali . E siccome, dopo tensioni e colpi di scena, è sfociata nel Giulio VII, con programma limitato e maggioranza ridotta, in giro è spuntata la voglia di etichettarlo come un governicchio. Cosa saprà realizzare il Giulio VII lo vedremo . Ma oggi questa etichetta non si può appiccicare. Non è possibile sostenere che si sarebbe potuto fare di più e di meglio nelle scelte di governo. Stando alle scelte praticabili, senza cedere all’ impazienza o senza scambiare il desiderio con la realtà, i risultati raggiunti con la nascita del Giulio VII non sono affatto trascurabili.

Innanzitutto è stato battuto il partito delle elezioni anticipate. Non era scontato. Da mesi, molti cercavano di arrivare alla fine anticipata della legislatura per varie vie, dalle sortite di La Malfa per lo scioglimento consensuale, alle accorte ma costanti pressioni del PSI ( che infatti ha preteso la crisi del Giulio VI) , ai giochi in casa DC per la pole position nella corsa verso il Quirinale ’92. E da mesi i liberali sostenevano che le elezioni anticipate sarebbero state un trucco per sfuggire i problemi del paese. Questi mesi del ’91 sono i mesi decisivi in vista del grande mercato comune europeo che scatterà da qui al gennaio 1993. Ora, non allora, si devono assumere i provvedimenti economico sociali indispensabili per consentire all’Italia di trovarsi all’appuntamento. Invece di utilizzare ogni giorno disponibile, le elezioni in questa primavera avrebbero congelato tutta una serie di decisioni e per di più sarebbero state una disputa partitocratica. Al cittadino non sarebbe stata offerta la scelta di un qualche nuovo disegno di governabilità ( che ancora non c’è) , ma solo miopi tatticismi nella disputa di qualche stanzino del palazzo.
In secondo luogo, il programma del Giulio VII, proprio perché limitato, è più incisivo su problemi non dilazionabili . Dal risanamento economico al completamento dell’avviata riforma della sanità; dall’impegno per rinnovare la macchina della giustizia e per lottare contro la criminalità fino al compiere atti concreti di privatizzazione . Tutti passaggi obbligati per smantellare privilegi ed interessi consolidati ( vedi in queste ore le resistenze PSI sul privatizzare ENEL ed ENI) . E per questo non sono provvedimenti minori di settore bensì il cardine di un diverso costume civile sulla strada dell’Europa.
In terzo luogo, l’irrompere sui mass media , durante la crisi , della riforma istituzionale ed elettorale ha posto questo tema al centro dell’attenzione . Finalmente non è più materia da addetti . E’ un tema importante per l’opinione pubblica. D’ora in poi saranno sempre meno quelli che, specie a sinistra, minimizzeranno il problema con la scusa che non ci si nutre di riforme istituzionali . Avanza rapidamente la convinzione che la riforma istituzionale ed elettorale sia uno strumento necessario per dar più voce ai cittadini nel decidere il loro futuro quotidiano.
Dopo la crisi, dunque, il tema è più popolare ( e non è poco). Tuttavia il Giulio VII è potuto nascere solo accantonando le decisioni sulle riforme istituzionali. La carenza è obiettiva ma non può essere trasformata in addebito alla maggioranza ( che in quel momento comprendeva anche il PRI). E’ la semplice presa d’atto che oggi a nessuno livello – né governativo, né parlamentare, né di opinione pubblica – esiste una maggioranza chiara sul tipo di riforma istituzionale ed elettorale da fare. I 2 tavoli, l’anno .

frettoloso se non strumentale lamentare Governo, opposizione, ( PRI l’opposizione dal centro) In sostanza sono stati quattro fino al momento del programma più uno sopravvenuto al momento della struttura.
iduri a morireFinalmente non è più materia per
fizionale ed elettorale da fare. Non per caso i liberali andavano dicendo da gennaio che la pretesa di costruire una maggioranza sulle riforme prima ancora di discuterne era solo un espediente per arrivare alle elezioni anticipate.Già allora il PLI proponeva i due -uno per il governo , l’altro per discutere le riforme innanzitutto nella maggioranza , poi con l’opposizione – che è la soluzione realistica ora ( in ritardo ) adottata. Da oggi alla scadenza naturale della legislatura, le riforme sono il cloudel dibattito politico E dal dibattito potranno maturare le posizioni alternative su cui l’elettore potrà compiere una scelta vera e incidente.
I liberali sono conseguenti. Hanno già presentato un pacchetto di proposte di legge che disegnanocon precisione le modifiche anche costituzionali da apportare al nostro sistema. L’idea è affidare al cittadino non solo la tradizionale ( nei paesi liberi) scelta dei propri rappresentanti ( dal consigliere comunale al deputato ) ma anche la scelta diretta delle persone chiamate a governare (dal sindaco al Presidente della Repubblica con funzioni di Capo di un Esecutivo parlamentare ) . Per il momento è la sola proposta formalizzata. E che è assai diversa dai segnali provenienti dalla DC ( in sostanza non cambiare nulla e di conseguenza rafforzare la delega ai partiti ) e dal PSI ( un presidenzialismo imprecisato con aspirazioni cesariste ), per non parlare della nebbia tuttora gravante sulle idee in proposito del PdS. Infine la pur deprecata uscita del PRI per questioni di portafogli ministeriali, ha fatto emergere un quarto aspetto positivo. La maggioranza ha confermato le scelte della legge Mammì per regolamentare l’emittenza radiotelevisiva e aprire il settore in chiave antimonopolistica. Questo ha significato il rifiuto di sostituire Mammì con Galasso come richiesto da La Malfa con un blitz in cui solo i bambini avrebbero potuto cadere. Galasso è un esimio studioso ( di qui l’assegnazione dei Beni Culturali) legato strettamente al gruppo Scalfari – De Benedetti che da sempre è un fierissimo avversario della legge Mammì rea di intaccare il monopolio RAI e la lobby catto-comunista alla RAI tuttora saldamente insediata. Lo scorso luglio, pur di non far passare la legge Mammì, Scalfari indusse De Mita a ritirare dal governo i ministri della sinistra DC per dare a La Malfa il convenuto spunto per la crisi di governo. Allora La Malfa fu indotto dal partito ad abbandonare i dimissionari. Questa volta la manovra si è ripetuta a parti rovesciate. La sinistra DC ( non demitiana ) è entrata in forze nel governo abbandonando La Malfa che fino all’ultimo ha sperato la riapertura della crisi da parte della Direzione DC.

eGarantire la corretta applicazione della legge Mammì è oggi altrettanto importante di vararla. eraquanto era stato il. AlloralaforniLa cosa non riuscì perché il PRI indusse L’uscita del PRI dal Giulio VII dopo averne concordato il programma non fa piacere. Ma confermare la linea della Mammì ed impedirne un’applicazione restauratrice è un merito del Giulio
iulio VII lo vedremo . Ma oggi D ni,Perciòà più difficileareeno governocosìerannoDalle parole ai fatti,deEdL’importante è spingere a discutere questi temi.ilde alle Postetentasenza preavviso alcunoiaffidare arichiesobbligò,rilevante in partenza

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