La riforma RAI del 1975 è un fossile

” Tutte le polemiche che stanno investendo la RAI nelle ultime settimane – caso Vespa , divergenze tra Presidente e Direttore Generale, limitazioni alle non stop sul Golfo, il TG3 ridotto alla propaganda – sono i sintomi reiterati della medesima malattia, diagnosticata più volte ma non ancora curata : la pretesa di mantenere la RAI imprigionata nella logica normativa del 1975. La legge Mammì ha finalmente dato delle regole per spezzare il monopolio e ormai la tripartizione del ’75 è un fossile da spedire al museo. Volerla mantenere operativa negli anni 90 è il colpo di coda degli idolatri del servizio pubblico, incapaci di capire che il mondo è un altro e altri i problemi . ”

” Nel 1975, quando nessuno eccetto i liberali aveva il coraggio di dire no al monopolio RAI, la tripartizione fu un modo seppur contorto di inoculare un pò di pluralismo. Nel 1991 solo gli idolatri del servizio pubblico pensano al servizio pubblico come sola fonte e garanzia di obiettività. L’unica garanzia di obiettività è il confronto delle opinioni diverse tra diverse aziende giornalistiche, della tv o della carta che siano. Lo Stato deve garantire appunto la possibilità che tale confronto ci sia, non pretendere di sancire la verità attraverso il servizio pubblico. La libertà di informazione è garantita dalla società civile nel suo complesso. ”

” Se si vuole tutelare davvero la libertà di informazione, occorre smettere di idolatrare Questa è la lezione più utile da trarre dall’infelice episodio del TG1 censurato. ”

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.