La sinistra DC propone non concorrenza ma restaurazione

“le proposte della sinistra DC sull’abolizione del tetto pubblicitario RAI e del canone, sono come il gioco delle tre carte alle fiere di paese: il trucco c’è anche se non si vede subito.”

“La sinistra DC abolendo tetto e canone, vuole apparire fautrice della libera concorrenza sul mercato tra tutte le televisioni, pubbliche e private. Ma l’apparenza inganna. Innnazitutto, la concorrenza sarebbe drogata dal fatto che solo i privati hanno il vincolo di far quadrare il bilancio. La TV pubblica, quando non ci riesce come nel 1989, fa coprire le perdite dallo Stato. Inoltre, sul gettito pubblicitario hanno un’influenza determinante gli indici d’ascolto. Per tenerli più alti possibile la TV pubblica dovrebbe comprimere gli spazi dei privati, adottando i più discutibili aspetti delle TV commerciali e accantonando la specifica funzione di servizio pubblico. Infine, se la TV pubblica non soddisfacesse prima di tutto la domanda di cultura, che esiste, forte, penetrante e diffusa, violerebbe i motivi profondi della scelta di governo a favore del sistema radiotelevisivo misto. ”

” Una volta individuato il trucco, la proposta della sinistra DC non appare certo una liberalizzazione del sistema ma una restaurazione neomonopolistica. Il tutto contornato dal tentativo di destabilizzare il governo in carica. I liberali sono fermamente convinti dell’opportunità di approvare, ora e alla luce del sole, l’originario accordo sulla legge Mammì. In prospettiva , poi , il PLI propone di sciogliere la commistione di finalità istituzionali e commerciali attualmente esistente nella RAI e fonte di gravi distorsioni .”

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