Il tentativo insoddisfacente di una nuova legge sulla caccia

“I liberali sostengono da anni la necessità di regolamentare la caccia in modo da preservare gli equilibri ambientali e faunistici, programmare la pressione venatoria rispetto alla selvaggina, tener conto dei diritti di proprietà. Per questo occorre quella legge che, per diverse legislature, è stata ostacolata dalla parte più miope del mondo venatorio e armieristico e dalle crociate abrogazioniste dell’ estremismo animalista ed ambientalista.

Oggi, sotto la pressione delle scadenze referendarie, le acque si stanno finalmente muovendo su tutti i fronti. I promotori dei referendum riconoscono ormai apertamente di puntare non all’abolizione della caccia ma alla sua regolamentazione; la grande maggioranza del mondo venatorio si dichiara finalmente favorevole a dare alla caccia nuove regole rispettose innazitutto delle Direttive CEE. La vera questione politica è cogliere la palla al balzo e fare una legge equilibrata e davvero nuova. Ma qui purtroppo le acque tornano ad intorbidarsi.

Il testo per ora delineato in Commissione alla Camera non è soddisfacente e necessita di robusti cambiamenti. Negli aspetti generali appare ancora come una macchinosa impalcatura ispirata a maldissimulate concezioni dirigiste, in alcune parti è internamente contraddittoria, si preoccupa poco di una seria programmazione degli equilibri ambientali. In sostanza sembra più un marchingegno per cambiare formalmente la legge attuale ed evitare i referendum, piuttosto che la scelta di nuove regole per la caccia positive ed equilibrate.

I liberali sostengono l’abrogazione dell’art. 842 del Codice Civile, perché fonte di inaccettabili discriminazioni a favore di chi caccia nei confronti degli altri cittadini. Sotto questo profilo il testo del Comitato ristretto della Commissione Agricoltura è un tentativo di frode, perché il referendum chiede l’abrogazione del privilegio dei cacciatori e il testo lo ripristina pari pari in altra forma. Dispiace molto dover rilevare che il primo avversario dell’abolizione del privilegio dei cacciatori è il PSI, che, su questo punto, sembra restare il vecchio PSI legato a concezioni statal-populiste e lontano dalle riforme modernizzanti.”

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