Il disegno di De Mita

La delusione di Piero Ottone per l’incarico di esploratore conferito a Spadolini può essere rispettabile, come ogni opinione, ma tende a nascondere la realtà , come nel gioco delle tre carte. Nella gestione della crisi, il Presidente della Repubblica non ha fatto tutto il possibile per nascondere le lungaggini delle segreterie di partito. Piuttosto ha correttamente sbarrato la strada alle manovre di chi stava ( e forse sta ancora) giocando tutto sulla drammatizzazione dello scontro politico ed elettorale. Con un obiettivo preciso. Scavare solchi profondi tra la DC , il PSI e l’area liberaldemocratica, per rendere improponibile il rinnovarsi della collaborazione di governo e magari aprire la strada ad alleanze inedite ( sul piano nazionale) anche verso indefiniti mutamenti istituzionali.
Ottone scrive che la crisi di governo è stata intempestiva. Ma dal punto di vista suo, dei liberali, della Segreteria DC e del paese. Non dal punto di vista dell’on. De Mita, ex padre padrone della DC. De Mita ha mostrato in questi mesi che a lui interessa poco il governo come occasione di sostegno e guida alla crescita del paese. Interessa molto di più l’esercizio del potere. E non dandosi pace per il Congresso DC, con la connaturata caparbia ha cercato la crisi più volte,concorrendo infine in modo decisivo a provocarla nelle scorse settimane. I tempi li ha scelti con cura, sulla base di un puro calcolo di potere.
Il problema di De Mita era di evitare una verifica politica postelettorale. Allora le redini della DC sarebbero state del tutto in mano alla coppia Forlani-Andreotti e l’esito prevedibile un ulteriore accantonamento della sua persona. Per questo la crisi doveva venir prima delle elezioni. Il periodo preelettorale è quello in cui più forte è il patriottismo di partito ed è più arduo per un Segretario della DC contrastare o addirittura sconfessare un Presidente della DC incaricato di formare il nuovo governo. Il disegno di De Mita era chiarissimo. Determinare attraverso la crisi uno scontro frontale della DC con il PSI, ottenere il reincarico per il nuovo governo, e poi, ben sapendo che Craxi non poteva consentire un nuovo governo De Mita alla vigilia delle elezioni , escaltion durissima nella drammatizzazione del voto (la DC contro tutti gli alleati, gli odiati socialisti e anche i laici se non avessero baciato la mano ) per giocare la scommessa di un successo elettorale. Sull’onda del successo riconquistare la corona di padre padrone della DC e della scena politica italiana. In sostanza, il medesimo copione dello sciagurato scioglimento delle Camere ottenuto dallo stesso De Mita nel 1987 anche allora raggirando il PCI.
In questo disegno, ovviamente, l’interesse del paese vien messo da parte. Perciò i liberali hanno subito proposto un mandato esplorativo che tagliasse la strada a queste manovre tipiche del clan avellinese e ricercasse le radici vere della crisi come premessa di un governo capace di governare riformando davvero. Del resto in varie sedi , anche in quelle istituzionali, si è sottolineato che l’area liberaldemocratica comprende molte personalità capaci di formare un governo del genere, equilibrato , realista , fattivo.
Queste proposte sono venute molti giorni prima dei suggerimenti di Craxi a Matera. Come dice Forlani , il nome di Spadolini era nell’aria. E il Presidente della Repubblica lo ha colto tempestivamente . Pensando all’interesse del paese. Anche a costo di deludere i patiti del clan avellinese.

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