Sulla risoluzione del Comune di Bagno a Ripoli circa la PA e la mobilità del personale

Discorso relativo ad interrogazione presentata dallo stesso Consigliere Regionale Raffaello Morelli su questioni sollevate dal Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli alla quale ha risposto l’Assessore Alessandro Federigi

Mi  sembra  che  la  risposta  dell’assessore  contenga  diversi  dati,  ma  non  affronti il  problema centrale della mia richiesta e cioè non affronti  il criterio  generale  del  rendimento  della   pubblica  amministrazione  e  del  personale  anche  nella  nostra  sede.  Credo  che  l’assessore  si  sia   preoccupato  molto  di  opporsi  alla  tesi  che  non  si
debba  parlare  male  di  Garibaldi. 

 (Intervento in aula)

Stavo concludendo per dire che in questa logi­ca la preoccupazione è quella di dire che non si entra nel merito dei giudizi sulla situazione reale, ma certamente a livello regionale siamo migliori degli altri, dello Stato, dei Ministeri e dei Comuni. Ritengo che quest’ottica, al di là di dati positivi o meno, non sia giusta, perché per fare degli esempi semplicissimi e poi andare a chiudere su problemi generali, basta pensare a una cosa di cui si parla­va stamani nel corso dell’elaborazione di una mo­zione, basta pensare al caso dei concorsi nelle al­te fasce del personale regionale per quanto attiene soprattutto a impieghi tecnici che sono largamen­te scoperti e nei quali i concorsi non sono fatti perché invece c’è una tendenza sindacale a atten­dere gli anni in modo che questi posti vengano coperti per anzianità anziché attraverso bandi di concorso esterni e assunzioni dall’esterno. Questo è un dato reale.

È un dato reale anche quello rela­tivo a certi settori come quello relativo all’inqui­namento che comporta dei fattori negativi gravis­simi, e non mi risulta che la Regione assumendo una logica diversa, quale quella di Bagno a Ripo­li, dovrebbe arrivare a concludere entro pochi mesi di fare questi concorsi, cosa che comunque spero che saranno fatti.

In realtà l’assessore non si è preoccupato ab­bastanza di mettere il dito sulla piaga, cioé fare una sorta di autoesame non come assessore, ma come complesso dell’attività e amministrativa e del personale, ritenendo che questo potesse essere un dato che incentivasse gli attacchi indiscrimina­ti alla pubblica amministrazione. Sono convinto del contrario, che cioé è proprio questo atteggiamento di non voler parlar male di Garibaldi che mette le amministrazioni in condi­zioni di difficoltà e tende a far dimenticare che i problemi esistono dovunque. E comunque, anche se nella Regione Toscana dovesse esistere in mi­sura minore che al Ministero o in un Comune, ciò non toglie che i problemi della Regione siano già abbastanza larghi. Ne citavo uno prima, i posti non coperti nelle alte fasce, in incarichi im­portanti, e che non si vogliono coprire per con­corso per soggiacere a un certo tipo di rapporto con i sindacati, e si può parlare di certe difficoltà operative che sono sugli occhi di tutti, perché il caso di Bagno a Ripoli credo non sia un caso iso­lato e sperso nelle nebbie ma è la realtà quotidia­na per molti di noi.

Ci sono le difficoltà della mo­bilità, rispetto alle quali l’assessore ci dice: stiamo operando. Sì, stiamo operando con difficoltà ve­ramente enormi. Noi crediamo che tutto questo possa essere su­perato se si comincia anche a parlar male di Ga­ribaldi, impietosamente, perché in democrazia si deve parlare di tutto quanto se ne ravvisa la ne­cessità, e penso che in questo settore la necessità si ravvisi largamente.

In ultimo voglio sottolineare un fatto. Che ci siano gravi ritardi sulla riforma delle autonomie è incontestabile, che ci siano dei gravi ritardi nella contrattazione del pubblico impiego anche questo è un fatto incontestabile. Ma che tutto questo vo­glia dire mettere fra parentesi l’idea e il ricordarsi del fatto che gira e rigira soprattutto la pubblica amministrazione nel suo complesso, amministra­tori, dirigenti e personale, sono chiamati ancor più in prima linea a cercar di risolvere tutta una serie di problemi, che non sono certo facilitati dall’esistenza della mancata riforma delle autono­mie, dalle difficoltà della contrattazione del pub­blico impiego, dal fatto che si scopre finalmente la professionalità che è stata ingiustamente com­pressa e appiattita. Tutte queste cose non tolgono che la pubblica amministrazione nel suo comples­so debba sforzarsi di agire sempre al meglio e non trovare motivazioni per dire che in fin dei conti, se non fa benissimo, ci può essere una scu­sante, perché il problema di fondo è arrivare ad avere la massima efficienza e la massima profes­sionalità. Viceversa, partendo dal punto di vista di difendere le cose come vanno, difendere gli sforzi che si sono fatti e che pure si sono fatti in realtà, non ci sembra oggettivamente giusto al fine di superare questi problemi.

Tutto ciò non significa assolutamente che non si lavori o che non ci sia professionalità, vuol dire solamente che di fronte ai compiti crescenti e sempre più importanti dell’Ente pubblico, quanto facciamo non è abbastanza e bisogna dirlo aper­tamente, denunciando tutte quelle sacche di pa­rassitismo, quegli atteggiamenti anche clientelari, diffusissimi, perché non c’è nessuno che possa  chiamarsi  totalmente  fuori.  La  mia  impressione  è  che se ci si mette invece nell’ottica di ritenere di essere noi un’isola felice, di fatto non lo saremmo,  lo  saremmo  sempre  di  meno,  e  contribuire  caso  mai  ad  esserlo  alla  fine  quasi  per  nulla.

Per  cui  complessivamente  si  può  prendere  atto  delle buone intenzioni enunciate dall’assessore, ma crediamo che a queste buone intenzioni debba essere  aggiunta  l’intenzione  quadro  che  è  quella di  riesaminare,  senza  aver  paura  di  parlar  male  di  Garibaldi,  tutti  i  problemi  che  sono  e  degli  amministratori  e  del  personale,  perché  in  ciò  consiste  la  necessità  preliminare  ad  un’azione  che  sappia  incidere  e  concludere  in  questo  settore. E’  per questo  che  noi  abbiamo  sollevato  in  aula il  problema  di  Bagno  a  Ripoli,  perché  ci  sembrava  un  modo  non  illusorio,  non  mitico  e  non  pregiudizialmente di parte, per affrontare questo problema che diviene sempre più centrale per lo sviluppo della nostra democrazia.

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